LIBRI DI CINEMA – “Cinema d’autore degli anni Sessanta”

Un’analisi approfondita sullo pseudogenere del film d’autore, che ha segnato il cinema italiano degli anni Sessanta. Due sezioni, una generale e introduttiva, l’altra analitica, accompagnano il lettore nell’approfondimento del complesso e intricato tema, non sempre riuscendo a evitare il ricorso alla pura teoria del cinema che, seppur necessaria, non aiuta il lettore poco ferrato. Editrice Il Castoro

Cinema d’autore degli anni Sessanta
Emiliano Morreale
Editrice Il Castoro
Finito di stampare nel mese di gennaio 2011
p. 252, € 15,50
 
 
Aveva già scritto su Ciprì e Maresco e su Mario Soldati. Stavolta il siciliano Emiliano Morreale sposta l’attenzione sul cinema d’autore italiano degli anni Sessanta. L’analisi proposta nell’agile volume edito dal Castoro, che mira a una rilettura sociologica contestualizzata di alcuni capolavori di quel periodo, è strutturata in due tronconi complementari.
Nella prima parte, di carattere introduttivo e segnatamente (ma non eccessivamente) teorico, sono presenti le notazioni sul cinema d’autore, partendo da una panoramica storica e sociale sull’Italia del boom e sul pubblico cinematografico, proseguendo con riflessioni sulla peculiarità di una possibile Nouvelle vague italiana, fino a soffermarsi sul nodo fondamentale della questione: l’idealtipo del film d’autore e la potenziale attribuzione ad esso di uno status di genere autonomo. Ne emerge un’analisi poliedrica e approfondita, sebbene a tratti troppo specialistica, che tiene conto delle relazioni analogiche (o delle antitesi) con generi e stili diversi, come il “cinema politico” o la commedia all’italiana. L’operazione porterà ben presto a coniare una definizione autonoma, un attributo ad hoc per questo possibile genere autonomo, interrogandosi anche sull’eventuale esistenza di un canone.
La seconda parte, dall’impronta tecnico-analitica e comparativa, completa opportunamente quella generale, proponendo una disamina in ordine cronologico di otto film d’autore, con pellicole dall’elevato peso autoriale, tra cui lavori di Pasolini, Visconti, Fellini, Olmi, Bellocchio. A corredo di questi capitoli sono poste alcune fonti iconografiche, con fotografie di manifesti, lettere e fotogrammi dei film analizzati.

La nota bibliografica posta a chiusura del volume non cita tutte le fonti primarie e secondarie menzionate nel libro, in nota, ma soltanto quelle più importanti. Per individuare esattamente le numerose citazioni bibliografiche, dunque, il lettore deve concentrarsi sulle note, che non sono poste a piè di pagina bensì alla fine della prima parte: una scelta redazionale che, se non intacca la scorrevolezza, compromette la facilità di consultazione del saggio.

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