LIBRI DI CINEMA – “Abitare la soglia”

Scopo del saggio di Massimo Donà è disegnare una sorta di fenomenologia dell’esperienza cinematografica, nella convinzione che non solo l’interazione tra cinema e filosofia continui ad assumere forme sempre nuove e differenti, ma che l’unicità dell’esperienza cinematografica sia quanto di più vicino a ciò che la filosofia da sempre considera esperienza di verità. Edito da Mimesis Edizioni.

Abitare la soglia. Cinema e filosofia
di Massimo Donà
Mimesis Edizioni
2011
pp. 222 – € 18
 
 
Docente di filosofia teoretica, musicista, pensatore incline a percorrere trasversalmente arte, metafisica e musica, Massimo Donà propone una rivisitazione del carattere specificamente filosofico del cinema, considerato come categoria ed esperienza estetica in sé, che come tale investe la totalità psico-fisica dello spettatore, indipendentemente da ogni sua possibile connotazione contenutistica o formale. Scopo del suo saggio è disegnare una sorta di fenomenologia dell’esperienza cinematografica, nella convinzione che non solo l’interazione tra cinema e filosofia continui ad assumere forme sempre nuove e differenti, ma che l’unicità dell’esperienza cinematografica sia quanto di più vicino a quanto la filosofia da sempre considera esperienza di verità. In quel particolarissimo “altrove” che è lo spazio-tempo della visione, nulla ci si presenta in relazione all’accadere di qualcosa nel mondo o del mondo, perché, scrive Donà, è innanzitutto la stessa distinzione Io-Mondo a venire meno. In questo senso possiamo dire che il cinema viene vissuto, esattamente nella misura in cui ci porta a dimenticare la nostra soggettività empirica. Una “passività liberatrice” caratterizza l’esperienza della visione filmica (e solo ed esclusivamente essa): simbolicamente “legati” alla poltrona, sperimentiamo una condizione analoga a quella dell’Ulisse omerico, che comprendendo l’impossibilità di ottenere una conoscenza totale e definitiva, si fa legare all’albero della nave, così da poter godere di quell’al di là cantato dalle sirene senza tentare inutilmente di possederlo. Senza dunque, superare la soglia fatale, lasciandosi attrarre dalla sua apparente superabilità: “al cinema ognuno di noi si fa soglia; e non si trova, semplicemente, su una soglia (condizione, quest’ultima, che potrebbe sempre tentarci al suo oltrepassamento). Per questo al cinema ognuno di noi esperisce il proprio non-essere-più-il-finito-che-è. E gode di questa percezione”.
Quella del cinema come occasione di trasfigurazione esperienziale è dunque l’asserzione di fondo che l’autore, muovendo dal paragone con l’eroe omerico, rivisita da angolazioni diverse, seguendo traiettorie che toccano le radicali sperimentazioni di Man Ray, Viridiana e L’angelo sterminatore di Buñuel – metafore del cinema come luogo in cui è svelata l’impropria pretesa di dividere definitivamente il vero dal falso, il bene dal male (“è proprio il cinema a rendere un tale sconquasso concretamente esperibile; facendolo diventare addirittura catartico”) –, passando per il cinema di Júlio Bressane, “visionario” nel senso radicale del termine, in quanto vocato a farsi semplice indicazione di un certo modo di guardare al mondo, di inquadrare il reale rendendolo orizzonte trascendentale per un nuovo e più libero vedere, fino all’“affinità elettiva” con Enrico Ghezzi, al cui pensiero, o meglio al cui pensare attraverso il cinema, Donà riconosce la particolare qualità di rendersi pura immagine di sé medesimo, e dunque “perfettamente conforme al ‘suo’ cinema”, nella misura in cui le dinamiche a lui care “alludono a film, scene madri, inquadrature, […] senza mai farsi catturare dalla convinzione di poter trovare in qualcuna di tali determinatezze la ragione del loro stesso procedere: allo stesso modo in cui neanche il suo discorso vuole farsi ragione di quelle immagini”.
 
 
 
Indice
 
 
Una premessa
Cinema e filosofia
Il canto delle sirene
Lo sguardo “neutro” del cinema
Dell’invisibile. L’opera, il frammento e la verità. Ovvero, sulla mimesi e sull’antitesi.
Il cinema: miraggio e catastrofe
Carne e salvezza. A proposito di Viridiana di Luis Buñuel
Cinemondo. Identità cinematografica e “vera” diversità
Magie dello sguardo. Breve testimonianza (di un “non-esperto”) su Júlio Bressane e il “suo” cinema
Fenomenologia dell’esperienza cinematografica
Cinema: immagini e mutazioni dell’umano
Corpi di resurrezione. Sul cinema: uno sguardo finalmente e autenticamente platonico
Sempre possibili divagazioni. Enrico Ghezzi: le parole interroganti di un altro filosofare
 
 
 
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