CANNES 59 - "Les anges exterminateurs", di Jean-Claude Brisseau (Quinzaine des Realisateurs)
Nel film di Brisseau tutto appare illuso ed eluso in un gioco erotico seducente e malinconico, che rende esule lo sguardo, lasciando l'animo libero di tendere verso il centro della propria segretezza.

"Les anges exterminateures" del regista francese Jean-Claude Brisseau, presentato al Festival nella sezione "Quinzaine de Realisateurs", racconta di Francois (Frederic Van Den Driessche), un regista che, desideroso di realizzare qualcosa di nuovo per il cinema, decide di dirigere un film a metà tra la finzione e la realtà, in cui risalti la trasgressione fisica del piacere. Quello di Jean-Claude Brisseau è un film sul desiderio e sulla ricerca, fisica e intellettuale, tesa a "comprenderne" l'essenza. Brisseau filma il desiderio, sempre sfuggente nella sua eccentricità, nella continua tensione verso ciò che manca ed è assente, tenendo, attraverso lo sguardo del suo protagonista, a distanza i corpi, per meglio esprimerne e catturarne la tesa e fragile sensitività; la convulsa ricerca del piacere e della trasgressione da forma alla messa in scena spingendo oltre la narrazione per eccesso (le lunghe e ripetute scene di sesso che accompagnano i provini di Francois). I corpi di Brisseau sono esposti allo sguardo come offerta d'amore e di piacere, ma, anche, denudati da uno sguardo prensile che vuole afferrarne l'anima, e con essa il senso del suo infinito trasmigrare, nella ricerca inesauribile e inesaudibile di un centro. Cosi ne Les anges exterminateurs i corpi scivolano sulla "pelle" delle immagini, scalfendo appena la "tattilità" degli occhi, impossibilitati quasi a contenerne la trasparente fisicità; proprio come quegli istanti che il cinema stesso cerca di fissare, lasciandoli trasparire in quella fluidità, in cui si vuole mescolata l'infinità del desiderio e la finitezza della vita. Lo stesso tessuto narrativo del film appare come lacerato da improvvisi lampi onirici che richiamano alla mente i fantasmi femminili (tra cui quello della madre) non del tutto esorcizzati da Francois, squarci che creano un'osmosi tra sogno e realtà, tra essere ed esistenza. In questo nuovo film di Brisseau tutto appare illuso ed eluso in un gioco erotico seducente e malinconico, che rende esule lo sguardo, lasciando l'animo libero di tendere verso il centro della propria segretezza.
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