LIBRI DI CINEMA - "Il mai nato: l’inesistenza storica del cinema in Italia"

Critico, saggista e docente di Storia del Cinema presso l’Accademia dell’Immagine di L’Aquila, Angelo Moscariello elenca le ragioni che hanno, o avrebbero, impedito la nascita del cinema italiano. Provocatorio nell’analisi storica e culturale, agile e dettagliato, il pamphlet di Moscariello è un j’accuse pieno di spunti singolari, anche se non manca, qua e là, di giudizi esasperati. Peccato per l’edizione, curata da Il Foglio Editore, piena, in questo caso, di refusi e sciatterie editoriali.


 Il mai nato: l'inesistenza storica del cinema in Italia

di Angelo Moscariello

 Edizioni Il Foglio

 2011
 pp.139, 14,00 €

 

 

Inchiodare gli spettatori alle sedie. Incantarli con storie universali, degne dei sogni e di quel vegliambulismo che secondo Artaud era la vera essenza del linguaggio cinematografico. La sua profonda magia. Questo fa e deve fare il cinema. Ed è proprio questo che non fa il cinema italiano. Questa è la tesi di Angelo Moscariello.

Strano libro il suo Il mai nato: l’inesistenza storica del cinema italiano, sin dal titolo che rimanda a qualche strana leggenda vampiresca, letta al contrario. Diviso in due parti, prima un excursus storico scandito in nove capitoli, poi un elenco-dizionario essenziale dei registi italiani dal 1940 al 2000, il piccolo e rabbioso saggio di Moscariello riesce a seguire un filo logico-storico coerente e per nulla scontato nonostante eccessi contestabili, come l’abbattimento quasi in toto della commedia all’italiana che avrebbe fatto inorridire Maurizio Grande.

Così, se il successo dei film neorealisti è conseguenza dell’idea folkloristica dell’Italia all’estero più che del loro valore, proprio come per i film di Tornatore, la deficienza narratologica che contraddistingue gran parte delle opere nostrane discende direttamente dalla mancanza storica di una vera tradizione romanzesca e borghese, che va di pari passo con l’inesistenza di una borghesia “non parassitaria, di stampo europeo”. Mentre gli unici tre cineasti davvero moderni, Antonioni, Ferreri e Pasolini, devono la loro modernità all’ispirazione non italiana della loro poetica, – francese per il primo, spagnola per il secondo e barbara per il terzo – , il cinema dei nuovi autori degli anni ’80 è da un lato il cinema dei neotelefoni bianchi, dall’altro un’epopea di condomini romani, Monteverde, Garbatella e statistiche Asl.

Si può non essere d’accordo con questo singolare pamphlet e con tutte le sue teorie, ma il j’accuse di Moscariello è curioso e accattivante. Non è comune avere il coraggio di affermare – a torto o a ragione –, che Cottafavi è meglio di Visconti, e dire di quest’ultimo che la sua vicenda artistica “ […] dimostra come in Italia si possa, pur essendo dandy decadenti dentro e  fuori, venire presi per materialisti dialettici e ottenere in tal modo il plauso ( e i soldi ) dal partito.”

Divertente, risoluto e scorrevole, Il mai nato ha un approccio onesto e sobillatore che, prima del consenso che potrebbe non riscontrare, suscita interesse per la sua schietta stravaganza. Unica, vera nota dolente: è pieno, pienissimo di refusi, errori di stampa e altre incredibili sciatterie editoriali. 

 

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