"Constantine", di Francis Lawrence

Vestito da horror, truccato da noir, "Constantine" si ispira ad "Hellblazer", fumetto dell'orrore targato DC Comics. Mille simbolismi da lezione di religione nascondono l'indecisione di Lawrence, che non sceglie tra target adulto e target adolescenziale e spreca un'occasione di mettere in scena efficacemente il rapporto tra bene e male.

Di nuovo il cinema saccheggia il mondo dei fumetti. Constantine è la trasposizione cinematografica del comic "Hellblazer", discontinuamente pubblicato in Italia e nato, come Superman, Batman e centinaia di altri personaggi, dalla fabbrica di miti DC Comics. Il protagonista di "Hellblazer", John Constantine, è un uomo dotato di poteri paranormali, in perenne contatto con il mondo dell'aldilà. Allo stesso modo, il Constantine del film è in grado di poter viaggiare a piacimento tra i "piani" in cui si suddivide l'esistenza: l'inferno, il superno, e quello dei comuni mortali, marionette tra le grinfie, o le ali, di creature ultraterrene.
Lo sguardo di Constantine possiede un dono: vedere gli angeli o i demoni che si nascondono dietro false sembianze umane. La moltiplicazione delle manifestazioni demoniache, e l'amplificazione della loro pericolosità, lo convincono che qualcosa di molto preoccupante stia per accadere. Ma Constantine ha un segreto inconfessabile che lo rende risoluto nel lottare contro le forze del male: una colpa grave, riscattabile solo a costo di sforzi sovrumani. Intorno a lui, una bella poliziotta annichilita dall'anomalo suicidio della sorella, devota cattolica.
Nel film di Lawrence, ulteriore esperto di videoclip passato alla fiction, il biondo ed inglese Constantine della matita - ricalcato originariamente sulla figura di Sting - si trasforma in un americano dalle fattezze di Keanu Reeves; con l'effetto collaterale, certo non indesiderato, di un costante retrogusto di Matrix. Correttamente, però, l'atteggiamento di Reeves ricalca più la boria di un Bogart/Marlowe o l'ironia di Dylan Dog, anche se ad animarlo non è il cinismo disilluso del detective irritato dalla malvagità umana e dalla petulanza del male, quanto la lucida determinazione del predestinato.
Lo sfruttamento delle storie del fumetto originale avrebbe dovuto lasciare mano libera all'inventiva di Lawrence. La sua messinscena del rapporto tra bene e male, però, si limita alla definizione di una convergenza tra opposti, risolvendosi nello snocciolamento di mille simbolismi da lezione di religione, coniugati nei modi dell'horror e con i ritmi del noir. Come se Lawrence fosse rimasto indeciso sul pubblico di riferimento: l'adulto in cerca di identificazione con l'eroe positivo, o l'adolescente a caccia di emozioni. L'inferno di Constantine spreca la sua singolare collocazione - il parallelo spazio-temporale con la realtà - rimanendo solo un freddo esercizio di programmazione informatica, che neanche la Weisz riesce a riscaldare: la scena più sexy in cui il suo personaggio è coinvolto la vede mezza annegata in una vasca da bagno. Saporito invece l'ennesimo ruolo bivalente di Tilda Swinton, Arcangelo Gabriele asessuato ma pieno di sorprese.

Titolo originale: id.
Regia: Francis Lawrence
Interpreti: Keanu Reeves, Rachel Weisz, Shia LaBeouf, Tilda Swinton, Pruitt Taylor Vince, Djimon Hounsou
Distribuzione: Warner Bros. Pictures Italia
Durata: 1h 59'
Origine: USA, 2005

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