LIBRI DI CINEMA - "John Woo - La violenza come redenzione"
Profonda analisi psicologica, ancor prima che cinematografica, di uno dei registi che maggiormente ha permesso al cinema made in Honk Kong di affacciarsi al di là dei confini della Muraglia cinese. L’approccio alla materia trattata, insomma, è sicuramente interessante. Non solo uno studio critico oggettivo e teorico sulla filmografia, ma uno sguardo appassionato sulla vita e le opere del cineasta. Ed. Le Mani
Marco Bertolino - Ettore Ridola
Le Mani
Luglio 2010
pp. 160 - euro 14,00
Profonda analisi psicologica, ancor prima che cinematografica, di uno dei registi che maggiormente ha permesso al cinema made in Honk Kong di affacciarsi al di là dei confini della Muraglia cinese. Il conflitto artistico fra un cineasta moralmente e concettualmente libero da schemi e le case di produzioni, che spesso ne hanno limitato il processo creativo e guidato forzatamente le scelte. Lo scontro con la Mecca del cinema (Hollywood) e il ritorno alle origini, soprattutto però al successo dei primi lavori.
L’opera del duo Bertolino-Ridola sembra strutturata come una matrioska. Ed è una narrazione affatto distaccata ma, anzi, spesso sentita, accorata. Quasi John Woo fosse il perpetratore di un concetto di etica che il mondo e, più di tutti, il cinema hanno messo da parte. E il lettore si trova spinto empaticamente dalla sua parte.
Si scarta l’involucro e lo si sviscera, pian piano, fino a toccare ogni aspetto della carriera e dei film del cineasta di Gaungdong, al secolo Ng Tu Sam (in mandarino Wu Yu-sen, in arte John Woo). La parte biografica (la travagliata fanciullezza, a causa del quadro familiare complicato e alla situazione socio-politica della Cina, i problemi con l’alcol da cui esce a fatica) aiuta il lettore ad entrare in sintonia con l’uomo, ancor prima che con l’artista; come a fornire la mappa di una strada che, con meticolosità, verrà percorsa ed esplorata nei contenuti del libro. Le principali fonti di ispirazione, i mentori, i modelli a cui si è ispirato. Lo scontro con la commedia, il mélo e l’amore per il musical, cui deve molto, soprattutto in riferimento alle numerosissime scene di sparatorie, dove ha saputo dare come pochi armonia e grazie ai movimenti dei personaggi. L’amore sconfinato per il wixia pian, di cui condivide gli stessi valori umani, e la ritrosia nei confronti del dilagante utilizzo degli effetti speciali. La parentesi televisiva e persino il tuffo nello stagno dei videogiochi, nel 2007, con Stranglehold. Il rapporto con gli attori, la trasformazione in divo del suo feticcio Chow Yun-Fat.
Ogni sua opera filmica è analizzata sotto tre diversi aspetti. In primis, cosa lo ha portato, artisticamente, ad accettare e lavorare su un determinato soggetto e qual è stato l’approccio allo stesso. Poi, l’accento è sicuramente marcato sull’accurata disamina psicologica e sociologica di ogni protagonista delle sue pellicole. E le tematiche ricorrenti; su tutte (come suggerisce il titolo) quella della violenza ma anche l’amicizia e la lealtà. Quei valori etici che hanno avuto così importanza nella sua produzione cinese e che, troppo spesso, è stato costretto a mettere da parte durante il periodo hollywoodiano. Infine, nell’ultima parte, la descrizione ancor più approfondita di ogni singolo lungometraggio. Una piccola sinossi, seguita dall’analisi di precise sequenze, sottolineandone difetti e punti di forza.
Sicuramente molto intrigante l’idea di proporre due interviste. Una, datata 1992, prima dell’avventura in terra americana. La seconda, post Hollywood, rilasciata nel 2010, dopo il rientro in patria. Il confronto fra il prima e il dopo. Più o meno verso la metà, una splendida galleria fotografica, con scatti tratti dai suoi film più importanti.
