LIBRI DI CINEMA – Le novità di Aprile
Emir Kusturica, Peter Weir – Il Castoro, Toni Servillo. L'attore in più, David Lynch e il grande fratello, I due magnifici insolenti - Le parole irriverenti di François Truffaut e Sacha Guitry, Chris Marker o Del film-saggio, Sangue nudo. Il cinema terminale di Hisayasu Sato, Politica delle immagini. Su Jacques Rancière, Trame del fantastico. Riflessi e sogni nel cinema, Splendore e miseria del cinema. Sulle Histoire(s) di Jean-Luc Godard.
Dove sono in questa storiaEmir Kusturica
"Nel millenovecentosessantuno Jurij Gagarin volò nello spazio, e io andai a scuola." Inizia così il primo dei diciassette capitoli con i quali l'istrionico regista Emir Kusturica apre il proprio album di famiglia e racconta la sua storia. Senza risparmiare nessuno, né se stesso né gli altri. Ci sono voluti quindici anni per mettere insieme autobiografia, cronaca e storie degne dei suoi migliori film, e raccontare una vicenda autentica, emozionante, sorprendente e provocatoria, nella quale si riflette la storia della seconda metà del ventesimo secolo.
L'infanzia, la Sarajevo degli anni sessanta, Tito e Charlie Chaplin, l'amore per la futura moglie Maja e la scuola di cinema a Praga, Fellini, Ivo Andric´ e Dostoevskij, i primi lungometraggi – Ti ricordi di Dolly Bell? , Papà... è in viaggio d'affari e Il tempo dei gitani –, l'America, Johnny Depp e Arizona Dream, Underground e la guerra, la fine della Jugoslavia e quella di suo padre, la morte di Dio, quella dei rapporti con i vecchi amici e con Sarajevo, Miloševic´ e la malattia della madre.
Autobiografia di un artista geniale, Dove sono in questa storia è sì il "diario politico di un idiota", secondo le parole dello stesso autore, ma soprattutto il racconto sincero della sua storia personale, l'adattamento letterario del film della sua vita.
L'infanzia, la Sarajevo degli anni sessanta, Tito e Charlie Chaplin, l'amore per la futura moglie Maja e la scuola di cinema a Praga, Fellini, Ivo Andric´ e Dostoevskij, i primi lungometraggi – Ti ricordi di Dolly Bell? , Papà... è in viaggio d'affari e Il tempo dei gitani –, l'America, Johnny Depp e Arizona Dream, Underground e la guerra, la fine della Jugoslavia e quella di suo padre, la morte di Dio, quella dei rapporti con i vecchi amici e con Sarajevo, Miloševic´ e la malattia della madre.
Autobiografia di un artista geniale, Dove sono in questa storia è sì il "diario politico di un idiota", secondo le parole dello stesso autore, ma soprattutto il racconto sincero della sua storia personale, l'adattamento letterario del film della sua vita.
[Feltrinelli – pp. 352 € 19,50]
Peter Weir – Il Castoro

Alberto Morsiani
Dedicata al grande regista australiano, una nuova e importante monografia si aggiunge alla collana “Il Castoro Cinema”. Partendo da una condizione di lontananza anche geografica, Weir ha compiuto con i suoi film un’appassionante mappatura ed esplorazione del mondo, colto tra globalizzazione e diversità. Ha indagato l’opposizione irriducibile tra natura e civiltà, la relazione spesso conflittuale tra individuo e comunità, le nicchie di marginalità della società contemporanea, la spettacolarizzazione dei media. Tra i suoi film: Picnic ad Hanging Rock (1975); Witness - Il testimone (1985); L’attimo fuggente (1989); The Truman Show (1998); Master & Commander - Sfida ai confini del mare (2003); The Way Back (2010). Un attento e affascinante percorso attraverso l’intera opera di Peter Weir, con un’intervista inedita al regista in apertura del volume, 200 fotogrammi tratti dalle scene dei film, a sottolineare passaggi significativi dell’analisi di Alberto Morsiani, e una filmografia e una bibliografia complete.
[Il Castoro – pp. 200 € 14,90]
Toni Servillo. L'attore in più Enrico Magrelli (a cura di)
Se si dovesse eleggere un volto simbolo, in grado di condensare attraverso i suoi lineamenti il mood della cinematografia italiana attuale, il candidato ideale sarebbe certamente Toni Servillo.
