LIBRI DI CINEMA – Italoamericani tra Hollywood e Cinecittà
Con la divertente metafora delle olive trapiantate su un albero di mele, Flaminio Di Biagi racconta, con un’impostazione storica, a tratti sociologica e solo marginalmente analitica, la migrazione di popoli e usi mediterranei (gli italiani, appunto) nel contesto hollywoodiano, newyorkese, americano, anglosassone. Edito da Le Mani
ITALOAMERICANI tra Hollywood e CinecittàFlaminio Di Biagi
Ed. Le Mani
settembre 2010
p. 175 – Euro 15
Forse non tutti sanno che alla sua prima intervista Frank Capra fu definito dai giornalisti olive-skinned, cioè “dalla pelle olivastra”. È questo solo uno dei tanti esempi e nomi elencati che Flaminio Di Biagi usa per raccontare in metafora (una metafora, come precisa Fred Gardaphé nella prefazione al libro, presa in prestito dal romanzo Olive sull’albero di mele di Guido D’Agostino) l’incontro tra le “mele” e le “olive”, per raccontare fuor di metafora la migrazione di popoli e usi mediterranei (gli italiani, appunto) nel contesto hollywoodiano, newyorkese, americano, anglosassone.
Superate con una certa fatica le prime pagine del libro, fatte più che altro dell’elenco degli italiani americani del cinema e non (viene citata persino Paris Hilton!), la lettura si fa subito meno dispersiva, un po’ più approfondita e coinvolgente, indirizzata com’è nella rigorosa e ordinata suddivisione dei capitoli. Il libro è infatti suddiviso in due parti, una prima dedicata allo studio dei film americani che hanno trattato il fenomeno migratorio degli italiani sbarcati in America e una seconda dedicata questa volta allo studio di come gli italiani nei loro film (in quei film, cioè, prodotti e girati in Italia) hanno trattato i connazionali espatriati in America o gli americani di origini italiane; entrambe le parti, inoltre, seguono una scansione temporale completa (almeno parlando cinematograficamente. Precisa infatti l’aurore: «Quando il cinema muove i primi passi sono già decenni che si va in America, e ci troviamo in realtà a metà della grande ondata migratoria»), dai primi anni del cinema muto fino ai giorni nostri. L’impostazione del testo è quindi più che altro storica, a tratti sociologica, e solo marginalmente analitica, più attenta all’aneddoto piuttosto che all’approfondimento filmico.
L’obiettivo di Di Biagi, prima che storico o sociologico o come dir si voglia, è morale (a tratti a rischio del politically correct) e molto molto impegnativo: la chiave per sfidare gli stereotipi sugli italo-americani proposti dai media, «per cambiare - citiamo ancora Gardaphé - il modo in cui gli italo-americani vengono visti sullo schermo è cambiare il modo in cui gli spettatori interpretano le loro esperienze visive». È così che Di Biagi ritrova la divertente metafora delle mele e delle olive e approda come conclusione alle cosiddette “melive”: «L’innesto in botanica è da sempre una realtà concreta e legittima, che produce frutti con caratteristiche dissimili, nuove ma non lontane da entrambi gli originali».
Indice
Primo contatto
Prefazione di Fred Gardaphé p.7
Olive tra le mele.
Gli italo-americani sugli schermi di Hollywood p.11
Gli italiani a Hollywood p.12
Il primo esempio p.16
Il cinema muto p.17
Anni Trenta e Quaranta p.24
La guerra p.29
Anni Quaranta e Cinquanta p.33
Anni Sessanta p.38
Anni Settanta p.40
Anni Ottanta e Novanta p.46
Ai giorni nostri p.54
Conclusioni p.63
Maschere e omissioni.
Gli italo-americani sugli schermi di Cinecittà p.70
Emigranti e americani p.71
Periodo muto p.75
Tra il muto e il sonoro, tra Napoli e New York p.83
Cinema fascista p.88
Neorealismo e anni Cinquanta p.93
Commedia all’italiana p.96
Gli autori p.102
Anni Sessanta. I film politici p.104
Gli anni Ottanta, i Novanta, gli ultimi anni p-110
Per una classificazione tipologica p.116
Giorni nostri. Conclusioni p.136
Bibliografia p.153
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