LIBRI DI CINEMA – “Woody Allen. Quarant’anni di cinema”

Una revisione critica su uno dei registi più analizzati, condotta col solito piglio eretico da Pier Maria Bocchi per Edizioni Le Mani, che riconosce l’importanza non solo autobiografica dell’opera alleniana, ma anche la sua notevole influenza sulla Storia dell’immaginario cinematografico americano e non solo.

 

Woody Allen Quarant’anni di cinema
di Pier Maria Bocchi
Edizioni Le Mani
p. 215 – euro 16
 

 La prefazione di Paolo Mereghetti, “Per Woody contro l’allenismo” è molto gradita perché apre una chiave di lettura inedita del personaggio alleniano. Una fotografia di Irving Penn a Woody Allen con bistro e baffi finti, truccato da Chaplin, dice più cose di mille interpretazioni critiche. Questo libro di Bocchi affronta il nocciolo della questione: l’opera di Allen è molto più complessa di quella che appare, trasfigurata spesso dalle solite macchiette di Allen e di altri personaggi. Quindi, per rispondere alla domanda che si fa Bocchi: “perché ancora un libro su Woody Allen?”, la risposta è: “c’è ancora bisogno di un libro su Woody Allen”. E soprattutto non c’è bisogno di un ennesimo libro che affronti l’opera alleniana come ha fatto la maggior parte dei critici. La critica “colpevole” cerca sempre le stesse cose: “la battuta fulminante, la gag. Se un film scarseggia di battute efficaci, è trascurabile; se abbonda, è un film alleniano riuscito”. Tutto ciò corrisponde a quello che Bocchi chiama “allenismo”: ”L’allenismo costruito di qua e di là dello schermo nella prima metà degli anni ’70 si risolve in uno scambio di favori: l’autore dona al pubblico ciò che questo chiede, mentre il pubblico gli regala il successo”. E Ancora: “L’allenismo prima maniera è un carattere di instabilità, conscio della realtà e per questo motivo interessato a metterla sul piatto, ma lasciando lo spazio maggiore al personaggio-Allen, che in questi primi cinque anni si definisce in ogni pregio e vezzo. Senza mezze misure: è l’allenismo dello Shlèmiel, del piccolo uomo brutto che si carica delle insignificanti e grosse storture, quelle del privato e quelle dell’universo, tentando di dar loro un senso, oltre che una soluzione”. Con Io e Annie si assiste a un rimodellamento dell’allenismo: “Io e Annie fa un passo ulteriore rispetto a quello del periodo comico precedente: non più soltanto un do ut des tra regista e spettatore, ma il completamento di un personaggio che diventa icona nel momento in cui alla caricatura si aggiunge definitivamente una mente”. Dell’allenismo farebbero parte anche alcune tecniche di ripresa, come il rifiuto del campo-controcampo classico per filmare un dialogo in piano sequenza spesso con personaggi che parlano fuori dal quadro. L’allenismo si avvicina così a un culto ossessivo, collettivo, del personaggio “Allen”. La sfida critica inizia laddove si vuole “inserire e reinserire l’autore nel reale, scollarsi dall’allenismo (e scrollarselo di dosso) e provare a ragionare sul sociale”. La fine dell’allenismo, o meglio i duri colpi all’allenismo vengono dati in film come La rosa purpurea del Cairo e Radio Days: “La rosa purpurea del Cairo esce a metà degli anni ’80, non è una celebrazione del cinema classico, né un inno di giubilo per la tanto ricercata magia del cinema, eppure spettatori e critici si entusiasmano per l’apparente struggimento di un immaginario cinematografico passato ma resistente, senza accorgersi che si tratta di un rito funebre, dove il cinema muore sotto i colpi di una realtà che non ammette repliche (il film nel film, La rosa purpurea del Cairo, viene smontato dal cartellone quando tutto si risolve”. Anche in Radio Days si compie lo stesso processo di disillusione: “Perfino il mondo apparentemente malinconico e trasognato di Radio Days si apre a un certo punto per lasciare che la realtà vera prenda il sopravvento, e così facendo ridimensioni l’illusione”. E con Crimini e misfatti, il delitto è ormai compiuto. Soltanto i più sprovveduti non si accorgono che l’opera di Woody Allen è completamente cambiata, ed ha preso un’altra direzione: “Gli anni ’80 di Woody Allen si chiudono con Crimini e misfatti, film che non convince fino in fondo lo stesso Allen, ma che forse è il suo vero capolavoro; un’opera durissima e terribile, senza assoluzioni per nessuno, dove il bene e il male scivolano l’uno nell’altro senza più distinzione, dove Dio