"Blade II" di Guillermo Del Toro
Del Toro sembra aver assimilato, forse meglio del primo "Blade", le dinamiche fisiche e spaziali, le tendenze futuribili dei vampire-movie
E' tornato il "diurno", colui che nel giorno porta il colore della notte. Un'anima divisa in due, un samurai in fase terminale infettato dalle libagioni dell'occidente. E' Wesley Snipes il tarchiato diurno, lontano dall'immaginario filiforme dei classici vampiri cinematografici, ma robusto e veloce quanto basta per non farsi doppiare dal girotondo spasmodico dei tempi moderni e delle inquadrature che li coreografano. Chi infatti meglio del vampiro ha potuto darsi come spettatore di questo secolo di film, passandosi di morso in morso il testimone di una cinematografia malefica che ha somatizzato le estetiche delle paure di una società? Dal Nosferatu di Murnau (1922) al Blade II di Del Toro sono passati esattamente ottanta anni di mutamenti estetici del genere horror. In questo lasso di tempo si sono incrociati i corpi esangui di un carnaio vampiresco che li ha visti sbracciare, affogare beatamente e fare il non-morto a galla nel ribollente mare ematico in filigrana cellulosica. Se la peste, la bomba atomica, il cancro e in ultimo l'aids sono le Patologie di una civiltà che non si accorda col suo mondo, il vampiro è la Malattia del cinema. Il vampiro è l'essere, o se volete il non-essere, che quasi dagli albori del cinema ci ha fatto riverberare contro le nostre angosce, e come un rabdomante del sangue ha precorso, con lungimiranza estetico-linguistica degna di un grande sperimentatore, le vene di un corpo-cinematografico in attesa di mutazione. Il vampiro è sempre stato il virus del cinema, ma in facoltà di questo rapporto parassitario, paradossalmente, non è stato solo lo sfruttatore, quindi il virus, a guadagnarci. Soprattutto in questi ultimi anni il cinema horror a braccetto con il vampiro, il suo più vecchio compagno di merende, è riuscito a dare una svecchiata ai suoi stilemi, coinvolgendo con il suo morso anche generi differenti. Blade II non fa eccezione, Del Toro infatti sembra aver assimilato, forse meglio del primo Blade, le dinamiche fisiche e spaziali, le tendenze futuribili dei vampire-movie. L'action movie americano e in subordine il genere horror, sono officine nei quali interni si stanno studiando le nuove geografie linguistiche e strutturali del cinema moderno. Come la saga Blade conferma, il cinema odierno, l'energia cinetica sprigionata dalla celerità del "tempo cinematografico", abbisognano di un corpo che sappia stare al loro passo. E nel prospetto di un'evoluzione cinema-tica sempre più muscolare, anche i nipoti dell'allampanato Nosferatu dovranno, se non vorranno rincorrere sino allo sfinimento il collo pulsante delle recenti mdp, l'esempio postmoderno del nerboruto Blade.
Titolo originale: Blade II
Regia : Guillermo Del Toro
Sceneggiatura : David S. Goyer dai personaggi creati da Marv Wolfman, Gene Colan
Fotografia: Gabriel Beristain
Montaggio: Peter Amundson, Lionel Johnson
Musica: Marco Beltrami, Danny Saber
Scenografia: Carol Spier
Costumi: Wendy Partridge
Interpreti: Wesley Snipes (Blade/Eric Broocks), Kris Kristofferson (Abraham Whistler), Ron Perlman (Reinhardt), Leonor Varela (Nyssa Damaskinos), Norman Reedus (Scud), Luke Goss (Jared Nomak), Thomas Kretschmann (Elder Eli Damaskinos), Matt Schulze (Chupa), Danny John-Jules (Assad)
Produzione: Peter Frankfurt, Patrick J. Palmer, Wesley Snipes per Amen Ra Films/Imaginary Forces/Justin Pictures/Milk & Honey/New Line Cinema
Distribuzione: Eagle PicturesDurata: 116'
Origine: Usa, 2002
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