Nessuno, meglio di lui, ha saputo mettere la propria statura attoriale a disposizione di film, autori e registri tanto diversi, delineando con altrettanta abilità e precisione una galleria di personaggi emblematici, tipici dei nostri anni, scolpiti con perizia ostinata e rigorosa osservanza del dettaglio. E con risultati interpretativi sempre suggestivi, quando non indimenticabili.
Un lavoro, il suo, che ha contribuito nei suoi esiti più alti a riportare il nostro cinema su un piano di prestigio e competitività decisamente internazionale.
[Besa Editrice – pp. 200]
David Lynch e il grande fratello

Alessandro Agostinelli
Cosa c'entra David Lynch con il Grande Fratello? È possibile che alcuni dispositivi narrativi leghino insieme un grande regista e alcuni real tv di successo? Con questo libro, lo storico del cinema e massmediologo Alessandro Agostinelli entra nel profondo dell'opera di David Lynch, attraverso l’analisi di alcuni suoi film più controversi: Strade Perdute, Una storia vera, Mulholland Drive. Il lavoro del regista americano viene analizzato alla luce delle turbative dello spettatore di fronte a certe narrazioni incongrue e all'uso destabilizzante delle immagini. Insieme alla originale presentazione del cinema di Lynch l’autore affronta anche uno degli argomenti più scottanti del mondo delle immagini: che cosa è vero e che cosa è falso quando guardiamo attraverso i mezzi di comunicazione di massa. Vivere, morire, amare, guardare, socializzare. Ogni nostra azione è spesso il risultato di modelli sociali preimposti dai media.
[Besa Editrice – pp. 64 € 12,00]
I due magnifici insolenti - Le parole irriverenti di François Truffaut e Sacha Guitry Claudio Nutrito
Un viaggio stimolante nella vasta antologia dei pensieri di François Truffaut e Sacha Guitry. Il libro rivela alcune sorprendenti affinità fra due artisti così diversi (Truffaut è un uomo di cinema, Guitry è soprattutto un uomo di teatro: autore, regista, attore), come diversi sono i periodi della loro attività artistica (dalla fine degli anni ’50 all’inizio degli ’80 per Truffaut, dai primi del novecento alla metà degli anni ’50 per Guitry).
Il punto che, nel libro, accomuna i due artisti è l’insolenza delle loro parole e di quelle dei personaggi delle loro opere. Un’insolenza che nasce da un’assoluta franchezza nell’esprimere idee inconsuete, in contrasto con le mentalità più diffuse. Un’insolenza non comune, praticabile solo dalle persone colte e di spirito: “Lo spirito è insolenza colta” ha detto Aristotele. Un’insolenza che può svelarci nuove verità o ricordarci, in modo provocatorio, vecchie verità dimenticate. Truffaut e Guitry: due provocatori? Sì: provocatori di riflessioni. Un libro rivolto —oltre che ai cinefili ed agli appassionati di teatro — a chi ama le idee non conformiste. Si tratta, inoltre, del primo libro in lingua italiana dedicato a Sacha Guitry: un’interessante e divertente opportunità per meglio conoscere l’universo di questo grande artista.
[Effepi Editore – pp. 148 € 12,00]
Chris Marker o Del film-saggio

Ivelise Perniola
Chris Marker, pseudonimo di Christian-François Bouche-Villeneuve (Neuilly-sur-Seine, 29 luglio 1921), è l’esponente di punta di un cinema estraneo a ogni moda e a ogni compromesso commerciale. Dall’esordio sul finire degli anni ’50 sino ai giorni nostri, ha sviluppato un linguaggio cinematografico in continuo rinnovamento, dal cine-romanzo a immagini fisse di La jetée (che ispirò l’Esercito delle 12 scimmie), al pamphlet di contro-informazione politica (Loin du Vietnam e Le fond de l’air est rouge), alla tecnologia digitale con il cd-rom Immemory. Nel tempo ha poi affinato l’arte del film-saggio: affascinante incrocio di riflessione filosofica, immagine documentaria, found footage, tecnologia digitale e materiale d’archivio. Il suo immaginario è formato da una memoria iperattiva alla continua ricerca di referenti simbolici e di assonanze spirituali, come quelle stabilite nel corso degli anni con Andrej Tarkovskij e Akira Kurosawa. Grande viaggiatore, o, per usare un termine a lui caro, instancabile globe-trotter, con i suoi film dedicati all’Africa, al Giappone, alla Siberia, ha offerto uno straordinario contributo di conoscenza. Si può insomma ragionevolmente affermare che Chris Marker è un autore la cui scoperta è in grado di modificare la chiave di lettura del cinema prodotto negli ultimi cinquant’anni. In occasione dell'approssimarsi dell'anniversario della sua nascita, torna in libreria questa nuova edizione rivista e aggiornata.
