SOUNDTRACKS - Antonio Capuano, a ritmo partenopeo


L'anima di Napoli nell'opera filmica di Antonio Capuano si sdoppia attraverso le collaborazioni con Raiz di Almanegretta e Pasquale Catalano. L'una falsamente rigorosa, forzatamente intellettuale e drammaticamente inconsistente; l'altra vitale, chiassosa, sconclusionata

l'amore buio - antonio capuanoDue Napoli. L'una falsamente rigorosa, forzatamente intellettuale e drammaticamente inconsistente; l'altra vitale, chiassosa, sconclusionata. La prima si bea nell'ascolto di versi teatrali,  stringati, impostati. La seconda si perde nella ridondanza di una lingua musicale e antica, dove la pronuncia stessa di una frase si compone su di un pentagramma dialettale. Due anime cittadine supplementari che si rincorrono e si intersecano in tutta l'opera filmica di Antonio Capuano, e che ne L'amore buio si ripropongono nella propria drammatica e attuale esistenza. Rosa, che preferirebbe chiamarsi Margherita perchè la rosa ha troppe spine, e Ciro, che impara a giocare con le parole nel carcere di Nisida, si legano indissolubilmente dopo il consumarsi di uno stupro, rapido, senza parole, che si consuma lontano dalla vista e si copre con i battiti di una musica martellante. A Pasquale Catalano, compositore napoletano, Capuano affida di riempire di note quegli spazi vuoti, quei silenzi che accorciano la distanza corporea e sociale dei due giovani protagonisti. Fino alle sequenze finali, che passano dalla contestazione rappata  del carcere - i cui versi sono scritti dallo stesso regista - al finale dilatato sulle note di Unreacheble Eyes di Toto Toralbo.

la guerra di mario - antonio capuanoUn incontro tra la delicata introspezione di Capuano e il minimalismo compositivo di Catalano era già avvenuto ne La guerra di Mario (2005), quando un pianoforte veniva donato dalla benestante madre affidataria al piccolo protagonista, riluttante verso l'apprendimento musicale di uno strumento icona di un mondo borghese, che detto con le sue parole 'non gli appartiene'. E nonostante il disinteresse di Mario, tutto il filo della vicenda del bambino difficile si dipana sulle composizioni pianistiche di Pasquale Catalano, all'epoca reduce del grosso successo ottenuto grazie alla scrittura delle musiche de Le conseguenze dell'amore (2004).
Ma l'anima di Napoli partorisce la colonna sonora anche di quello che si considera forse il film più riuscito di Antonio Capuano, Luna Rossa (2001). Questa volta viaggiando su sonorità che mescolano la tradizione musicale partenopea a suoni sincopati e freddi, stranianti come la violenza che imperversa insensata dentro la contemporanea orestiade, impregnata non solo dal sangue, ma anche dal tradimento, così come accade nella canzone -resa celebre da Claudio Villa - che presta il titolo al film. Pare che Capuano volesse limitare all'interpretazione del Reuccio di Luna Rossa il commento musicale alla sua pellicola. E invece Raiz, leader degli Almamegretta, assieme a Luca Gatti, compositore e musicista trapiantato a Londra, realizza una soundtrack al buio, unicamente sulla base della lettura del soggetto. Al buio come quando di notte splende la luna rossa, mentre i conti di camorra vengono inesorabilmente regolati, e non resta altro che abbandonarsi a suoni profondi, appassionati e sanguigni.

 

LUNA ROSSA - Sequenze e colonna sonora

 

Se rimosso, visibile anche qui in HD

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