LIBRI DI CINEMA – Le novità di Gennaio

Cripte e Incubi – Dizionario dei film horror italiani, Thriller italiano in 100 film, Effetto rebound. Quando la letteratura imita il cinema, Gary Cooper, L'ABC della ripresa cinematografica, Il Nuovo Cinema Greco, Giappone Underground, Colazione da Tiffany

Cripte e Incubi – Dizionario dei film horror italiani

di Manuel Cavenaghi con la collaborazione di Daniele Magni

Il titolo rende omaggio ad una pellicola minore di Camillo Mastrocinque, perchè non ci sono solo Bava, Freda, Fulci e Argento. C’è molto, molto di più e questo dizionario si prefigge di guidare l’appassionato al ritrovamento e al godimento di tutte quelle pellicole che hanno reso l'horror italiano fra i più celebrati al mondo: tutta la produzione del genere, dalle origini ad oggi, dai classici alle pellicole più oscure, è sviscerata in oltre 300 schede critico/tecniche, con catalogazione di tutte le edizioni homevideo con traccia audio italiana e delle colonne sonore pubblicate.

[Edizioni Bloodbuster – pp. 420 €29,00]

 

Thriller italiano in 100 film

Claudio Bartolini, Luca Servini

Cento brividi nostrani. Cento pellicole attraverso le quali leggere e rileggere la storia del thriller italiano, troppo spesso passato sotto silenzio o frettolosamente bollato con il marchio della serie-B. Cento idee che riflettono la complessità dei tempi in cui sono state concepite e delle geniali menti in grado di renderle cinema. Dai coraggiosi anni Sessanta ai prolifici Settanta, dai sanguinolenti anni Ottanta ai sempre più aridi tempi odierni, questo volume vuole rendere conto di come il genere nero, nel nostro Paese, sia (stato) un pezzo fondamentale nel panorama della Settima arte, costituendo un territorio di intrattenimento alternativo rispetto alle opere degli Autori comunemente intesi. Una guida per addentrarsi nei labirinti della paura che i nostri artigiani del cinema hanno meticolosamente costruito in oltre cinquant'anni di Storia; una carrellata a perdifiato tra le filmografie dei celebri Bava, Argento, Fulci e Martino, ma anche del meno noti Bido, Lado, Puglielli e Crispino, alla ricerca di linee comuni, ricorrenze e smentite dei canoni gialli; una selezione volta a esplorare gioielli dimenticati, da riscoprire e custodire nel lato in ombra della propria videoteca.

[Le Mani Editore – pp. 268 € 18,00]

 

Effetto rebound. Quando la letteratura imita il cinema

Federica Ivaldi

L’osmosi col cinema, sfruttandone il fascino e il potenziale narrativo, è stato forse uno degli antidoti che il romanzo ha utilizzato per fronteggiare l’ennesima – e per l’ennesima volta sconfessata – minaccia di morte della letteratura di fronte all’arrivo del nuovo e potente rivale. Attraverso vari e diversi autori, da De Amicis a Pasolini, passando per Moravia e Camilleri, si disegnano così le diverse tappe e i diversi gradi d’intensità dell’influenza che il cinema ha avuto sulla letteratura.

[Felici Editore – pp. 284 € 15,00]

 

Gary Cooper. Il cinema dei divi, l'America degli eroi

Mariapaola Pierini

Gary Cooper è il caso classico di attore cinematografico: questo sostiene Orson Welles. Per Cecil B. DeMille la recitazione di Cooper è la combinazione di sicura autorevolezza e apparente disinvoltura che contraddistingue la vera arte. Secondo John Barrymore era il più grande attore del mondo. I trentacinque anni della carriera di Gary Cooper corrono paralleli alla stagione più florida del cinema hollywoodiano, costellati di film di grandissimo successo che fecero di lui la perfetta incarnazione dell’eroe americano. Dagli esordi come comparsa negli ultimi anni del muto, l’attore diventò una delle star più amate e pagate negli anni Trenta e Quaranta. Lubitsch, Capra, Hawks, e poi Hathaway, DeMille, Wyler e Zinnemann furono tra i registi che meglio seppero valorizzare il suo stile recitativo essenziale, scarno e prettamente cinematografico. Laconico, schivo ed elegante nella vita, seppe incarnare sullo schermo eroi del west, soldati coraggiosi e brillanti uomini di mondo. Il libro - prima monografia italiana interamente dedicata all’attore - esamina la figura di Cooper da molteplici prospettive e sulla scorta di un’ampia ricerca d’archivio. La ricostruzione della sua carriera corre parallela all’analisi della sua immagine divistica, attraverso la variegata galleria di personaggi, le collaborazioni con registi e l’analisi dei film più celebri.

