SPECIALE "The New World": "Chi sei tu?"

Malick con "The New World" lavora molto sul proprio assunto espressivo eliminando qualsiasi accattivante superfluità per ottenere un'opera compatta e vibrante, secca e di sconcertante semplicità, coraggiosa nell'affrontare, in questi anni, il tema della diversità culturale.

Chi sei tu?

Pocahontas si rivolge, silente, al proprio amante, interrogandosi sul mistero dell'amore che, nel proprio linguaggio universale, supera qualsiasi differenza. L'assunto non è estraneo al cinema di Malick. Il poco prolifico regista texano cattura il proprio cinema proprio all'interno di queste coordinate definite tra una ricerca di semplicità espressiva, di cui questo film diventa paradigma visibile e una ricerca di simbiosi con qualsivoglia elemento naturale. Ripercorrere la sua scarna filmografia, significa essere disponibili ad entrare in sintonia con questi elementi e la loro multiforme complessità. Il risultato è quello di un cinema spontaneamente semplice, giocato sul doppio binario della sottrazione e della implementazione. Sottrazione che funziona con l'eliminazione di qualsiasi componente che si presenti come eccessiva, che sopravanzi il valore espressivo dell'immagini (dialoghi, indugi convenzionalmente inutili ...) che risultano, invece, ricche di calore espressivo e adeguate a un principio di autosufficienza delle immagini che è dote rarissima da rinvenire e appannaggio di pochi e scelti autori.

Malick con The new world lavora molto sul proprio assunto espressivo eliminando qualsiasi superfluità che potrebbe apparire accattivante, si concentra esclusivamente sui personaggi, indimenticabili primi piani e la galleria di volti difficilmente imitabile quanto a forza e valore espressivo, per ottenere un'opera compatta e vibrante, secca e di sconcertante semplicità, coraggiosa nell'affrontare, in questi anni, il tema della diversità  culturale legata alla nascita del Nuovo Mondo che nel titolo appare più un auspicio che uno sguardo al passato.

L'attenzione dell'autore è tesa a fare emergere l'intreccio amoroso, a dimostrare quanto possa la forza dell'amore nella sua destabilizzante dirompenza.

Tema dominante, come sempre nell'opera di Malick, è quello degli elementi naturali non puro contorno, ma personaggio vivente e dominante di un cinema che sembra vivere assorbendo l'afflato dell'ordine naturale. Così avveniva in I giorni del cielo, in cui l'incombenza della forza degli elementi naturali atterriva i protagonisti, così in La sottile linea rossa nel quale la attonita incombenza accompagnava la precaria esistenza dei soldati e la sua bellezza ne proteggeva i sentimenti, così avviene oggi in The new world in cui la sua ruvida incombenza conduce il cammino dei due protagonisti.

Qui lontanissimo da ogni indugio, Malick spezza la propria tradizione utilizzando il paesaggio in modo del tutto differente dal passato. Racchiude il suo film nello spazio della baia che ha accolto le navi, gira tra la sterpaglia, tra le erbacce sottraendo, per l'appunto, qualsiasi spunto di facile romanticismo che potesse essere suggerito dall'ambiente circostante. Qui si svolge la bella storia di Pocahontas, tra la bellezza del suo sorriso e la leggerezza della sua presenza al fianco di John che intravede l'addensarsi delle nubi su quei sentimenti così puri, così semplici, nati laddove ciò appariva neppure probabile, come oggi non potremmo immaginare l'amore tra un umano e un extraterrestre. È la percezione di un nuovo mondo con un'apertura d'occhi che solo Contact aveva avuto, un nuovo mondo, che, nella concezione di Malick, era partito dalle giuste premesse attraverso una naturale integrazione in cui l'amore, la forma più alta di disponibilità verso l'altro, aveva giocato un ruolo essenziale. Su queste premesse era nato il nuovo mondo, oggi nel nuovo mondo sull'altare della democrazia, un ex uomo di cinema (?), sacrifica la vita di un nativo gravemente ammalato, calpestando ancora una volta quelle premesse e spalancando la porta su un ennesimo orrore che spegne(rebbe) lo splendido sorriso della giovane Pocahontas.

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