Speciale The New World: "Nascita di una Nazione: ieri come oggi"
La macchina da presa si sofferma sulle gesta, sugli sguardi, sulle labbra, sui canti dei pellerossa e sul sorriso di Rebecca, facendo in modo che a sussultare siano le nostre anime di uomini, smarriti sulla riva, esitanti davanti a un nuovo mondo che non riconosciamo come nostro.

Se il cinema di Terrence Malick guarda al passato lo fa solamente per riallacciare le fila con un presente che sembra aver dimenticato ogni cosa: quanto abbiamo bisogno, oggi, di un regista capace di offrirci uno sguardo unico e personalissimo, così distante eppure così vicino a noi? Tantissimo. Mentre scorrono le immagini del suo film, quello che ci viene posto dinanzi è l'origine del mito, la Nascita di una Nazione, la bellezza di un Paradiso incontaminato che noi uomini - e soltanto noi - non siamo riusciti a mantenere tale. "The New World" diventa così la cronaca di una (ri)scoperta, la contemplazione assorta di tutta una magnificenza che abbiamo sempre avuto sotto agli occhi, ma che ben poche volte abbiamo avuto il buon senso di apprezzare. History repeats itself: è con questa dolorosa consapevolezza che Malick guarda al suo (al nostro) giardino perduto; lo abbiamo perso, lo abbiamo ritrovato tra cotanta gioia ma, stiamone certi, ce lo lasceremo sfuggire ancora. Nella logica di questo discorso non ci importa indagare sui motivi che rendono il film un capolavoro mancato, un'opera imperfetta rispetto ai lavori precedenti: ciò che conta è sottolineare l'unicità che contraddistingue un cinema che non assomiglia a null'altro, un oggetto prezioso e sfuggevole; ci racconta di una Storia che affonda le mani nella bellezza e nella purezza, ma che non può far altro che sfociare nel sangue. Perché così è stato, e così sarà per sempre. La macchina da presa si sofferma sulle gesta, sugli sguardi, sulle labbra, sui canti dei pellerossa e sul sorriso di Rebecca, facendo in modo che a sussultare siano le nostre anime di uomini, smarriti sulla riva, esitanti davanti a un nuovo mondo che non riconosciamo come nostro. O, forse, talmente increduli di quello che saremmo dovuti essere (e che ci viene ora mostrato per la prima volta) da voler stravolgere noi stessi. E allora cosa fare, se non ricreare il nuovo ad immagine e somiglianza del vecchio? Come ne "La Sottile Linea Rossa" però, ancora una volta sarà presente come testimone unica e attonita la natura: estranea e anonima, sorgente di urla silenziose che nulla possono di fronte alla deflagrazione del nostro Eden; la sua impassibilità è l'unica risposta che potremo ottenere.
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