LIBRI DI CINEMA – Le novità di Luglio/Agosto
Hayao Miyazaki. Il dio dell’anime, Sangue Hi-Tech. Il cinema di Park Chan-wook , Moviement n°7 – Coen Brothers, The Fincher Network, Il cinema in rivolta - Marco Bellocchio e I pugni in tasca, Concerto per macchina da presa, Politiche dell'irrealtà. Scritture e visioni tra Gomorra e Abu Ghraib, Così piangevano. Il cinema melò nell'Italia degli anni cinquanta
Hayao Miyazaki. Il dio dell’anime
di Alessandro Bencivenni
L’Oscar, l’Orso d’Oro a Berlino e il Leone d’Oro a Venezia hanno consacrato Hayao Miyazaki alla fama internazionale, riscattando l’animazione da una posizione gregaria rispetto al cinema dal vero e svincolandola da una destinazione esclusivamente infantile.
Il libro di Alessandro Bencivenni ripercorre l’attività di Miyazaki dagli esordi alla maturità, in felice concomitanza con l’iniziativa della Lucky Red, intenzionata a distribuire in sala e in home video tutto il catalogo Ghibli: preziosa occasione per far conoscere meglio in Italia l’opera di un artista molto legato all’Europa e al nostro Paese. Il regista giapponese ha infatti ambientato in occidente molte delle sue favole: un occidente immaginario ed esotico quanto l’oriente sognato da tanti artisti europei e americani. Un gioco di specchi dove appaiono immagini misteriose e al tempo stesso familiari, che emergono da un comune inconscio collettivo.
Il volume è aggiornato fino all’ultimo capolavoro: Ponyo sulla scogliera. Al culmine della sua carriera, Miyazaki ha compiuto una scelta sorprendente: realizzare un’opera dallo stile essenziale, che andasse dritta al cuore dei bambini più piccoli. Così è nato questo gioiello raffinato nei quali si riconosce il tributo alla tradizione del mondo fluttuante delle stampe giapponesi.
[Le Mani Editore – pp. 192 € 16,00]
Sangue Hi-Tech. Il cinema di Park Chan-wook 
Serena Agusto, Luisa Ceretto, Ariadna González, Alberto Morsiani (a cura di)
Park Chan-wook, per tutti “Mr. Vengeance”, uno dei maestri indiscussi del cinema coreano contemporaneo, è nato nello stesso anno, il 1963, di Quentin Tarantino, al quale lo accomunano l’estetica della violenza e il tema della vendetta. Laureato in filosofia in una università cattolica, innamorato del cinema (sedotto da una sequenza di “La donna che visse due volte” di Hitchcock), critico cinematografico, ha impiegato molto tempo per affermarsi e avere successo, nonostante alcuni film molto interessanti, ma, a partire da “Sympathy for Mr. Vengeance” (2002), ha infilato una serie di piccoli capolavori intrisi di fatalità e disperazione. Il suo è un cinema fortemente simbolico e provocatorio, spiazzante e urtante, con intrecci attualissimi e controversi, caratterizzato dall’abilità visiva e dalla sperimentazione delle nuove tecnologie. L’esperienza di vedere i suoi film ha qualcosa di fisico,
non solo di mentale o intellettuale. I personaggi si dibattono tra dolore e paura, ma sono aperti alla speranza della felicità. Del resto, cos’è la vita se non altalena tra dolore e felicità? Di questo autore immaginifico e sorprendente, il libro, pubblicato in concomitanza con la retrospettiva organizzata dall’Associazione Circuito Cinema di Modena e dalla Cineteca di Bologna, ripercorre l’intera carriera a partire dai primi film inediti fino alle ultimissime prove, attraverso alcuni saggi sul suo cinema, un’antologia della critica italiana e internazionale e una scelta delle dichiarazioni del regista.
[Le Mani Editore – pp. 64 € 10,00]
Moviement n°7 – Coen Brothers
Gemma Lanzo, Costanzo Antermite (a cura di)
Joel ed Ethan Coen, conosciuti al pubblico degli appassionati di cinema come fratelli Coen, sono i protagonisti di questa nuova monografia di “Moviement”. Ufficialmente Joel è il regista ed Ethan il produttore, in realtà i loro film sono scritti, diretti e prodotti da entrambi. Tra le caratteristiche che li contraddistinguono troviamo gli omaggi al cinema di genere (dal noir alla commedia), lo humour (anche nero) e l’inconfondibile vena creativa che si manifesta appieno nella costruzione della storia e nella scrittura di dialoghi esilaranti. Strapremiati, dal Sundance (Blood Simple - Sangue Facile, 1984) e Cannes (Barton Fink, è successo ad Hollywood, 1991) fino agli Oscar per Non è un paese per vecchi (2007), il loro ultimo film Il Grinta (2010) ha incassato ben 10 candidature agli Academy Awards, tra cui quella per il miglior film ed il miglior attore protagonista. Questa nuova monografia raccoglie, in pieno stile Moviement, saggi ed interviste sui diversi aspetti della cinematografia di questi due fratelli, capaci di farci ridere e allo stesso tempo riflettere.
[Gemma Lanzo Editore – pp. 112 € 12,00]
The Fincher Network
(saggi di) Danilo Arona, Claudio Bartolini, Giuseppe Cozzolino & Fabio Maiello, Francesco Del Grosso, Roberto Donati, Daniele Dottorini, Andrea Fontana, Marcello Gagliani Caputo, Roy Menarini
Fin dal suo esordio con Alien3 (1992) David Fincher, fino allora regista di pubblicità e videoclip, ha imposto una personalissima visione critica delle relazioni sociali e del mondo in cui queste si tessono: cupo, angosciante, nichilista e, anche proprio per questo, in anticipo sui tempi. Molti suoi film, a partire dalla punta dell'iceberg rappresentata da Seven (1994), hanno rivoluzionato dall'interno e rinnovato alcuni generi cinematografici forti, diventandone modello. Il "network" di saggisti/saggi che compongono il volume ne tracciano, a partire da coordinate chiare e ben definite, la mappa sociale e artistica che, con i suoi alti e i suoi bassi, costituisce la prova più evidente del suo statuto d'autore.
