COLONNE SONORE - Musica e illusione, Una notte da leoni
I brani musicali che compongono il film di Todd Phillips acquistano un ruolo non trascurabile all'interno dell'anima teorica e narrativa di Una notte da leoni, nel suo percorso iconografico e drammatico-demenziale, sia come commento alle gag in serie, che come controcanto metamusicale ai vari set che compongono la delirante Las Vegas dei quattro trentenni protagonisti
Una delle sorprese di questa stagione cinematografica appena conclusa è stata senza dubbio il film diretto da Todd Phillips. Una notte da leoni (The Hangover) è infatti opera assolutamente imprescindibile per il modo in cui riesce, come scrive il nostro Emanuele Di Porto, a mescolare irriverenza e conservatorismo, abilità strategica nello sviluppo reiterato di situazioni ingarbugliate, surreali, e sostanziale vacuità del plot di partenza. Inutile dire che in un film come quello di Phillips, prevalentemente scritto e recitato più che diretto (sebbene questa considerazione lasci il tempo che trova dal momento che per noi Phillips è - tecnicamente e non solo - un ottimo regista), la colonna sonora agisca più nella funzione di supporto alle immangini, meglio ancora alle situazioni, piuttosto che come elemento trainante o autosufficiente. Detto questo la colonna sonora di Una notte da leoni ci sembra comunque interessante da analizzare per la sua totale funzionalità a una certa tendenza alla musicalizzazione concettuale (ma anche generazionale) tipica della commedia americana contemporanea.
Il cd della colonna sonora contiene 12 tracce musicali, 12 canzoni più o meno orecchiabili di diverso genere (rock, pop, ballate melodiche) che non lasciano particolare traccia nell'ascolto privato - sebbene siano presenti almeno un paio di chicche assolutamente imperdibili come il classico di Phil Collins In the air tonight e la bellissima, a suo modo perturbante, Thirteen dei Danzig - ma che acquistano un ruolo non trascurabile all'interno dell'anima teorica e narrativa del film, nel suo percorso iconografico e drammatico-demenziale, sia come commento alle gag in serie, che come controcanto metamusicale ai vari set che compongono la delirante Las Vegas dei quattro trentenni protagonisti. Una cosa assolutamente importante da evidenziare è infatti come all'interno di Una notte da leoni musiche e ambienti ascquistino un ruolo culturale e autoironico che funziona soprattutto se messo in parallelo alla visione di Las Vegas come
universo cinematografico artefatto carico di illusioni e allo stesso tempo di contenuti spettcolari(zzabili). Sono soprattutto da intendere in tal senso almeno le due esplicite citazioni da Casinò di Martin Scorsese e Rain Man di Barry Levinson. La prima agisce solo a livello figurativo e ritrae il dettaglio degli occhiali da sole del gangster orientale con il riflesso della macchina nel deserto alla stessa stregua di Asso Rothstein (De Niro) nel film di Scorsese. Un vero e proprio omaggio per cinefili, che si trasforma in esplicita parodia nel riferimento al film di Levinson. Qui infatti il duo Cooper-Galifianakis incarna esplicitamente Tom Cruise e Dustin Hoffman nella famosa scena della scala mobile all'interno del casinò, riferimento cinematografico che viene replicato anche a livello musicale con l'utilizzo della canzone Iko Iko dei Belle Stars (che nel film di Levison era presente nei titoli di testa). Nella scelta dei brani musicali il film di Phillips sembra seguire una sua mappa personale continuamente in bilico tra l'omaggio e la presa in giro, tra il citazionismo e il riferimento storico-culturale. Il recupero di In the air tonight, primo singolo della carriera solista di Collins datato 1981 fa non a caso da apripista all'abissale e divertente cammeo di Mike Tyson, campionissimo del pugilato americano proprio nel decennio degli '80. Due icone messe a confronto con Tyson che addirittura obbliga i protagonisti a canticchiare il ritornello. La cover della elvisiana It's Now or Never conferma l'ambiguità dell'operazione, dove il riferimento a Elvis non sembra alieno da una critica al clichè e allo status preconfezionato della Las Vegas città dei sogni, immagine peraltro che l'intero film di Phillips si diverte a confutare e allo stesso tempo rilanciare. Funzione diegetica e catartica ha invece la Stu's Song cantata dall'attore Ed Helms al pianoforte a metà film, quasi un intermezzo riepilogativo e allo stesso tempo distensivo nel momento in cui le ricerche per trovare l'amico Doug sembrano essersi arenate definitivamente.
Clip di In the Air Tonight da Una notte da leoni
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