FUORI CONCORSO - AMERICANA

Nata per esplorare i luoghi meno battuti del cinema americano e per mettere a confronto autori, formati, sensibilità e tensioni opposte tra loro, Americana si trova a proporre per questo suo nono festival una selezione fatta anche di grandi nomi del cinema USA.

Nata per esplorare i luoghi meno battuti del cinema americano e per mettere a confronto autori, formati, sensibilità e tensioni opposte tra loro, Americana si trova a proporre per questo suo nono festival una selezione fatta anche di grandi nomi del cinema USA - Carpenter, Scorsese, Schrader, Landis, Dante, Naderi, Hooper, un Argento e un Herzog d'oltreoceano. Accomuna i film, scelti quest'anno, l'intensità della visione, la volontà di un cinema personalissimo che aggira (come la TV estrema dei Masters of Horror), sconfigge (il cinema puro, sorprendente di Naderi), beffa (Dominion, il film "maledetto" di Schrader) irride (le commedie di Alfred Green) o addirittura ignora (la trilogia di Lodge Kerrigan) i limiti e le convenzioni tematiche e produttive che strangolano così tanto immaginario contemporaneo. È un cinema di storie affascinanti e pericolose (come quelle dell'ambientalista Timothy Treadwell e di Johnny Cash), obliquamente epico (l'accoppiata Scorsese/Dylan), e la cui presenza al festival testimonia - siamo contenti di dire - il rapporto piuttosto unico che Torino ha saputo sviluppare negli anni non solo con il cinema USA ma con gli autori che per noi ne costituiscono i maggiori punti di riferimento.

Masters of Horror

Dario Argento, John Carpenter, Joe Dante, Mick Garris, Tobe Hooper, John Landis; e ancora William Malone, Lucky McKee, Takashi Miike, Larry Cohen, Don Coscarelli, Stuart Gordon. Alcuni tra i più importanti registi dell'horror contemporaneo, riuniti in un progetto inedito quanto "tagliato su misura" per i loro talenti: Masters of Horror è un'antologia di 13 film di un'ora ciascuno, firmata in gran parte dai cineasti responsabili della reinvenzione e del rilancio del cinema di paura nella Hollywood anni '70. In anteprima mondiale a Torino se ne vedranno 6 - oggetti diversissimi tra loro e quindi ancora più affascinanti, riflessi di un uso del genere più sostanziale e sovversivo di quello che si fa oggi.

"L'horror è un genere molto sostanziale, non ha bisogno di essere 'riabilitato'- dice John Carpenter (il cui film, Cigarette Burns, è incentrato proprio sul potere trasformante del cinema) - [...] registi come noi trattano ciò che raccontano e l'orrore, seriamente. Ogni storia è una storia 'su' qualcosa. E Masters è forse il nostro regalo all'horror e al fantastico che, in questi anni, ci hanno trattato così bene". "Il fantastico orrorifico è l'opportunità di rendere reale l'irreale. Il che è sempre una goia", dichiara anche John Landis che ha cofirmato la sceneggiatura di Deer Woman insieme a suo figlio Max.


DOMINION: PREQUEL TO THE EXORCIST di Paul Schrader (USA, 2005, 35mm, 117')

GRIZZLY MAN di Werner Herzog (USA/Canada, 2005, 35mm, 103') distr. Fandango

MASTERS OF HORROR: CHOCOLATE di Mick Garris (Cioccolato, USA, 2005, HD, 60') distr. Sharada

MASTERS OF HORROR: CIGARETTE BURNS di John Carpenter (La sigaretta brucia, USA, 2005, HD, 60') distr. Sharada

MASTERS OF HORROR: DANCE OF THE DEAD di Tobe Hooper (La danza dei morti, USA, 2005, HD, 60') distr. Sharada

MASTERS OF HORROR: DEER WOMAN di John Landis (La donna cervo, USA, 2005, HD, 60') distr. Sharada

MASTERS OF HORROR: HOMECOMING di Joe Dante (Ritorno a casa, USA, 2005, HD, 60') distr. Sharada

MASTERS OF HORROR: JENIFER di Dario Argento (USA, 2005, HD, 60') distr. Sharada

NO DIRECTION HOME: BOB DYLAN di Martin Scorsese (USA, 2005, HD, 201')

SOUND BARRIER di Amir Naderi (Barriera del suono, USA, 2005, DigiBeta, 110')

WALK THE LINE di James Mangold (USA, 2005, 35mm, 135') distr. 20th Century Fox





Omaggio a Lodge Kerrigan

Cinema tormentato, viscerale, quanto il suo sguardo è frontale, limpido, il cinema di Lodge Kerrigan occupa un luogo tutto suo nel panorama della produzione indipendente americana - troppo estremo per le new waves cresciute alla scuola del Sundance, troppo rigoroso per la qualità fluviale, più onnivora del digitale. Tre film, nell'arco di dieci anni, Keane (2004), Claire Dolan (1998), Clean, Shaven (1994), per un'opera ossessiva, spesso disturbante, le cui storie sono viste come in macro, attraverso gli occhi dei suoi protagonisti - un padre che ha perso la figlia bambina, una prostituta che decide di cambiare vita, un giovane schizofrenico on the road. Affascinate dai "margini", le storie di Kerrigan funzionano come viaggi nella testa dei suoi personaggi. Un'esperienza quasi allucinatoria e, allo stesso tempo, di grande, profonda empatia. Lodge Kerrigan sarà a Torino per presentare i suoi film.


CLEAN, SHAVEN (USA, 1994, 35mm, 80')

CLAIRE DOLAN (USA, 1998, 35mm, 95')

KEANE (USA, 2004, 35mm, 93')




Omaggio ad Alfred E. Green

Motivato dall'inaspettato ritrovamento, alla Library of Congress, di una versione pre-censura del suo Baby Face (1933), un film considerato anche nella sua veste epurata tra i più "scandalosi" della storia hollywoodiana), questo mini omaggio ad Alfred Green apre un piccolo spiraglio solo su una parte della foltissima - e quasi sconosciuta - filmografia di questo ex-attore, la cui carriera spazia dal muto (M'Liss, del 1918) al bizzarro melodramma anticomunista Invasion USA, del 1952. I tre film che abbiamo scelto appartengono al periodo pre-code della produzione di Green, e cioè agli anni immediatamente antecedenti all'introduzione del codice di autoregolamentazione dell'industria hollywoodiana. Incredibilmente cinici e spregiudicati, animati dallo spirito senza mezzi termini dell'America dei primi anni della Grande Depressione, sono film che non passerebbero indisturbati ai pregiudizi e alle censure di oggi.


SMART MONEY (USA, 1931, 16mm, 81')

THE DARK HORSE (USA, 1932, 35mm, 75')

BABY FACE (USA, 1933, 35mm, 76')

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