TORINO 23 - "C'è un posto in Italia" di Corso Salani (Concorso documentari)
"C'è un posto in Italia" assomiglia ad un reality in cui Salani riesce a mettere a nudo Vendola che con la sua efficace complicità e la sua capacità di raccontarsi rende un servizio agli altri, ma anche al film.

Più che un documentario assomiglia ad un atto d'amore e più che un diario di una campagna elettorale sfibrante e combattuta pare di vivere un reality, Corso Salani vive con gli occhi addosso a Nichi Vendola durante un periodo in cui tra la malattia del Papa e gli esiti del rapimento di Giuliana Sgrena, l'Italia pare avesse altro a cui pensare. Ma, per dirla con Salani, C'è un posto in Italia in cui tutto sembra passare in secondo piano e in questo stesso posto qualche miracolo sembra avvenire.
La macchina da presa di Salani fa una scelta precisa, quella di costituire l'occhio, il terzo, (in)discreto di Vendola ovvero, meglio, la classica mosca a cui è dato di vedere ciò che gli altri non vedono. Vendola appare letteralmente messo a nudo con la sua efficace complicità e la sua capacità di raccontarsi messa a servizio degli altri, ma qui del film, permette a Salani di cogliere ciò che non si può neppure raccontare, ciò che le parole non possono esprimere. La scelta formale è quella di stare quasi sempre dietro le spalle del "protagonista", mai all'inseguimento e sempre pronta a catturare la stanchezza, il piacere, l'estenuante corsa al voto, l'emozione del suo ritrovarsi in famiglia. Molte le sequenze dedicate alle scene familiari, la madre, il padre, la sorella in un via vai ininterrotto di telefonate che manifestano la volontà e la speranza. Non quindi un cinema che vuole essere militante, a quello ci pensa Vendola, ma piuttosto un vago senso di stordimento davanti a alla difficile costruzione di un'ipotesi differente di politica in cui il potere è qualcosa di altro rispetto alla voce della diversità. Salani evita le grandi manifestazioni, rivolge il suo sguardo al rapporto tra Vendola e i suoi "comuni" elettori traducendo in immagini anche la speranza di chi ripone in Vendola molte aspettative. In un solo momento l'autore abbandona l'oggetto della sua indagine, quando riprende una piccola assemblea di donne di un quartiere. Salani sceglie una sola donna, una giovane donna, e costruisce tutta la sequenza attorno a quel volto, le voci e discorsi li leggiamo su quel primo piano, oltre che sentirli in audio, chiude la sequenza quando la donna si accorge di essere ripresa. Una vero pezzo da da voyeur, come si diceva prima un reality, ma stavolta fatto con quella gente che il giorno dopo ritrovi in fila o sull'autobus.
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