COLONNE SONORE - Istanbul d'avanguardia

In "Crossing the bridge", il nuovo film del regista de "La sposa turca" Fatih Akin, il bassista degli Einstürzende Neubauten Alexander Hacke scopre l'anima della capitale turca attraverso il suo variegato panorama musicale, dal rock all'hip-hop passando per la musica tradizionale del Bosforo

Fatih Akin ne La sposa turca aveva già condito passioni e drammi in salsa musicale. E si era già avvalso della collaborazione di Alexander Hacke, bassista dei pionieri dell'industrial Einstürzende Neubauten. Ma in Crossing the bridge il musicista acquisisce il valore aggiunto di guida all'interno del variegato suono di Istanbul, perché - come ci avverte la massima di Confucio in apertura del film - se si vuol comprendere l'anima di una città bisogna conoscerne la musica.

Hacke in passato aveva assaporato il mondo di celluloide in veste di compositore, seppur per produzioni minori e facendosi accreditare con i più disparati pseudonimi fino a raccogliere nel 1995 le sue esperienze nella raccolta Filmarbeiten. Stavolta è invece un esploratore la cui impresa ha inizio sul Bosforo, su una chiatta dove i Baba Zula mescolano sapientemente suggestioni orientali ed occidentali frullando nel mixer elettronica, tradizione turca e registrazioni di suoni naturali. Ed anche l'incontro con gli Orient Expressions lascia quello stesso sapore di fusione sonora, caratteristico di una millenaria  fucina culturale quale è Istanbul. Il vecchio grunge esplode invece nelle performance dei Duman, influenzati da un lungo soggiorno del leader a Seattle durante l'ultima grande rivoluzione del rock. E a proposito di trend che vengono dall'America, non può mancare all'appello l'esibizione degli Istanbul Style Breakers, crew politicizzata che sottolinea le differenze con il rap a stelle e strisce nei contenuti legati alla storia e alle vicissitudini della città. Chi può aver influenzato una scena così eterogenea e vivace? Tutte le strade portano ad Erkin Koray, il trasgressivo padre del rock turco tuttora acclamato, capellone e capace di rendere sold-out ogni suo concerto.

Eppure Istanbul vive anche dei suoni metropolitani, dei clacson e delle voci comuni che si incrociano lungo le strade dalle prime luci dell'alba fino a notte fonda per formare la musica del progresso. Anche questa sinfonia l'avido Alexander Hacke imprigiona nel suo computer portatile, alla stregua di un moderno Russolo. Sebbene la sua natura di musicista lo porti a stanare qualunque suono e a farlo ondeggiare divertito o saltare esaltato, ogni tanto la sua inclinazione avanguardista fa capolino. Le peregrinazioni del bassista tedesco continuano annusando e scovando le più disparate realtà musicali, che si tratti di una cantante curda o di musicisti di strada: l'ago della bilancia si sposta sempre più verso suoni orientali e si arriva ai miti del pop e del folk.

 

E' indiscussa la celebrità di Orhan Gencebay, non solo ideatore del genere arabesk e virtuoso del saz, il liuto dal collo lungo, ma persino attore baffuto in una lunga sequela di film di genere. Il podio femminile spetta invece a Sezen Aksu, da oltre venti anni icona assoluta della canzone d'autore, con la quale Hacke interpreta un vecchio e malinconico pezzo. Manca all'appello l'ultra-ottantenne Muzzeyen Senar, regina quasi-dimenticata della musica classica turca che rimedia alla sua attuale scarsa visibilità con un'energica esibizione nella quale sorseggia e infine scaglia a terra un bicchiere di saki. Ecco dunque che questa carrellata musicale,apparentemente dispersiva ma piuttosto sintomatica di una scena musicale complessa e diversificata si conclude al sapore d'oriente. Ma Istanbul, si sa, fa l'occhiolino all'occidente. E i titoli di coda arrivano lasciando la sala tra l'attonito e il divertito sulle note plasticose e commerciali di Madonna che canta Music.

Cinque dischi consigliati:

 

Crossing the bridge - The sound of Istanbul (2005)

Orhan Gencebay - Benim Dertlerim (1978)

Sezen Aksu - Bahane (2005)

Baba Zula - Psychebelly Dance Music (2005)

Orient Expressions - Divan (2005)

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