[Lindau Editore – pp. 282 € 24,00]
Sangue nudo. Il cinema terminale di Hisayasu SatoBeniamino Biondi
Hisayasu Sato è, al di là di ogni ragionevole dubbio, uno dei cineasti più radicali della scena contemporanea. Il meno risolto, il più malato. Sin dai suoi esordi negli anni ’80 ha esplorato le proprie visioni e ossessioni coniugando nella sua opera la sottocultura porno all’avanguardia. I suoi lavori (circa 50 film in meno di dieci anni) affrontano i temi del vuoto e dell’alienazione sociale attraverso la violenza e il fanatismo dei suoi antieroi. Un panorama delirante di maniaci stupratori che vivono in oscuri seminterrati o in cisterne vuote, di scolarette paranoiche separate dal mondo reale come uteri dal ventre, di burattini animati da un mondo virtuale di desideri distruttivi e fatale follia. In una cornice di estremo concettualismo, Hisayasu Sato descrive uno scenario terminale: feticismo, perversione, nevrosi, omosessualità, voyeurismo, suicidio. Ma il lavoro del cineasta giapponese pone soprattutto le questioni radicali del senso della riduzione letterale delle immagini e dei limiti della rappresentazione, annunciando in qualche modo la morte del cinema e la sua frenetica decomposizione attraverso un processo (spesso doloroso, talora contorto) di metaforizzazione per eccesso di realtà. Il senso del suo lavoro è affidato alle parole dello stesso Hisayasu Sato: “Voglio fare un film che faccia impazzire gli spettatori, che li spinga a commettere un omicidio.”
[L’Orecchio di Van Gogh – pp. 80 € 10,00]
[L’Orecchio di Van Gogh – pp. 80 € 10,00]
Politica delle immagini. Su Jacques Rancière

Roberto De Gaetano (a cura di)
Il volume è il primo in Italia dedicato a uno dei più importanti pensatori del panorama contemporaneo. Jacques Rancière, autore di opere tradotte in tutto il mondo, ha scritto volumi che sono già diventati un riferimento imprescindibile nel dibattito politico, estetico e cinematografico degli ultimi anni. Il volume attraversa tutte e tre le prospettive, coinvolgendo studiosi, giovani e meno giovani, di estetica, di filosofia politica e di cinema.
Il volume, aperto da un testo inedito di Rancière, “Politiche del cinema”, contiene contributi di Daniela Angelucci, Alain Badiou, Bruno Besana, Marcello W. Bruno, Fortunato M. Cacciatore, Dario Cecchi, Alessia Cervini, Valeria Costanza D’Agata, Roberto De Gaetano, Daniele Dottorini, Filippo Fimiani, Jean-Louis Leutrat, Paolo Godani, Clemens-Carl Härle, Andrea Inzerillo, Beatrice Magni, Antonella Moscati, Clio Nicastro, Jacques Rancière, Bruno Roberti, Davide Tarizzo, Salvatore Tedesco, Luca Venzi, Dork Zabunyan.
Il volume, aperto da un testo inedito di Rancière, “Politiche del cinema”, contiene contributi di Daniela Angelucci, Alain Badiou, Bruno Besana, Marcello W. Bruno, Fortunato M. Cacciatore, Dario Cecchi, Alessia Cervini, Valeria Costanza D’Agata, Roberto De Gaetano, Daniele Dottorini, Filippo Fimiani, Jean-Louis Leutrat, Paolo Godani, Clemens-Carl Härle, Andrea Inzerillo, Beatrice Magni, Antonella Moscati, Clio Nicastro, Jacques Rancière, Bruno Roberti, Davide Tarizzo, Salvatore Tedesco, Luca Venzi, Dork Zabunyan.