è criminosamente assente e il tempo scioglie la colpa e ridicolizza il concetto stesso di espiazione”. In questo momento della filmografia alleniana, la commedia è quasi scomparsa: “non si ride più, mentre il dramma assume proporzioni universali, lambendo i massimi sistemi e interrogandoli senza risposta”. Woody Allen diventa in modo imprevedibile un regista del presente e “forse l’allenismo e gli allenisti non l’avevano messo in conto”. Questo spiazzamento produce anche risposte isteriche a film come Interiors, considerato “una parodia, anche se non c’è niente da ridere”. Perché Interiors è “opera mortuaria, piena di cadaveri che camminano e di fantasmi che parlano. Anche i morti non trovano pace, né tantomeno possono coabitare”. L’autointerrogazione tipica della cultura yiddish è considerata insopportabile da buona parte del pubblico e della critica. Questo aspetto vale non soltanto per Interiors, ma anche per Stardust Memories, Ombre e nebbia e Settembre. L’allenismo è quasi scomparso, rimane un residuo dentro una poetica più articolata e complessa: “Mai una sola volta, per Woody Allen, il ritorno al passato ha il significato della nostalgia. L’unico, vero moto nostalgico che Allen si permette è per la musica, per i suoi amatissimi motivi jazz e swing che accompagnano i titoli di testa e di coda dei film e che contribuiscono a fare il suo cinema e a coltivare l’allenismo”. Negli anni novanta Allen, attraverso il recupero del suo stesso cinema, fa una riflessione più ampia sul ruolo dell’autore, sulla possibilità che l’immaginario autoriale si frantumi in pezzi come in Harry a pezzi: “Negli anni ’90, al contrario , il mondo e le persone lasciano tutto il palcoscenico all’autore, che diventa fonte d’ispirazione, materia argomentativa, paziente da operare e ricucire, fulcro del discorso e sponda dialettica. È chiaro con Harry a pezzi, ma anche con Pallottole su Broadway, Celebrity e Accordi e disaccordi, che Woody Allen non può fare a meno di ragionare sul ruolo dell’autore come asse attorno al quale girano le cose. Tutto il cinema alleniano dopo Ombre e nebbia e Mariti e mogli e prima della “svolta” europea si svolge su un territorio già battuto, talvolta addirittura osservandone come da lontano la ricchezza e cercando di raccoglierne i frutti con un po’ di goffaggine e utensili arrugginiti (Criminali da strapazzo)”. Insomma, ritorna il cliché alleniano e alcuni fan e critici non possono che esserne contenti. Nell’ultimo capitolo si considera l’“esilio” di Allen in Europa come un elemento positivo: la rabbia e l’odio verso tutto e tutti si trasforma in attacco politico al vetriolo: “Vicky Cristina Barcelona è l’opera europea alleniana più riuscita ed efficace a rilevare l’aderenza autoriale al presente e la capacità di Allen più attuale di plasmare la sua poetica sulla società contemporanea. Altro che commediola romantica senza arte né parte, altro che regista in debito d’ossigeno. Per la prima volta dal 2005, l’anno dell’esordio europeo con Match Point, Woody Allen mette sul tavolo, a carte scoperte, due personaggi americani in trasferta turistica, per farli tornare a casa con la coda tra le gambe. Non è sottile, Allen, nell’uso della metafora, ma di certo non è neanche trascurabile. Vicky Cristina Barcelona è il suo film dove l’antiamericanismo è più marcato e politico”. Chiudono il volume l’attenta filmografia curata da Arturo Invernici che tralascia l’Allen interprete, tranne quello di Provaci ancora Sam; la bibliografia non poteva che essere ragionata vista la mole di volumi dedicati ad Allen e Bocchi fa un giusto ordine di importanza; infine, l’ultile indice dei nomi e dei film per leggere più agevolmente il libro, magari saltando senza disagi da una pagina all’altra.

 

 

 

Indice

Per Woody Allen contro l’allenismo
di Paolo Mereghetti

Introduzione

L’allenismo. Identità e frome di un rapporto confidenziale

Il comico e il tragico. Ridere per non piangere

Il dramma. A serious man?

Nostalgia? O del passato defunto

La coppia e la coralità. Geometrie relazionali del cinema alleniano

La morte e la colpa. I fantasmi della coscienza

Gli anni ’90 (o poco più). Woody Allen e il recupero di se stesso

Straniero “all’estero”. Woody Allen turista in Europa

Filmografia a cura di Arturo Invernici

Bibliografia ragionata

Indice dei nomi e dei film

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