"Una notte da leoni", di Todd Phillips
I tre trentenni americani di The Hangover segnano forse la nascita di un nuovo filone nella commedia americana. Non sono i nerd di Judd Apatow e di Seth Rogen, e non hanno la fisicità debordante del Frat Pack. Sono normali ragazzoni ai cui vizi e alla cui immaturità si guarda con animo benevolo. Gli sceneggiatori John Lucas e Scott Moore sono al terzo successo consecutivo, e bisognerà tenerli d'occhio.
Negli Stati Uniti, The Hangover è senza alcun dubbio la sorpresa del momento. Non è difficile capire perchè agli americani stia piacendo oltre ogni previsione questa commedia low-budget, dedicata più che altro al pubblico maschile: incarna a perfezione l’infantilismo dei protagonisti, che si battono tra le angosce e le paure dei trentenni di tutto il mondo occidentale, le stesse che in Italia vengono quasi sempre trattate con occhio critico e melodrammatico, specie nel cinema del primo Gabriele Muccino (anche se vi si potrebbe leggere una curiosa somiglianza di intreccio con Tre uomini e una gamba). Lontani dal poterne sopportare le prediche, i prossimi adulti d’oltreoceano hanno gradito l’ammiccamento complice del trio che cerca di rimediare alle conseguenze di una notte brava a Las Vegas, tra spogliarelliste, alcool, tigri lasciate in bagno e improbabili boss cinesi. Eppure, se tre indizi fanno una prova, questo trionfo non è solo il caso di un film che gode la notorietà di un’estate: la coppia di sceneggiatori formata da John Lucas e Scott Moore è al terzo successo consecutivo nello spazio di un anno, dopo il natalizio Tutti insieme inevitabilmente e La rivolta delle ex, che da noi uscirà a breve. Il loro peso nella realizzazione finale è ancora più evidente nel momento in cui The Hangover si dimostra come un film che punta molto sulla scrittura, sulla costruzione delle situazioni che si accumulano senza un vero senso compiuto (i tre hanno dimenticato le loro gesta notturne, e non comprendono le cause di quello che gli capita, lasciando agli effetti un campo libero e potenzialmente infinito), piuttosto che sulla messa in scena. Proprio l’immaturità – sentimentale e quindi esistenziale, legata allo spartiacque decisivo del matrimonio e della famiglia – sembra essere al centro delle tematiche dei due autori, che potrebbero arrivare a saldare il Frat Pack ormai istituzionalizzato e lo spirito indipendente di nuovi autori come Judd Apatow, Seth Rogen e Jason Segel. Infatti, le grottesche avventure del dopo sbronza vengono viste sia con l’occhio benevolo e paternalistico del padre della sposa, sia come un modo tutto sommato accettabile con cui dei bravi e sani ragazzi possono sfuggire agli obblighi e alle responsabilità: del resto, quello che accade a Las Vegas resta a Las Vegas.
Quindi, i film di Lucas e Moore sono allo stesso tempo irriverenti e allo stesso tempo conservatori, e si presentano come una sintesi riuscita e asciutta del meglio che può offrire il panorama comico americano. Per di più, questa volta gli attori protagonisti sono tutti volti più o meno nuovi sulla scena. Tutti e tre provengono dalla televisione: Bradley Cooper da Alias, da Nip/Tuck e da Kitchen Confidential, Ed Helms è una delle spalle di Steve Carell in The Office e Zach Galifianakis da Tru Calling e Reno 911!, e proprio quest’ultimo – il suo essere goffo lo avvicina ad un Jack Black meno verboso, ma non necessariamente meno straripante – sembra aprire la strada ad un ennesimo ricambio generazionale. E’ presto per dire se è nato un nuovo filone all’interno di uno dei generi più importanti di Hollywood, ma è sicuramente un fatto che il sorprendente consenso della platea non è un fenomeno isolato.
Titolo originale: The Hangover
Regia: Todd Phillips
Interpreti: Justin Bartha, Bradley Cooper, Ed Helms, Zach Galifianakis, Heather Graham
Distribuzione: Warner Bros.
Durata: 98'
Origine: USA, 2009
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