LIBRI DI CINEMA – “Psyco & Psycho”
Hitchcock uscì dal campo a lui più familiare per sovvertire i canoni della rappresentazione, giocò col voyeurismo del pubblico senza l’intermediazione dei personaggi del racconto e ricorse alla più eclatante e sconvolgente delle sorprese diegetiche; dalla “doccia” di Psyco la storia moderna del cinema riparte ogni volta per elaborare visioni di paura e terrore, in una serie infinita di rivisitazioni che il volume sapientemente ripercorre. Ed. Le Mani

Psyco & Psycho. Genesi, analisi e filiazioni del thriller più famoso della storia del cinema
di Massimo Zanichelli
Le Mani editore
Settembre 2010
pp. 182 – € 15
“Intraducibile per lo schermo”, così i dirigenti della Paramount bollarono il romanzo di Robert Bloch di cui Alfred Hitchcock aveva comprato i diritti nella primavera del 1959: perché mai, dopo il recente insuccesso de La donna che visse due volte, il regista inglese doveva incaponirsi su quella astrusa storia di un proprietario di motel che accoltella le persone travestendosi come sua madre? Il film destinato a diventare il più grande successo di Hitchcock nasce da una scommessa produttiva, da un progetto indipendente studiato per abbattere i costi (la spesa finale fu di 800.000 dollari) e portato a termine in poche settimane di riprese. Se la prima parte del saggio di Massimo Zanichelli (dedicata all’analisi a tutto campo di Psyco) si apre sul giudizio di “infilmabilità” del progetto hitchcockiano, la stessa si chiude, significativamente, su quello di segno opposto, che vede in Psyco la quintessenza della macchina-cinema, qualcosa in grado di creare un’emozione di massa non attraverso il soggetto, il messaggio o l’interpretazione degli attori, ma tramite il film puro, dove è lo spettatore l’oggetto principale del racconto cui è dedicato ogni dettaglio e il relativo, pianificato effetto, dalle linee spezzate dei titoli di testa fino all’ultimo sguardo di Norman Bates.
È proprio su un’idea di cinema come forma di “manipolazione” dello spettatore – che in Psyco raggiunse la sua forma più perfetta e rivoluzionaria – che si concentra in particolar modo l’analisi dell’autore: Hitchcock uscì dal campo a lui più familiare per sovvertire i canoni della rappresentazione, giocò col voyeurismo del pubblico senza l’intermediazione dei personaggi del racconto (come era avvenuto sino a La finestra sul cortile) e ricorse, lui che aveva sempre teorizzato l’importanza della suspense, alla più eclatante e sconvolgente delle sorprese diegetiche; dalla “doccia” di Psyco la storia moderna del cinema riparte ogni volta per elaborare visioni di paura e terrore, “affermando implicitamente che dopo la perfezione di questa sequenza rimane solo lo spazio per la replica e la variazione sul tema”. Un’asserzione, quest’ultima, che rende il senso di tutta la riflessione successiva dell’autore, dedicata alle principali filiazioni di Psyco. Dopo una panoramica su alcune delle infinite imitazioni, citazioni e parodie (da Homicidal di William Castle ad Alta tensione di Mel Brooks fino a I Simpson), la seconda parte del volume ripercorre (con l’ausilio di un notevole apparato iconografico) i tre successivi e dimenticabili capitoli della storia di Norman Bates, i due sequel Psycho II e Psycho III e il prequel Psycho IV, per poi concentrarsi sull’autore che più di ogni altro ha subito l’influenza del cinema di Hitchcock e ne ha restituito la lezione nella sua interezza: Brian De Palma. Zanichelli ripercorre la filmografia del regista de Il fantasma del palcoscenico alla luce delle mille contaminazioni derivate dalla matrice del maestro, dal voyeurismo al tema del doppio, dalla dialettica oggettiva/soggettiva alla predilezione per il piano-sequenza, cogliendo nella sua “poetica postmoderna della mise en abîme, che annulla il naturalismo della rappresentazione”, l’enfatizzazione estrema dello sprezzo hitchcockiano per la verosimiglianza. L’ultimo capitolo è infine dedicato allo “strano caso” rappresentato dal remake di Gus Van Sant, quello Psycho sospeso tra riproduzione fedele e operazione personale e sperimentale che traduce il proprio assunto teorico – fare cinema con il cinema – in un magnifico esercizio di stile.
Indice:
Introduzione
Anatomia di una capolavoro
Genesi di Psyco. Una svolta nella carriera di Hitchcock
Analisi di Psyco
Dopo Psyco: derivati e filiazioni
“Tutti sotto la doccia”: Psyco nell’immaginario filmico da Homicidal ai Simpson
Due sequel e un prequel: la deriva di Psycho II, III, e IV
Psyco e dintorni: citazioni, riletture e contaminazioni hitchcockiane nel cinema di Brian De Palma
La grandezza di un remake impossibile: il “caso” Gus Van Sant tra riproduzione e interpretazione
Filmografia
Bibliografia
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