CANNES 59 - "Il libro mi ha catturato perche' ha i turbamenti familiari di un thriller che non lascia mai lo spettatore...". Incontro con Ron Howard.

Era al centro di aspre polemiche e richiami al boicottaggio il film tratto dal best seller di Dan Brown. Alla fine, l'evento di apertura del Festival di Cannes, per la verita', non ha suscitato grandi entusiasmi nel pubblico accorso all'anteprima. Qualche timido applauso ed anche qualche fischio.

CANNES 59 - ''Il libro mi ha catturato perche' ha i turbamenti familiari di un thriller che non lascia mai lo spettatore...''. Incontro con Ron Howard.

 

L'evento di apertura del Festival di Cannes, per la verita', non ha suscitato grandi entusiasmi nel pubblico accorso all'anteprima. Qualche timido applauso ed anche qualche fischio per il film di Ron Howard, autore da sempre amato e apprezzato dalla nostra rivista. Il codice Da Vinci e' la traspozione alquanto fedele del best seller di Dan Brown, al centro di aspre polemiche e di continui richiami al boicottaggio da parte di buona del mondo cattolico. L'adattamento cinematografico, realizzato dal regista americano e' stato prodotto da Brian Grazer e girato a Parigi, negli studi di Pinewood e di Shepperton e nell'isola di Malta.

 

Perche' ha scelto di girare questo film e di confrontarsi con questo romanzo di grandissimo successo?

Ho scoperto il libro come la maggior parte della gente, facendomi anche consigliare. Ognuno s'interessa per diverse ragioni al libro che tocca ciascuno ai livelli piu' differenti. Il libro mi ha preso perche' c'e' il thriller e l'avventura, due componenti importanti per il mio cinema. Questa storia possiede lo stile e tutti gli elementi tradizionali che regalano al cinema la suspense. Intrattiene lo spettatore senza mai lasciarlo e lo conduce in una direzione per poi sorprenderlo all'improvviso. E' soprattutto per questo che la storia che ha immaginato lo scrittore Dan Brown ha catturato i suoi lettori. Ha il sentimento familiare di un thriller ma la piega che prendono gli eventi e' assolutamente inattesa e realmente affascinante.

 

Nel film fondamentale e' la scenografia. Come avete lavorato?

Certamente all'inizio intimidisce dover lavorare per riadattare un libro di questa portata. Quando abbiamo deciso di fare questo film, il libro era gia' diventato un fenomeno letterario e percio' sono andato sul sicuro e ho scelto come scenografo il grande Akiva Goldsman. Entrambi abbiamo avuto lunghe discussioni. Non avevo mai lavorato su un progetto che non solo facesse nascere sentimenti ed emozioni tutte così forti, ma che suscitasse anche delle riflessioni complesse e passionali.

Che ruolo ha avuto lo scrittore Dan Brown?

Durante la fase di scrittura, il produttore, lo scenografo e il regista hanno spesso consultato Dan Brown. Dan e' stato un collaboratore preciso: e' stato comprensivo e desideroso di fare procedere velocemente le cose. Ha accettato il fatto che lo scenario non poteva essere una copia conforme del romanzo ed e' stato consapevole sin da subito che avremmo epurato e condensato il suo lavoro. E' stato costantemente a disposizione, ci ha aiutato ad interpretare delle cose. In pratica, potrei dire che il film rappresenta, in un certo senso, una versione riaggiornata del libro.

 

Oltre al personaggio interpretato da Tom Hanks, che naturalmente copre un ruolo cruciale nella storia, quanto e' importante la parte interpretata da Audrej Tautou?

Uno dei temi che ha trovato un'eco fondamentale a casa mia quando ho letto il libro, e' stata la voglia di voler tenere un posto di primo piano nel film alla sacralita' femminile. Ho tre figlie e sono sposato da trenta anni con una donna di forte personalita' e quindi era importante per me seguire questa strada. Il viaggio emozionale di Sophie nel film e' molto eccitante. Avere anche un personaggio femminile forte al centro della storia, vedere poco a poco che lei si avvicina al mistero della sua vita, aggiunge una meravigliosa suspense a questo thriller. Audrej possiede una qualita' unica: lei e' allo stesso tempo enigmatica e accessibile, intimidita e misteriosa.

 

Che effetto le ha fatto girare al museo del Louvre?

Il museo subito mi ha fatto pensare alla speleologia. E' come scendere in una grotta, illuminata e vedere tutte queste formidabili figure sui muri. Quando si e' soli nel Louvre si ha la sensazione di trovarsi in una caverna piena di tesori dell'umanita', di tesori artistici.

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