[Luigi Pellegrini Editore – pp. 536 € 30,00]
Trame del fantastico. Riflessi e sogni nel cinemaAlessandro Cappabianca
Trame d’ombra, specchi oscuri, intrecci misteriosi. La materia stessa del film, pellicola trasparente e diafana sulla quale si muovono figure d’ombra, induce a pensare che la vocazione privilegiata del cinema sia nel fantastico, come già riteneva Artaud. I fantasmi, silenziose o sonore apparizioni, ci vengono incontro dallo schermo, in bianco e nero o a colori, da Nosferatu a Shutter Island: materia dei corpi come materia di sogni, incubi e visioni, portatori di maschere, generatori privilegiati di archetipi.
Metafisico. Fantastico. Film noir. Horror. Termini usuali, ma inadeguati, per certi film. In realtà qui non siamo tanto di fronte a un’inadeguatezza terminologica, che si tratterebbe di superare inventando un termine più adatto, quanto alla generale insufficienza che l’ottica dei “generi” (un’ottica di comodo) dimostra nei confronti di ogni film che investa universi di senso sufficientemente complessi, tali da mettere in gioco qualcosa che potremmo chiamare memoria filogenetica.
Metafisico. Fantastico. Film noir. Horror. Termini usuali, ma inadeguati, per certi film. In realtà qui non siamo tanto di fronte a un’inadeguatezza terminologica, che si tratterebbe di superare inventando un termine più adatto, quanto alla generale insufficienza che l’ottica dei “generi” (un’ottica di comodo) dimostra nei confronti di ogni film che investa universi di senso sufficientemente complessi, tali da mettere in gioco qualcosa che potremmo chiamare memoria filogenetica.
[Luigi Pellegrini Editore – pp. 195 € 16,00]
Splendore e miseria del cinema. Sulle Histoire(s) di Jean-Luc Godard

Alessia Cervini, Alessio Scarlato, Luca Venzi. Con un saggio di Roberto De Gaetano
Le Histoire(s) du cinéma di Jean-Luc Godard sono un oggetto di ricerca unico e particolarissimo per lo studioso di cinema, ma non solo: fonte inesauribile di spunti per una riflessione sull’arte cinematografica e contemporaneamente sulla storia del Novecento. La complessità dell’opera a cui Godard ha lavorato nel corso di un decennio (1988-1998) rende necessaria una sua analisi attenta e ravvicinata, ma ancor più lo sviluppo di ipotesi interpretative che ne mettano in rilievo tutta la grande attualità. È questa la sfida che il volume (il primo in Italia dedicato integralmente a quest’opera di Godard) raccoglie, proponendo una lettura unitaria (sebbene esso si componga dei saggi di tre diversi autori) delle Histoire(s) du cinéma; una lettura capace di restituire le tesi più radicali, avanzate da un complesso lavoro di montaggio, fatto di stratificazioni, riusi e missaggi, davvero poco incline a essere sistematizzato e ridotto in un discorso unico e definitivo.
Il cinema è stato il testimone privilegiato del secolo appena trascorso, la Storia del Novecento ha coinciso essenzialmente con le storie che il cinema ha creato e raccontato. Eppure il cinema ha tradito la sua intima vocazione testimoniale quando si è mostrato incapace di mostrare cosa accadeva nei campi di concentramento nazisti. Ciò che le Histoire(s) du cinéma fanno è riparare a quella colpa, mettendo in piedi un enorme lavoro compositivo che ha al suo centro quel buco nero che nella storia del Novecento i campi hanno rappresentato.
Il cinema è stato il testimone privilegiato del secolo appena trascorso, la Storia del Novecento ha coinciso essenzialmente con le storie che il cinema ha creato e raccontato. Eppure il cinema ha tradito la sua intima vocazione testimoniale quando si è mostrato incapace di mostrare cosa accadeva nei campi di concentramento nazisti. Ciò che le Histoire(s) du cinéma fanno è riparare a quella colpa, mettendo in piedi un enorme lavoro compositivo che ha al suo centro quel buco nero che nella storia del Novecento i campi hanno rappresentato.
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