CANNES 59 - ''Il Caimano e' un film d'amore, un omaggio al cinema e un film politico... ''. Incontro con Nanni Moretti.
Qui a Cannes l'incontro con i giornalisti e' stato un evento. Nanni Moretti, amatissimo in Francia, ha presentato il suo film da subito tirato per la giacca. Politico? Intimista? Scorretto? Furbo? A parte queste divisioni, il film in sala ha suscitato un grandissimo entusiasmo.

In Italia e' gia' uscito e ha ricevuto sia un buon consenso di critica che di pubblico. Qui a Cannes l'incontro con i giornalisti e' stato un evento. Nanni Moretti, amatissimo in Francia, ha presentato il suo film da subito tirato per la giacca. Politico? Intimista? Scorretto? Furbo? Liberi di decidere, ma resta il fatto che il regista, gia' vincitore della Palma d'Oro con la Stanza del figlio, un pensierino lo sta facendo anche quest'anno, considerando il livello assai discutibile del Concorso, fino ad oggi...
Quando ha cominciato a pensare di girare questo film?
Nel 2001, prima del mio intervento a Piazza Navona, stavo lavorando ad un documentario su Berlusconi. Dopo il mio coinvolgimento politico diretto, ho pensato che non fosse piu' il caso di farlo. Insieme a due sceneggiatori, ho scritto nel 2002 un soggetto molto piu' diretto su Berlusconi de Il Caimano, ma questo seggetto non mi soddisfaceva. Grazie poi ad Heidrun Schleef, Federica Pontremoli e Francesco Piccolo, ho trovato il modo di affrontare l'argomento in modo meno frontale.
Ha cercato un equilibrio nel percorso di Bruno Bonomo tra la parte privata e quella pubblica?
Il Caimano e' un film d'amore, un omaggio al cinema e un film politico. Il personaggio di Bruno riunisce tutti questi aspetti. All'inizio Bruno si trova implicato in un azzardo ma lentamente si appassiona al progetto. Non ho voluto fare pero' un personaggio che ''prende coscienza'', non ho voluto seguire un percorso ideologico.
Cosa simboleggia il personaggio di Bruno?
Come molti italiani, Bruno ha votato per Berlusconi. E' un produttore che ama il suo lavoro. Un artigiano che ha con il cinema un rapporto di grande amore, praticamente fisico: vive e dorme nel suo ufficio. Ero interessato a costruire un personaggio: il rapporto con i suoi figli, sua moglie, il suo lavoro e non mi interessava sapere se Bruno e' stato un rappresentante di una certa tipologia di cittadino italiano.
Perche' ha pensato ad un produttore e realizzatore di b-movie?
La mia affezione non e' tanto per i film prodotti e realizzati da Bruno, ma piuttosto per il rapporto che quest'ultimo ha con i suoi film e con il cinema. Bruno a differenza di altri produttori, non e' frustrato e non ha nessun rammarico per quello che ha fatto. Non ha nessun complesso d'inferiorita' ne di superiorita'.

Tra le ''incarnazioni'' di Berlusconi, l'ultima e' sicuramente la piu' soprendente...
Ho deciso di prestare la mia faccia perche' volevo alla fine che non vi fosse alcuna somiglianza fisica con Berlusconi. Non volevo caricaturarlo e volevo restituire allo spettatore qualche cosa che riguardasse tutti questi anni di degrado sociale, culturale ed anche politico.
Alla fine del film, si arriva alla sequenza del fiction politica con la condanna in tribunale...
Quella scena rappresenta un attacco di Berlusconi contro la magistratura. Negli ultimi minuti, il film di Teresa e il mio si sovrappongono quasi a confondersi. Alla fine, negli ultimi minuti del film, io in qualità di regista, Teresa in qualità di regista nel film, io in qualità di attore, tutti siamo una sola persona. Questa era la mia intenzione, fare in modo che tutto coincidesse.
Pensa che questo attacco contro la giustizia possa rappresentare un'azione possibile da parte di Berlusconi, all'indomani della sconfitta elettorale?
La mia e' una metafora. Prima di tutto, bisogna ricordarsi che quando Berlusconi parla, quando si rivolge alla gente, lo fa anche e soprattutto attraverso le sue televisioni. Questo gli consente di avere un potere e un'arroganza verso gli spettatori: la televisione e' uno strumento familiarmente arrogante o "arrogantemente'' familiare. Quindi, attraverso la televisione, si possono far passare delle cose che, con altri mezzi d'informazione, non riuscirebbero ad avere lo stesso impatto. La scena finale e' una metafora anche quando si pensa all'irresponsabilita' di questo uomo, all'assenza del senso dello stato e delle istituzioni, al suo modo di fare perennemente aggressivo.
Si crea un corto circuito tra me, il caimano e lo spettatore. Quando dico che la sinistra e' triste e' triste al punto da rendere la gente triste e' Berlusconi che parla ma e' interpretato da me che ha giudicato allo stesso la sinistra in passato. Quando Berlusconi nel film dice di avere un tumore, anche io l'ho avuto. Ho provato ad evitare l'aspetto folcloristico e caricaturale di una satira alla quale Berlusconi si presta tutto il giorno.
Alcune scene del film ricordano il cinema politico italiano dell'epoca di Francesco Rosi o Elio Preti. Cosa pensa di quel cinema e della sua scomparsa dopo gli anni '70?
Negli anni settanta, il cinema politico era molto popolare, era diventato un genere, quasi un filone commerciale. Adesso questo cinema non esiste piu'. Non saprei dire il motivo di questa scomparsa. In ogni modo, io ho cercato di tenermi distante dal farlo. Ho provato a raccontare, attraverso il mezzo cinema, una realta' che ci para assolutamente paradossale. Penso che il nostro problema sia quello dell'abitudine: ci si abitua a dei personaggi e a delle situazioni veramente incredibili per una democrazia.
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