[Le Mani Editore – pp. 456 € 22,00]

 

L'ABC della ripresa cinematografica

Joseph V. Mascelli

Uscito nel 1965, questo è stato il primo manuale di ripresa e il più studiato e apprezzato negli Usa. E lo è ancora oggi. Con l’ausilio di centinaia di fotogrammi e schemi esemplificativi, il testo costituisce una sorta di bibbia per l’operatore cinematografico. In modo chiaro e pratico, l’autore rivela nelle sue pagine la grammatica e le tecniche base della ripresa cinematografica, individuando come punti cardinali cinque argomenti: l’angolazione della macchina da presa, la continuità, il montaggio, i primi piani e la composizione. Un vero e proprio corso di educazione e una guida meticolosa alla creazione di inquadrature, tagli, scene e sequenze del racconto cinematografico. Il libro è presentato da Arthur C. Miller, direttore della fotografia, vincitore di tre premi Oscar.

[Audino Editore – pp. 182 € 19,50]

 

 

Prometeo in seconda persona. Il Nuovo Cinema Greco

Beniamino Biondi

Il Nuovo Cinema Greco nasce negli stessi anni in cui in Europa e in alcuni paesi dell’America Latina sorgono quei movimenti di contestazione cinematografica e palingenesi linguistica che proprio negli anni ’60 avranno la loro consacrazione critica e in qualche modo anche il loro esaurimento, chi correggendo la polemica entro i confini del cinema di consumo, chi radicalizzando il proprio discorso ai margini del mercato. In Grecia, le ragioni del Nuovo Cinema sono molteplici e afferiscono ai differenti contesti della natura economica del cinema come processo di produzione e della sua natura estetica come processo euristico di un nuovo ordine teorico. Una tendenza all’acquisizione del concetto di Nuovo Cinema avviene nei primi anni ’60, in un momento storico assai delicato per il paese, e nel più ampio malumore sociale che condurrà a forme di lotta rivoluzionaria ben prima che nel resto dell’Europa; così i cineasti affiancano le lotte sociali ed esprimono con i mezzi della loro opera il dissenso e la rivolta. Soprattutto si impongono una nuova estetica del linguaggio specificamente cinematografico e una ricchezza di contenuti che, solo isolatamente, si erano veduti negli anni precedenti. Nascono così le opere prime dei cineasti che svolgeranno poi un ruolo di profondo rinnovamento (non per ultimo dell’identità nazionale) e la cui opera sarà compiuta nel periodo buio della dittatura. Se le personalità sono composite, così come gli stili e i contenuti delle loro opere, l’elemento che li mette in comune è la direzione ostinata del superamento della sintassi e della grammatica filmica tradizionali per un Nuovo Cinema degli autori.

[Edizioni Aracne – pp. 100 € 8,00]

 

Giappone Underground - Il cinema sperimentale degli anni ’60 e ’70

Beniamino Biondi

Vedevo film di qualsiasi genere, compresi vecchi film di repertorio. Ne vedevo centinaia in un anno. Adoravo il cinema. Ma desiderai diventare regista solamente quando, come dicevo, incontrai il mondo dei film sperimentali. Fino ad allora mi piaceva il cinema dalla prospettiva dello spettatore; il desiderio di fare film venne più tardi. Fu proprio tra la fine delle scuole superiori e l’inizio dell’università che i film del neorealismo italiano arrivarono in Giappone e mi influenzarono. Ne fui colpito come non era mai successo prima. Non so come dire. Sentivo che avrei dovuto veramente pensare più seriamente a un tipo di cinema che potesse unire completamente realtà ed espressione e coinvolgere gli spettatori. Quindi il mio punto di partenza fu il neorealismo italiano, lo sperimentalismo, l’avanguardia e i documentari. Questi generi mi affascinavano moltissimo, ma fu a questo punto che si presentarono dei problemi. Benché trovassi la libertà del mondo immaginativo e senza inibizioni dell’avanguardia estremamente attraente, questo era un mondo chiuso, i documentari, d’altro canto, benché fossero molto legati alla realtà, non trattavano in modo esauriente gli stati mentali ed erano così dipendenti dal contesto temporale che non sarebbero stati attuali in uno diverso. Mi chiedevo se il punto di scontro tra i limiti e i punti di forza dei due generi non potesse rappresentare una nuova tematica per il cinema. Detto ciò, è basilare tenere sempre ben a mente le caratteristiche essenziali del mezzo cinematografico: la qualità di documento e il senso della realtà. Forse oggi ci sono molte immagini che si possono creare senza l’ausilio di una cinepresa; ma fondamentalmente, finché la si utilizza, davanti a noi c’è una realtà. Il primo problema da affrontare quando si inizia un film è l’approccio del rapporto triangolare tra la realtà oggettiva, il mondo dell’espressione e la manipolazione soggettiva del regista”.Toshio Matsumoto.

[Il foglio letterario – pp.135 € 14,00]

 

Colazione da Tiffany. L'edizione ufficiale del cinquantesimo anniversario

Sarah Gristwood

Un prezioso volume sul film che ha reso l'attrice un icona indimenticabile. "Colazione da Tiffany - L'edizione ufficiale del cinquantesimo anniversario", l'unico libro pubblicato in accordo con la Paramount Pictures e l'Audrey Hepburn Estate, offre uno sguardo privilegiato su questo capolavoro cinematografico. Un vero e proprio volume di ricordi, una testimonianza per tutti i fan di Audrey e gli amanti del film.

[Magazzini Salani – pp. 192 € 22,00]

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