TORINO 23 - "Voici Venu Le Temps" di Alain Guiraudie (Concorso)
Uno dei registi più inclassificabili dell'ultima generazione francese propone un film sulla solitudine, ambientato in uno strano mondo in cui trovano spazio guerrieri e banditi. Ma crea un oggetto-cinema smarrito e confuso, senza logica e senza sentimento.
Alain Guiraudie è uno dei registi francesi più curiosi e inclassificabili dell'ultima generazione. Quarantunenne, autore nel 2001 del mediometraggio Du Soleil pour les Gueux, vincitore del premio Jean Vigo, e nel 2003 del lungometraggio Pas de Repos pour les Braves, propone in Concorso a Torino il suo nuovo lavoro, Voici Venu le Temps. Opera di difficile catalogazione, ambientata in un mondo semi-immaginario dove in una realtà non troppo distaccata dal presente trovano spazio guerrieri, banditi, donzelle da salvare e amori omosessuali, per una miscela di generi che spaziano dal western al melodramma, dal racconto picaresco al romanzo d'avventura, dalla filosofia spiccia all'analisi socio-politica dei comportamenti umani. Una sorta di realtà parallela dominata da personaggi fondamentalmente soli, che cercano l'amore come unica fonte di riconciliazione, in cui Guiraudie sembra affermare l'ambiguità di fondo che si cela tra l'apparenza delle classificazioni (la virilità dei guerrieri, la malvagità dei banditi) e la loro reale e ben più sfumata essenza. Il tutto accennando a come la ribellione popolare possa portare a situazioni imprevedibili (profetica metafora dell'attuale crisi delle banlieus parigine?), e a come il mondo sia un caos primigenio nel quale solo il giacere con il calore di un corpo umano al proprio fianco possa profondere riparo e protezione.
Eppure, in questa favola stranita in cui i personaggi ballano nelle discoteche e al contempo maneggiano spade, affiora con continuità una fastidiosa sensazione di ridicolo. Ci sono manigoldi e difensori del popolo che si affrontano in inseguimenti serrati e duelli corpo e corpo, ma non c'è azione e tantomeno emozione. Ci sono amori, sospiri e intimità, ma non c'è sentimento e neanche erotismo. C'è una storia costruita con apparente complessità, ma viene a mancare il rapporto ultimo di consequenzialità logica a tessere l'ordito della narrazione. Ci sono infine presunti frammenti di un'utopia politica e sessuale, ma non c'è un'anima, né un'utilità teorica. Né, soprattutto, un senso.
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