CANNES 59: ''Over the Hedge'', di Tim Johson, Karey Kirkpatrick (Fuori Concorso)

Demenziale, sicuramente un successo in sala, con Il disegno dell'ambiente che lascia poco spazio al fittizio. Non ha certamente l'energia esplosiva e la spensierata frenesia dei precedenti successi della Dreamworks o della Pixar, ma alza un "muro" verde in cui ancora si puo' scongiurare l'antropomorfizzazione galoppante.

Il nuovo film d'animazione in 3D della Dreamworks sara' sicuramente un grande successo in sala. Diretto dall'esordiente Karey Kirkpatrick e dall'autore di Sinbad - La leggenda dei sette mari, Tim Johnson, ricorda per tecnica e struttura L'era glaciale, per trovate e citazioni Shrek. Non ha probabilmente la stesso spessore creativo ed inventivo dei titoli citati, ma e' pur sempre divertentissimo e soprattutto e' disseminato qua e la da qualche trovata geniale. L'inizio ricorda proprio L'era glaciale con una piccola volpe alle prese con un distributore automatico di snack e patatine. Per il resto, il film e' un piacevole ricordo ricorrente ed "intrusivo" dell'evento animato che si manifesta tra giochi e tormentoni, piu' o meno collaudati. Si tratta di deforestazione e degli uomini troppo vicini agli animali, tanto da rubare lo spazio, invadere un mondo diverso e quindi a tutti i costi da rispettare. Ritorna la primavera e la tartaruga Verne si risveglia dal letargo invernale insieme ai suoi compagni: uno scoiattolo imprendibile, una coppia di opossum, una famiglia di ricci. Troveranno la natura rinvigorita ma anche una spiacevolissima sorpresa. Dinanzi a loro a pochi passi, e' stato innalzato un "muro" fatto di edera e arbusti rampicanti, al di la dell'ostacolo l'uomo ha conquistato terreno, sottraendolo al bosco. Una volpe astuta quanto in ingorda, deve restituire il mal tolto, fatto di prodotti fast food, ad un orso minaccioso e spietato. Allora inganna la combriccola corrompendoli ad aprirsi al mondo degli umani, quasi come fosse per una frontiera da esplorare e da conquistare. Insieme organizzano un colpo in casa di una dispotica donna: dovranno svuotargli il frigorifero e riuscire a superare il guardiano, un gatto domestico che ripudia la vita selvatica. Cinema d'animazione che sfocia anche nel demenziale, con il disegno animato dell'ambiente che lascia poco spazio al fittizio. Non ha certamente l'energia esplosiva dei precedenti successi della Dreamworks o della Pixar, non ha quella geniale frenesia che contraddistingue opere come Shrek (soprattutto il secondo) o Alla ricerca di Nemo, ma ha almeno due trovate assolutamente geniali che da sole valgono la visione. Se pensiamo allo scoiattolo per la sua smisurata velocita', durante un'operazione delicata per salvare i suoi compagni, blocca il tempo, compie la sua missione, praticamente indisturbato, quasi irridendo gli avversari. Gli altri sono apparentemente immobili, ma soltanto troppo lenti per lui. Ma piu' di tutte, e' la trovata del muro verde che fa da intercapedine, da non luogo, dove potersi rifugiare, potersi nascondere: gli animali possono scoprire un nuovo mondo, costruito dall'uomo, che li difenda dagli istinti dei piu' forti, che siano orsi, che siano bisbetici su due gambe. Rivoluzionario o reazionario? Scegliere di rispondere e' gia' una violenza che solo all'uomo e' permessa, anche se alla fine resta un film assolutamente trasversale, come da tempo ci capita di vedere, per grandi e per piccini, con piccoli animaletti accattivanti, antropomorfizzati non solo negli sguardi e nelle movenze, ma anche nei desideri, nei sogni.

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