CANNES 59: ''Ca Brûle'', di Claire Simon (Quinzaine des Réalisateurs)
Il fuoco e l'animale, due elementi che il cinema non puo' domare. L'opera convincente della regista francese Claire Simon si muove di continuo, si sposta. La brutalita' dei sentimenti e delle passioni indomabili non vengono piegate alla finzione che dissolverebbe l'una nell'altra.

Livia, una ragazzina di quindici anni, cade da cavallo ed e' soccorsa da un uomo molto piu' grande che di mestiere fa il pompiere. E' un colpo di fulmine e la ragazza si invaghisce del soccorritore. A poco a poco nasce un'ossessione, anche molto comune all'eta' adolescenziale. Livia ha i genitori separati e la mamma adesso convive con una donna. Il papa' e' assente e quindi tutto quel mondo turbolento fatto di furore, timidezze, aggressivita', Livia non sa proprio come gestirlo. Ad allietarla c'e' solo il suo cavallo e adesso un fuoco per un uomo sposato con figli. L'epilogo e' drammatico e probabilmente scontato ma non e' quello certamente il punto di forza di questo film della regista francese. Claire Simon, etnologa e studiosa di berbero e arabo, ha imparato il cinema da autodidatta ed e' al suo secondo lungometraggio di finzione, dopo aver girato soprattutto documentari. E' stata a Cannes nel 1997, sempre nella stessa sezione, con Sinon, oui; ma forse l'opera che l'ha rivelata al pubblico e' soprattutto il bellissimo Mimi del 2002. Ama Rossellini e nel suo cinema si vede. Nella scena finale si alza un fuoco nel bosco, appiccato per incoscienza da Livia, che vorrebbe essere ancora una volta salvata dal suo eroe. Ma lei non e' tra le fiamme, puo' solo guardarle da lontano, si sposta con loro, e' immersa nel fumo. Il fumo e' quello dell'indecisione, del funereo girovagare, che a lungo andare intossica i polmoni. Campi e controcampi mostrano tutta la forza della realta' e della finzione confrontandole e senza mai annullandole. Bisognerebbe altrimenti utilizzare il montaggio interno dove l'attore, le fiamme e il fumo sono tutti riuniti nella stessa immagine. Bisognerebbe altrimenti utilizzare il documentario o una stilizzazione eccessiva che risulterebbe manieristica. Il riferimento a Rossellini e' ancora di piu' significativo quando l'intreccio di documentario e fiction sfuma nel genere: la realta' e' sempre realta' raccontata e la finzione ha sempre una sostanza di realta'. Ça brûle (Fuoco) della verita' e del sentimento fragile, che gira intorno alla solitudine ardente il cuore e nascosto dalla ragione. Livia e' la spietata intraprendenza, (at)tratta dal cinema violento e assoluto, dai movimenti incontrollati e "naturalmente" istintivi.
Il fuoco e l'animale, due elementi che il cinema non puo' domare. La regista francese Claire Simon si muove di continuo, si sposta e la brutalita' dei sentimenti e delle passioni indomabili non vengono piegate alla finzione che dissolverebbe l'una nell'altra.
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