COLONNE SONORE - Musica in sala: "Addio a György Ligeti, la musica del disincanto"
In occasione della recente scomparsa del compositore di origine ungherese (il cui talento è stato utilizzato anche da Kubrick per "2001 Odissea nello spazio", "Shining" e "Eyes Wide Shut"), riproponiamo parte di un interessante profilo pubblicato da La Stampa a firma di Sandro Cappelletto.

(...) È difficile collocare Ligeti all'interno di una definita scuola musicale del Novecento: certamente, ha avuto i suoi amori, primo fra tutti quello per il connazionale Bela Bartok e la sua libertà di sguardo, capace di assimilare le tradizioni arcaiche del folklore, restituendole con le più moderne soluzioni. Nell'ottobre del 1956 anche Ligeti, con migliaia di studenti e operai, è in piazza a Budapest, mentre si abbatte la statua di Stalin e si consuma il soffio breve di quella «rivoluzione di pace». Arrivano le truppe sovietiche - «a Praga nel 1968 - dirà anni dopo - erano più preparate, lì non vi furono carneficine» - e lui e Vera, la seconda moglie, fuggono verso il confine austriaco, come altri duecentomila ungheresi; spazzolino, dentifricio, le prime partiture, tra cui Apparitions, ripiegate in una cartella: il bagaglio è tutto qui. Era già molto informato sullo stato dell'arte musicale: attraverso la radio, aveva ascoltato le musiche e «i sorprendenti silenzi» di John Cage, che incontrerà anni dopo ai corsi estivi di Darmstadt. Aveva già sviluppato anche delle idiosincrasie: due soprattutto, verso Theodor Adorno, «la persona più intelligentemente stupida che abbia mai conosciuto», colpevole di aver fatto «del giornalismo di bassa lega» e verso Stravinskij, al quale Ligeti riconosce il genio, ma non perdona di essere stato «uno sciacallo che spogliava i cadaveri di altri musicisti». Vince una borsa di studio della Radio di Colonia, dove conosce Karlheinz Stockhausen e compone i primi lavori elettro-acustici; ottiene la cattedra al Conservatorio di Amburgo, incontra, per un'amicizia che dura nel tempo, il connazionale Gyorgy Kurtag; si lega a un importante editore, efficiente e utile nei momenti di difficoltà: episodi che scandiscono la messa a fuoco di una personalità anti-dogmatica, insofferente di ogni sintassi, di ogni estetica che pretenda all'assoluto, al definitivo. Il «pensiero-debole» sembra trovare in Ligeti il proprio più persuaso apostolo in musica. La sua bulimica intelligenza compositiva si misura con i generi più diversi: il tessuto fittissimo, labirintico, di Ramifications, per orchestra d'archi, Aventures, un «teatro di suoni e rumori dove trova spazio tutta la folle logica della vita». Un'opera come Le grand macabre, destinata a rimanere esempio inimitabile di un teatro visionario, necrofilo e irridente. Nel 1979, Giorgio Pressburger ne proporrà una celebre messa in scena a Bologna, e negli anni successivi l'opera continuerà a essere allestita e incisa, divenendo rapidamente un classico del teatro musicale contemporaneo. Settembre Musica lo invita a Torino e in quell'occasione si pubblica il primo ampio volume a lui dedicato nel nostro Paese. Ligeti scrive Allegri e Capricci, Marce nuziali e un folle, percussivo Hungarian Rock per clavicembalo: la storia della musica e della cultura gli scorre davanti come un tapis-roulant funambolico, dove Bach dà la mano a Franz Kafka, la crudeltà dei dipinti di Francis Bacon incontra le meraviglie stupefatte dell'Alice di Lewis Carroll. Compone un Requiem che immagina come «una striscia dei fumetti di Corto Maltese», tra devozione e divertimento. Si descrivono i suoi lavori come irridenti, «osceni e demoniaci», ma quando scrive Lux aeterna fa raggiungere alle voci femminili altezze vertiginose, che trasfigurano il canto in luce, in desiderio di ascensione: uno dei brani senz'altro più «sacri» pensati da un autore del nostro tempo, se - come ha detto Pierre Boulez - «sacra è tutta la musica che racconta la verità e l'intensità di ogni esperienza umana». E in Ricercare, per organo, la dimensione dello spazio chiuso si frantuma di fronte allo sviluppo delle sonorità, all'incedere progressivo dell'astrazione più pura.
Sito su Stanley Kubrick con informazioni e materiali sulle musiche di Ligeti
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