LIBRI DI CINEMA - “John Ford – Un pensiero per immagini”


Il libro rappresenta un felice esempio di narrazione che profila un John Ford inedito attraverso il dialogo tra la forza delle sue immagini e la potenza inventiva di alcuni filosofi del Novecento. Quindi il saggio è piuttosto, come diceva Gilles Deleuze, un “relais” che supera la schizofrenia occidentale che astrattamente divide arte, politica, scienza e poesia, e ha l'ambizione di promuovere un'alleanza attiva ed interna fra cinema e filosofia. Ed. Unicopli

John Ford – Un pensiero per immaginiJohn Ford – Un pensiero per immagini
Toni d'Angela
Edizioni Unicopli
p. 250 – Euro 15


 
Su John Ford, forse il più grande regista cinematografico in assoluto, è stato scritto molto e spesso male. Questo libro in questione rappresenta invece un felice esempio di narrazione che profila un John Ford inedito attraverso il dialogo tra la forza delle sue immagini e la potenza inventiva di alcuni filosofi del Novecento: Benjamin, Lévinas, Blanchot, Adorno, Deleuze, Badiou. È quindi un'esplorazione del campo immaginifico del regista che va oltre i confini dell'estetica e della critica cinematografica e si annoda su alcuni motivi che formano la tessitura della sua opera: l'incontro con l'altro e la genesi della soggettività, la critica della rappresentazione che svuota di immediatezza la realtà, la comunità, la questione della storia e della guerra. Uno studio sintomatologico che pur non misurando il cinema di Ford con parametri esterni al discorso cinematografico, lo coglie in quanto risposta ad una determinata situazione culturale e storica. Scritto dal trentacinquenne Toni d'Angela, insegnante e critico cinematografico, nonché autore di vari saggi soprattutto sul rapporto tra cinema e filosofia e sul western e direttore del trimestrale cinematografico multilingue on-line “La furia umana”, il libro non vuole essere né una biografia critica, né un'analitica testuale e filologica. L'obiettivo di questo studio, lungi dallo storicismo e dal formalismo, è voler dimostrare come l'opera di qualsiasi artista, ed anche quella di John Ford, è sempre condizionata storicamente, ha cioè un habitat culturale, ideologico, linguistico, ha una sua localizzazione condizionante e che, al tempo stesso, quest'opera a sua volta risponde ad una determinata situazione concreta. Maurice Merleau-Ponty scriveva che si progredisce solo obliquamente, questa è la legge della cultura: ogni idea nuova diviene, dopo colui che l'ha istituita, qualcosa di diverso da ciò che era in lui. Questo saggio è piuttosto, come diceva Gilles Deleuze, un “relais” che supera la schizofrenia occidentale che astrattamente divide arte, politica, scienza e poesia, e ha l'ambizione di promuovere un'alleanza attiva ed interna fra cinema e filosofia.
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