TORINO 23 - Preliminari per l'anima...

Come nel capolavoro di Naderi, Brocka è consapevole che il movimento continuo ci salverà: la cultura popolare filippina, di cui parla, non è mai utilizzata con il pretesto che è la sola comprensibile, ma la fa "muovere" tra il desiderio e la paura del suo popolo nel contenuto della memoria, come l'immagine ricordata di un presente assente.

Nel meraviglioso episodio "Masters of Horror" di John Carpenter, Cigarette Burns, dove la condivisione della paura è un perverso abbraccio universale, l'horror è l'attesa dell'incubo, una bruciatura di sigaretta che cerchia il passaggio dal presente al passato, dall'ossessivo desiderio di oggi al tormento del ricordo. Il cinema dovrebbe salvaguardare ciò che è stato già fatto, secondo Sokurov, tappare i buchi che l'oceano della grettezza umana infligge all'arca delle illusioni, o esorcizzare la folla invisibile e retorica delle parole e dei suoni, superare le barriere tra i sensi. L'arca va smossa, con un movimento perpetuo, caotico e bestiale: "suono, movimento e silenzio", nel capolavoro Sound Barrier, di Amir Naderi, sono proprio i pezzi condensati di un cinema subliminale, sincretico, che trasfigura l'esistenza, ponendo i nostri occhi al posto delle orecchie e i nostri corpi naturalmente più vulnerabili, smaniosi di una via di fuga, lontana dai luoghi comuni, da linee narrative in campo. Scudisciata geniale, che comprime dentro e tramortisce all'uscita della sala. L'anima per quasi due ore aspetta d'incrociare lo sguardo del ragazzino sordomuto, che trova il cinema con gli occhi appena le orecchie rivibrano per tutto il corpo. Sinfonia senza intervallo, linguaggio ossessivo che scolpisce il suono. Anche Lino Brocka (a cui il festival dedica una splendida personale), regista filippino fino agli anni ottanta, morto in un misterioso incidente stradale, all'uscita da un locale di Manila (si parla di omicidio politico, considerando le minacce subite dall'allora presidente Marcos), ha fatto cinema reinventandolo per proprio conto, stretto dalla legge del guadagno immediato e il rischio di un confronto troppo brutale con il potere. Amato soprattutto in Francia, Brocka non è un eroe solitario dell'arte del saggio, condottiero dell'arca, è stato un personaggio pubblico, marginale, "esposto", calunniato e protetto dalla fama che nasceva intorno a lui all'estero. C'è qualcosa di pasoliniano: l'invischiamento nella cultura "bassa", l'emozione di fronte  alla bellezza dei corpi, la volontà di sezionare il legame sociale di cui questi corpi sono l'emblema. Come Naderi, Brocka è consapevole che il movimento continuo (anche frenetico) ci salverà: la cultura popolare filippina, di cui parla, non è mai utilizzata con il pretesto che è la sola comprensibile, ma la fa "muovere" tra il desiderio e la paura del suo popolo. Il cinema allora può (o deve essere?) distanziamento e dissoluzione di un corpo nel contenuto della memoria, come l'immagine ricordata di un presente assente.                    

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