TORINO 23 - "Io non faccio film sui dittatori, ma faccio film su coloro che hanno mostrato una personalità eccezionale rispetto a tutti gli altri.". Incontro con il regista Alexsandr Sokurov.

L'ultimo film del regista siberiano, "Il Sole", rappresenta il terzo capitolo di una trilogia sulle grandi figure del novecento iniziata con "Moloch", su Hitler e "Taurus" su Lenin. Coprodotto dall'Italia, con lo zampino di Marco Muller, il film mantiene appieno le caratteristiche dei precedenti, unificandone la visione e lo stile.

L'ultimo film del regista siberiano, Il Sole, rappresenta il terzo capitolo di una tetralogia (come ama sottolineare lo stesso autore) sulle grandi figure del novecento iniziata con "Moloch", su Hitler e "Taurus" su Lenin. Coprodotto dall'Italia, con lo zampino di Marco Muller (ringraziato durante la conferenza da Sokurov, per l'amicizia che lo lega da anni al Direttore del Festival di Venezia), il film mantiene appieno le caratteristiche dei precedenti, unificandone la visione e lo stile. All'incontro, con il regista c'è anche l'attore americano Robert Dawson, che interpreta il Generale MacArthur, protagonista insieme al giapponese Issey Ogata, interprete dell'Imperatore Hirohito. La storia è incentrata sull'incontro storico tra i due e sui retroscena delle due decisioni cruciali prese da Hirohito: la dichiarazione di resa durante la seconda guerra mondiale e la rinuncia al suo stato divino.

 

La trilogia da subito è stata pensata per questi tre personaggi storici?

Innanzitutto voglio ringraziare l'Italia e Torino. Per me è sempre un grande onore tornare in questo Paese che considero la base della cultura occidentale. Poi voglio ringraziare Marco Muller a cui devo la mia vita al di fuori della Russia perché ha insistito affinché i miei film fossero visti anche all'estero, quando in Unione Sovietica il mio nome non era molto amato. Mi piace considerare i miei tre film come facenti parte di una tetralogia piuttosto che di una trilogia ed è stata pensata da subito proprio per questi tre personaggi; per me non potevano essere diversi. Hitler in Moloch trascina con sé molte vite alla "non-esistenza"; Lenin in Taurus si oppone alla "non-esistenza", è come se lanciasse nel futuro la sua disperazione a morte, la sua intolleranza; Hirohito invece è il simbolo di un'apertura alla vita.

 

È previsto un seguito alla tetralogia?

Si. Il prossimo personaggio che proporrò è il "Faust" di Goethe. Non dobbiamo dimenticare che le cose più importante sono già avvenute. Oggi bisogna stare attenti a salvaguardare ciò che è stato già fatto. Non bisogna fare affondare la nave dell'arte, anche se i buchi sono grossi; l'arte è fragile in mezzo all'oceano. La minaccia è la pigrizia dell'uomo e il suo continuo tradire l'arte. "Ricordare" è il compito più importante dell'arte.

 

È vero che ha ricevuto minacce dal Giappone e che il suo film non verrà distribuito nel Paese di Hirohito?

Non ho mai ricevuto minacce. Questo è un mito, ma i miti spesso sono vantaggiosi. Ero stato avvisato di sicuri rifiuti da parte del Giappone, ma alla fine il casting è completamente nipponico. Tra l'altro gli attori giapponesi sono di una grande professionalità e sanno fare tutto senza mai mostrarsi altezzosi e presuntuosi. È vero però che il Giappone è un Paese atipico, più vicino alla Gran Bretagna che ai suoi confinanti asiatici. Il Giappone è caratterizzato da un potere profondo, silenzioso, indistinto, repressivo. Il suo popolo ha una consapevolezza da "isolani". C'è una lieve differenza tra l'adorazione per l'Imperatore e quella di Stalin, per esempio. È da lungo tempo che l'esaltazione per l'istituzione del potere è entrata profondamente nella coscienza della società. In più, tra i paesi civilizzati, il Giappone è l'unico ancora a non risolto del tutto le contraddizioni del passato.  

È stato difficile scegliere l'interprete per l'Imperatore?

Gli attori che ho esaminato erano tutti all'altezza della situazione. Mi sono fatto guidare più dall'istinto, scegliendo l'attore che più mi è risultato simpatico e appassionato alla storia. In queste cose mi faccio trascinare soprattutto dal carattere di una persona, come provo a mostrare anche nel film. Anche se un capo dispone di consiglieri, le decisioni che prende non prescinderanno mai dal suo carattere. Hirohito fu il più atipico dei tiranni: piccolo di statura, malaticcio, con una voce sottile, scienziato specializzato in idrobiologia. Non apparve assolutamente un Dio assetato di guerra. Preferì salvare vite umane rinunciando all'idea di orgoglio nazionale. Il bene quindi può essere intelligente e forte. Hirohito aggiunge una nota di colore al quadro del mondo che stiamo tentando di ritrarre, di creare; è un nuovo aspetto del carattere umano impossibile da comprendere totalmente. Il carattere è l'elemento principale. Il carattere è una fonte inesauribile da cui attingere ispirazione artistica. Io non faccio film sui dittatori, ma faccio film su coloro che hanno mostrato una personalità eccezionale rispetto a tutti gli altri. Essi apparivano come coloro in grado di avere il potere decisionale. Ma la fragilità umana e la passione influenzarono le loro azioni più che la loro condizione e le circostanze. Le qualità umane e il carattere sono più importanti di qualsiasi circostanza storica.

 

Il riferimento a Charlie Chaplin è una sua scelta o ha un riscontro storico?

È un fatto storico confermato. Hirohito fu veramente paragonato a Charlie Chaplin per le sue caratteristiche fisiche, alcune caratteriali e soprattutto per l'epilogo verso cui le sue scelte strategiche portarono. Essendo una persona molto colta, spesso mostrava disagio e impaccio tra la gente. Anche l'attore protagonista, ad un certo punto, senza alcuna mia direttiva, sembra recitare come l'uomo con la bombetta più famoso della storia del cinema.

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