CANNES 59 - "X-men: The last stand" di Brett Ratner (Fuori Concorso)
Con "X-men: The last stand" siamo, ancora, di fronte ad un cinema fatto non solo di effetti speciali, ma di corpi, sguardi, gesti e improvvise accensioni passionali che aiutano a respirare l'asmatica membrana tattile del nostro sguardo, permettendo alla nostra memoria di spiccare il volo "icareo" della fantasia per la costruzione di nuovi mondi.

Presentato Fuori concorso al Festival X-men: the last stand, ultimo capitolo della trilogia ispirata al fumetto di Stan Lee, e diretto da Brett Ratner, gia autore di Rush hours 1 e 2, The family man, Red dragon. Nella storia, per la prima volta i mutanti possono scegliere se conservare la loro natura o diventare umani, grazie ad una cura scoperta dagli scienziati. Le posizioni del Professor Charles Xavier (Patrick Stewart) e di Magneto (Ian Mekellen) saranno più che mai incompatibili. Con X-men: the last stand Ratner scavalca le dedaliche evoluzioni di Brian Singer, autore dei primi due episodi della serie, e costruisce una storia semplice, lineare e ricca di pathos. L'introduzione di nuovi personaggi (tra cui Beast/Kelsey Grammer, Juggernaut/Vinnie Jones, Angel/Ben Foster) permettono al regista di aprire la narrazione principale a squarci significativi, come quello del conflitto tra Angel, costretto fin da bambino ad avere due grosse ali, e suo padre, il medico che ha scoperto la formula in grado di trasformare i mutanti in umani. Ma Ratner riesce ad andare oltre, filmando i turbamenti dei suoi giovani mutanti, il senso di smarrimento di fronte alla morte del loro capo (il Professor Charles Xavier) e alla scomparsa di Cyclops (Scott Summers). Lo sguardo di Ratner sembra nutrirsi e ispirarsi ai peplum del passato (il raduno dei mutanti, voluto da Magneto, per lo scontro con gli uomini; la battaglia finale combattuta sull'Isola di Alcatraz); oltre ad arricchire l'episodio di una piacevole parentesi melo, il ritorno in vita della dottoressa Jean Grey (Famke Janssen) e l'amore che continuano a provare per lei Cyclops e Wolverine (Hugh Jackman); così Bratner mette in scena una ronde del desiderio che esprime la sua dichiarazione d'amore nel delicato balletto sulle acque gelate della fontana della scuola tra Iceman (Shawn Ashmore) e Kitty (Ellen Page). E' proprio tale parentesi drammatica ad imprimere una cadenza mitica, quasi da tragedia, agli avvenimenti: Jean ha subito un'evoluzione rispetto agli altri, ma non e in grado di controllarla. Sarà Wolverine a liberarla, dopo averle confessato il suo amore, donandole la morte, in un finale travolgente, illuminato dagli intensi bagliori e bagnato dalle pastose coloriture della fotografia di Dante Spinotti (gia collaboratore di Ratner per The family life e Red dragon); e ritmato dal montaggio di Mark Goldblatt, abituale montatore di Michael Bay. Qui siamo, ancora, di fronte ad un cinema fatto non solo di effetti speciali, ma di corpi, sguardi, gesti e improvvise accensioni passionali che aiutano a respirare l'asmatica membrana tattile del nostro sguardo, permettendo alla nostra memoria di spiccare il volo "icareo" della fantasia per la costruzione di nuovi mondi "possibili".
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