[Bietti Editore – pp. 120 € 14,00]
Il cinema in rivolta - Marco Bellocchio e I pugni in tasca
di Mauro Molinaroli
Il film di una generazione o l’analisi spietata di un’epoca? I pugni in tasca è stato entrambe le cose. Ancora oggi l’opera prima di Marco Bellocchio suscita discussioni, non solo sul disagio giovanile che ha preceduto il Sessantotto. A soli 26 anni il regista piacentino affondò il coltello nella piaga dei drammi di una provincia italiana meschina e claustrale, della famiglia come istituzione coercitiva e spesso frustrante. Un po’ Holden e un po’ Törless, Ale, il protagonista del film di Bellocchio, si muove in una lucida follia che è anche l’espressione di una stagione. Come eravamo? E perché questo bisogno di rivolta? Pagina dopo pagina, grazie alle testimonianze dello stesso regista, dei suoi attori e di coloro che parteciparono alla lavorazione del film, Mauro Molinaroli racconta l’onda impetuosa che investì il cinema, l’arte e la vita stessa di chi è stato giovane in un momento irripetibile della storia del nostro Paese.
[Dalai Editore – pp. 156 € 15,50]
Concerto per macchina da presa 
di Ilaria Floreano
Nel costruire un suo personale viaggio all’interno dell’universo cinematografico di Krzysztof Kieslowski, l’autrice si concentra – come testimonia anche la presenza preziosa di uno scritto di Krzysztof Piesiewicz, sceneggiatore di fiducia del grande regista polacco – sulla drammaturgia sonora e musicale, "mostrata" attraverso la peculiare collaborazione del maestro polacco con il compositore Zbigniew Preisner e quella che sembra essere la loro riuscita più compiuta e insieme più teorica: Tre colori: Film Blu.
[Bietti Editore – pp. 344 € 22,00]
Politiche dell'irrealtà. Scritture e visioni tra Gomorra e Abu Ghraib
di Arturo Mazzarella
L'irrealtà si fa largo, ma ciò non avviene a scapito della presunta realtà: quell'insieme di evidenze che - secondo una percezione difficile da scalzare - starebbero lì, davanti ai nostri occhi di testimoni pronti a registrarle. L'irrealtà non sottrae, semmai aggiunge e potenzia, sovvertendo un modo inerte di concepire l'immagine. È questo l'innovativo punto di vista di Arturo Mazzarella, che per illustrarlo chiama a raccolta romanzi-inchiesta, crude sequenze documentali, film di punta. Il suo saggio è un percorso illuminante lungo forme e generi diversi, e tuttavia concordi nel mostrare, attraverso la pratica della contaminazione tra indagine e narrazione o il ricorso a dispositivi fotografici e cinematografici, quanto la finzione abbia ormai innervato i nudi fatti, fino a svelarne la dipendenza costitutiva dell'artificio. Al di là delle intenzioni realiste in cui rimangono impigliati gli scrittori di denuncia alla Saviano, sono proprio i «fantasmi dei fatti» a disancorare la rappresentazione del reale da confini troppo angusti e a rendere credibili letteratura, fotografia e cinema. Solo dove i fatti convivono con i loro fantasmi, ossia con congetture, deformazioni immaginative, miraggi, manipolazioni visionarie, si apre lo spazio in cui è possibile oggi fare esperienza. Il nuovo regime dell'immagine ha finalmente uno statuto riconoscibile.
[Bollati Boringhieri Editore – pp. 116 € 14,00]
Così piangevano. Il cinema melò nell'Italia degli anni cinquanta
di Emiliano Morreale
Nel cinema italiano non si è mai pianto così tanto come negli anni cinquanta. E mai si sono viste tante protagoniste femminili. Le platee del nostro paese sono conquistate dai mélo di Raffaello Matarazzo, con Amedeo Nazzari e Yvonne Sanson, nei quali confluiscono le eredità della sceneggiata napoletana e del romanzo d’appendice, gli scenari del neorealismo e la novità del fotoromanzo. Donne piangenti o perdute, mariti emigrati o reduci: personaggi che parlano a un pubblico che è l’ultimo dell’Italia contadina. Eppure, in questi film non solo si dà vita a un nuovo divismo, quello delle Mangano, delle Bosè e delle Loren, ma matura anche il grande cinema moderno: le eroine di Antonioni nascono qui,mentre registi come Lattuada, Comencini, Cottafavi caricano il mélo di spinte trasgressive. E su questo immaginario lavorerà astutamente, da subito, un nuovo mezzo: la tv. Il cinema strappalacrime è al centro di un gioco di incroci e di mutazioni: tra autori e genere, tra film e aspettative del pubblico, tra nuovo sistema dei media e antiche forme di spettacolo popolare,mentre si affaccia la «prima generazione» di giovani. Il saggio di Emiliano Morreale parla di film e non solo, tracciando una mappa dell’«immaginazione melodrammatica» nel nostro paese. In un periodo in cui la condizione femminile è uno dei momenti di maggior contraddizione della società, il cinematografo è un luogo di evasione e consolazione, ma anche di inquietudini e tensioni che diventano immagini, metafore volontarie o casuali, sfoghi, catarsi, scene madri.
[Donzelli Editore – pp. 328 € 25,00]
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