LIBRI DI CINEMA - Joyce e il cinema delle origini: Circe

 Un saggio sulle tracce cinematografiche ravvisabili tra le mirabolanti righe dell'Ulisse di Joyce. Una carrellata all'interno del fantastico mondo joyciano visto attraverso l'obbiettivo cinematografico. Marco Camerani fornisce una esaustiva e innovativa lettura dell'episodio di Circe contenuto nell'Ulisse, in un'opera per gli “addetti ai lavori”. Edizioni Cadmo

 

 


Joyce e il cinema delle origini: Circe
Marco Camerani
Edizioni Cadmo
p. 86 - € 8,00
  
 
Partendo dalla delineazione del quadro storico ed esistenziale che ha fatto da cornice all'incontro tra lo scrittore irlandese e la cinematografia, che proprio negli stessi anni di inizio secolo muoveva i primi passi, Marco Camerani coinvolge il lettore/spettatore in un vero e proprio viaggio attraverso le mirabolanti e affascinanti terre del capolavoro joyciano.
L'approfondita analisi si concentra, in particolare, sull'episodio di Circe contenuto nell'immensa opera dell'Ulisse, ponendo continui e chiarificatori parallelismi tra i vari momenti affrescati nell'opera e alcune scene tipiche della cinematografia-attrazione di Meliès o sketch tipici di personaggi come Andrè Deed (Cretinetti) o Leopoldo Fregoli.
Le similitudini si fanno puntuali attraverso svariati esempi su tutti gli elementi che accomunano il testo di Joyce e i film di Meliès. Si comincia, quindi, con le apparizioni/sparizioni improvvise legate ad una frammentazione dell'azione che ricorda molto da vicino ciò che avviene in alcuni film del regista francese (come Diable noir, 1905). In Circe ciò avviene in più punti, come ad esempio nel bordello di Bella Coen (p. 746), dove Stephen chiede una sigaretta a Lynch che la lancia sul tavolo, ma questa appare direttamente, saltando il passaggio intermedio. Questo fenomeno viene definito découpage della visione, come se di un'azione fossero stati presi solo il fotogramma iniziale e quello finale, affidandone lo svolgimento reale all'immaginazione del lettore/spettatore.
Altro parallelismo tra le opere dei due autori sono gli ingrandimenti e rimpicciolimenti. Per Meliès vengono citati da Camerani svariati esempi, come Il miracolo della Madonna (Le Diable géant, 1901) dove il diavolo, apparso all'improvviso, cresce di dimensioni fino all'apparizione della Madonna che, tramite una bacchetta, lo ridimensiona fino a farlo scomparire. Nell'opera di Joyce, Stuart Gilbert fa riferimento all'accolita di nani che segue Stephen come parametro per la descrizione del rimpicciolimento di Simon Dedalus.
Come ci spiega Camerani, le simmetrie sono innumerevoli. Si va dalle “teste che vivono di vita propria”, presenti nella cinemagia di Mélies sin dai suoi esordi, come in Les Décapité récalcitrant,(1891), alle metamosfosi facciali e all'antropomorfizzazione del viso con l'episodio del saponsole joyciano (p. 606).
Il fenomeno dell'animazione degli oggetti, frequente nel passo di Circe, affonda, invece, le sue radici oltre che nel cinema di Mélies anche e soprattutto in quei primi elementari disegni animati ideati da Emile Cohl con il suo Fantasmagorie del 1908, e in quelli maggiormente elaborati di McCay (Gertie the Dinosaur, 1909).
Le caratteristiche dell'opera letteraria vengono analizzate a fondo da Camerani tenendo ben presente non solo il fervente periodo storico ma anche quello esistenziale di Joyce, dimostrando come la sua scrittura abbia frequentemente preso spunto dalle vicende personali. I cambi di costume, ad esempio, vengono spiegati in riferimento, oltre ai contemporanei spettacoli di trasformismo di Leopoldo Fregoli, ai film che andavano nelle sale della città di Pola, in Croazia, dove lo scrittore si era trasferito tra il 1904 e il 1905 con la famiglia in cerca di lavoro (Alì Babà e i 40 ladri e La lampada magica di Aladino). Sempre imputabili allo stesso periodo sono le scene di fuga o quelle in cui sfilano una grande quantità di personaggi, scene i cui riferimenti possono essere considerati film annoverati con dovizia come A Grand Procession of Elephants oppure Military Review of the English Troops in India e Berlin (1909).
Camerani spiega, inoltre, come l'episodio di Circe è legato anche ad altri fenomeni della scena spettacolare internazionale, come i kolossal del cinema italiano di inizio secolo, con i suoi scenari grandiosi e i film feticisti e voyeuristi a “buco di serratura” che si possono, a ragione, considerare come gli antesignani della pornografia.

Infine, la disamina degli elementi cinematografici e delle radici spettacolaristiche all'interno del testo joyciano, arriva ad affermare la familiarità tra il frammento dell'Ulisse in esame e il saggio di Ejzenstejn Montaggio delle attrazioni cinematografiche, in merito alla presenza in Circe di elementi caratteristici del circo, delle fiere e del music-hall, basilari per ottenere quello che per il regista sovietico è il fine ultimo di un film, il maggiore impatto sullo spettatore.
L'opera di Camerani, dunque, risulta molto approfondita e piena di spunti di riflessione tra letteratura, cinema e teatro.
 
 
 
 
Indice
 
Introduzione
Il cinema delle origini: Circe e la cinematografia-attrazione
La cinematografia-attrazione e Circe. Parte Prima
La cinematografia-attrazione e Circe. Parte Seconda
Circe, il cinema delle origini e Ejzenstejn
 

 

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