TORINO 23 - "Bab´Aziz - Il principe che contemplava la sua anima" di Nacer Khemir (Fuori Concorso)

Parabola fiabesca e racconto di viaggio, il film di Nacer Khemir, autore anche della sceneggiatura, cui ha collaborato Tonino Guerra, si distingue per rigore e passione ma anche per l'intento di testimoniare, se pur nei toni onirici della leggenda, la cultura di un popolo e di un territorio.

"Ognuno usa il dono più prezioso che ha per trovare la sua strada". Lungo queste parole, pronunciate dall´ormai anziano e cieco derviscio Bab'Aziz (chiamato Baba´dalla nipotina, cioè nonno), si snoda l´affascinante lavoro di Nacer Khemir, apologo visivo che segue il ritmo di una parabola, dove le immagini, cullate e ´soppesate´ dalla saggezza del protagonista, scivolano sullo schermo con la naturalezza della vita. Il film si apre con una panoramica e il deserto s´impone subito con la sua morbida corporeitá. La sinuositá delle dune, ricorda il corpo di una donna, possiede la stessa sensualità, lo stesso mistero.  Non a caso, è proprio dalla sabbia che escono i corpi dei due protagonisti all´inizio, il nonno e la nipotina, ed è nella sabbia che il vecchio Bab'Aziz ritornerà al termine del suo viaggio. Il deserto è luogo primordiale, utero, energia - Bab'Aziz, disperato per aver perso la nipote, si cosparge il corpo di sabbia, come per ritrovare la forza d´animo perduta -  l´anello di congiunzione di tutte le cose. Passaggio obbligato per superare le fasi della vita e passaggio necessario dalla vita alla morte. Partiti alla ricerca di un raduno di dervisci, occasione che si presenta ogni trent´anni, l´anziano Bab' Aziz e la nipotina Ishtar, il cui profondo legame affettivo viene ben reso anche visivamente da una costante vicinanza fisica (lui cammina tenendo una mano sulla spalla di lei) s´imbattono in una serie di personaggi, alcuni in viaggio come loro, con la stessa meta, altri sperduti, alla ricerca di qualcosa o in fuga. Le loro storie s´intrecciano a quella dei due protagonisti e ad un´altra che il nonno racconta alla nipotina la sera, e durante le pause dei pasti. È la storia di un principe, che lascia regno e averi per seguire una gazzella e finisce seduto davanti a una pozza d´acqua lucente, in mezzo al deserto, a contemplare la sua anima. Dopo aver trascorso qualche mese nella stessa posizione, sotto lo sguardo attento di un derviscio, questi comprende che è giunto il momento: i vestiti, il turbante e il bastone sono pronti, il principe pure. Scopriamo allora che il principe altri non è che Bab´Aziz. Che si è messo in marcia molti anni prima, che ha ascoltato le storie degli uomini e consigliato le loro anime e che ora, giunto al termine del percorso, può andarsene, consegnando la nipotina a un giovane poeta, Zaid, alla ricerca della donna amata. E Ishtar, che ha il corpo di una bambina ma il cuore di un vecchio lo porterá lì dove lui voleva arrivare, davanti al bellissimo volto della sua Nour. Cinema intenso, che alterna grandangolo e gusto per il dettaglio con ritmo sapiente, e cinema delle origini, in senso ancestrale, `pasoliniano´, dove la musica, la danza, la poesia orale, le tradizioni non sono folclore ma tessuto connettivo necessario alla cultura e all´identità di un popolo.

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