L’approccio alla materia trattata, insomma, è sicuramente interessante. Non solo uno studio critico oggettivo e teorico sulla filmografia; e, forse, proprio questo potrebbe essere considerato, da alcuni, un punto debole dell’opera. Da chi, in soldoni, ha come unico scopo lo studio del lavoro del regista. È voluta la faziosità che trapela nelle parole dei due profondi conoscitori e appassionati cultori di Woo. Ma, altresì, proprio questa passione può essere considerata un pregio del volume, perché priva la forma quasi interamente di un gergo strettamente accademico, permettendo al semplice curioso interessato di approcciarsi senza difficoltà alla lettura. A patto, ovviamente, di conoscere profondamente i film in argomento. Molto scorrevole, anche se, in alcuni punti, un po’ ripetitivo. Comunque un ottimo prodotto.
L’opera del duo Bertolino-Ridola sembra strutturata come una matrioska. Ed è una narrazione affatto distaccata ma, anzi, spesso sentita, accorata. Quasi John Woo fosse il perpetratore di un concetto di etica che il mondo e, più di tutti, il cinema hanno messo da parte. E il lettore si trova spinto empaticamente dalla sua parte.
Si scarta l’involucro e lo si sviscera, pian piano, fino a toccare ogni aspetto della carriera e dei film del cineasta di Gaungdong, al secolo Ng Tu Sam (in mandarino Wu Yu-sen, in arte John Woo). La parte biografica (la travagliata fanciullezza, a causa del quadro familiare complicato e alla situazione socio-politica della Cina, i problemi con l’alcol da cui esce a fatica) aiuta il lettore ad entrare in sintonia con l’uomo, ancor prima che con l’artista; come a fornire la mappa di una strada che, con meticolosità, verrà percorsa ed esplorata nei contenuti del libro. Le principali fonti di ispirazione, i mentori, i modelli a cui si è ispirato. Lo scontro con la commedia, il mélo e l’amore per il musical, cui deve molto, soprattutto in riferimento alle numerosissime scene di sparatorie, dove ha saputo dare come pochi armonia e grazie ai movimenti dei personaggi. L’amore sconfinato per il wixia pian, di cui condivide gli stessi valori umani, e la ritrosia nei confronti del dilagante utilizzo degli effetti speciali. La parentesi televisiva e persino il tuffo nello stagno dei videogiochi, nel 2007, con Stranglehold. Il rapporto con gli attori, la trasformazione in divo del suo feticcio Chow Yun-Fat.
Ogni sua opera filmica è analizzata sotto tre diversi aspetti. In primis, cosa lo ha portato, artisticamente, ad accettare e lavorare su un determinato soggetto e qual è stato l’approccio allo stesso. Poi, l’accento è sicuramente marcato sull’accurata disamina psicologica e sociologica di ogni protagonista delle sue pellicole. E le tematiche ricorrenti; su tutte (come suggerisce il titolo) quella della violenza ma anche l’amicizia e la lealtà. Quei valori etici che hanno avuto così importanza nella sua produzione cinese e che, troppo spesso, è stato costretto a mettere da parte durante il periodo hollywoodiano. Infine, nell’ultima parte, la descrizione ancor più approfondita di ogni singolo lungometraggio. Una piccola sinossi, seguita dall’analisi di precise sequenze, sottolineandone difetti e punti di forza.
Sicuramente molto intrigante l’idea di proporre due interviste. Una, datata 1992, prima dell’avventura in terra americana. La seconda, post Hollywood, rilasciata nel 2010, dopo il rientro in patria. Il confronto fra il prima e il dopo. Più o meno verso la metà, una splendida galleria fotografica, con scatti tratti dai suoi film più importanti.
L’approccio alla materia trattata, insomma, è sicuramente interessante. Non solo uno studio critico oggettivo e teorico sulla filmografia; e, forse, proprio questo potrebbe essere considerato, da alcuni, un punto debole dell’opera. Da chi, in soldoni, ha come unico scopo lo studio del lavoro del regista. È voluta la faziosità che trapela nelle parole dei due profondi conoscitori e appassionati cultori di Woo. Ma, altresì, proprio questa passione può essere considerata un pregio del volume, perché priva la forma quasi interamente di un gergo strettamente accademico, permettendo al semplice curioso interessato di approcciarsi senza difficoltà alla lettura. A patto, ovviamente, di conoscere profondamente i film in argomento. Molto scorrevole, anche se, in alcuni punti, un po’ ripetitivo. Comunque un ottimo prodotto.
Indice
Nota generale - pag. 7
Biografia - pag. 9
Prima di Hollywood. Intervista luglio 1992 - pag. 19
Made in Honk Kong - pag. 22
Da The Youngs Dragons a Red Cliff - pag. 88
Dopo Hollywood. Intervista giugno 2010 - pag. 147
Filmografia - pag. 151
Cerca nel sito

- steven spielberg
- robert de niro
- leonardo di caprio
- matt damon
- trailer
- animazione
- torino 29
- 3D
- david fincher
- film tratti da libri
- cinema indipendente
- cinema italiano
- documentario
- Isabelle Huppert
- george clooney
- brad pitt
- nanni moretti
- venezia 68
- Kate Winslet
- jessica chastain
- cannes 64
- cinema spagnolo
- Jafar Panahi
- Festival di Roma
- Sean Penn
- serie tv
- marion cotillard
- Corso Salani
- DVD
- joaquin phoenix
- cinema orientale
- venezia 67
- hbo
- michael fassbender
- cinema UK
- Martin Scorsese
- horror
- david cronenberg
- james franco
- cinema americano
- torino film festival 28
- cannes 2011
- clint eastwood
- woody allen
- cinema giapponese
- Johnny Depp
- ben affleck
- Cannes 65
- oscar
- cinema francese
News
- CANNES 65 - No, di Pablo Larrain è della Sony
- Il film, presentato alla Quinzaine, acquistato dal distributore americano
- Debra Granik dirige una nuova serie per HBO
- American High Life, dramma familiare semiautobiografico
- CANNES 65 - L'ANICA e l'accesso al credito
- Domani, Tavola Rotonda “Accesso al credito – Strumenti di sostegno alle imprese audiovisive europee"
- CANNES 65 - Post Tenebras Lux anche in Italia
- Il film di Reygadas distribuito da Archibald Film
- CANNES 65 - Audiard in sala è già un successo
- Nel primo week-end in Francia, De rouille et d'os ha già battuto il record d'incassi
- CANNES 65 - Dominik insidia Haneke
- La stampa internazionale promuove KIlling Them Softly
- Blade Runner 2 al via
- Ridley Scott conferma il sequel del suo capolavoro fantascientifico
- Greg Mottola adatta il Pulitzer Jeffrey Eugenides
- Un film dal suo ultimo romanzo La trama del matrimonio
- Tahar Rahim e Marion Cotillard per Asghar Farhadi
- Il regista di Una separazione, Orso d'oro a Berlino 2012
- CANNES 65 - Commozione per la Bonnaire
- Charles Tesson emozionato per J'enrage de mon absence
- CANNES 65: Tutti pazzi per Ken Loach
- Applausi a ritmo sui titoli di testa
- CANNES 65 - Viaggio in Italia restaurato
- Il film di Roberto Rossellini al festival in una versione nuova
- CANNES 65 - Ovazione in Un Certain Regard
- il film di Benoit Delépine e Gustave Kervern accolto da un tripudio
- CANNES 65 - John Hillcoat annuncia un nuovo progetto
- Triple Nine, poliziesco con Shia LaBeouf
- "Men in Black 3 3D" su "Film Tv"
- Cannes, Max von Sydow, Erland Josephson e La guerra e' dichiarata
- "Future? Next Exit" alla Scuola Sentieri Selvaggi
- venerdì 25 maggio, per scoprire quale cinema sia possibile oggi
- Isabelle Huppert nel remake di Suspiria
- Diretta da David Gordon Green
- Duncan Jones racconta la vita di Ian Fleming
- Un biopic sul creatore di James Bond
- CANNES 65 - Rupert Everett presidente del Queer Palm?
- Possibile successione l'anno prossimo in giuria
- Nuovo thriller per Atom Egoyan
- Colin Firth e R. Witherspoon nel cast
- "La bellezza" di Sorrentino
- Annunciato il nuovo film, Servillo protagonista
- La Sacher su Twitter
- Aperto un canale su progetti e notizie
- Le vie del cinema da Cannes a Roma
- Dall'8 al 14 giugno nei cinema Eden, Adriano e Giulio Cesare
- Addio a Robin Gibb
- Se ne va un altro pezzo dei Bee Gees
- Concorso Uno spot per Sentieri Selvaggi
- per tutti gli ex allievi della scuola di cinema








