CANNES 59: ''Per me Maria Antonietta resta, prima di tutto, il simbolo di uno stile di vita totalmente decadente''. Incontro con Sofia Coppola.

Qualche fischio in sala, ma per ora il film di Sofia Coppola e' certamente tra i migliori visti in concorso. A detta di alcuni (di pochi) e' piu' bello anche del precedente ''Lost in Traslation''. La regista (che ha anche scritto la sceneggiatura) si e' ispirata al libro di Antonia Fraser e alla biografia di Stefan Zweig.

Fischiato in sala, e' per ora uno dei migliori film visti in concorso. A detta di alcuni (di pochi) e' piu' bello anche del precedente Lost in Traslation.  Certamente i francesi potrebbero trovare fastidioso un film inglese e con attori americani (nella parte di Maria Antonietta c'e' Kirsten Dunst, gia'attrice del primo film della regista, Virgin Suicides, del 1999), che tratti una delle pagine storiche piu' rilevanti non solo del Paese transalpino ma di tutta l'Europa. Anche l'approccio non particolarmente interessato alla ricostruzione storica e non condizionato a seguire lo stile classico atteso, potrebbe compromettere la riuscita del film. Scritto e realizzato dalla stessa Sofia Coppola che ha tratto ispirazione da un libro di Atonia  Fraser e dalla biografia di Stefan Zweig.           

 

Cosa l'ha convinta a girare un film su Maria Antonietta?

Dean Tavoulairs, un mio amico, per la prima volta mi ha parlato della storia di Maria Antonietta. Aveva letto la biografia scritta da Stefan Zweig. Mi ha raccontato come, a 14 anni, lei, ancora non adolescente, sia divenuta regina. Dean ha cominciato a descrivermi il suo quotidiano nei dettagli, la sua relazione particolare con suo marito. Per me Maria Antonietta resta, prima di tutto, il simbolo di uno stile di vita totalmente decaduto. Non riuscivo a rendermi conto come i francesi potessero chiamare a governare il loro paese giovani adolescenti. La presenza al palazzo di Versailles, era dunque anche, per i regnanti, una forma di apprendistato in una situazione difficile e pericolosa. E' questa posizione e la complessita' del personaggio di Maria Antonietta che piu' mi hanno interessato.

Piu' tardi, ho voluto confrontarmi con il libro di Antonia Fraser. Ho cominciato ad approfondire le mie ricerche. Mi sono concentrata soprattutto sulla vita in famiglia di Maria Antonietta, sulle sue relazioni ambigue con la Francia. Maria Antonietta si trovava in un Paese ostile, straniero, in competizione con una ''bella famiglia''che non approvava il matrimonio. Leggendo il libro della Fraser ho avuto l'impressione di una regina con gli stessi problemi di una liceale. Non mi interessava fare un affresco storico, ero piu' interessata a ricercare il punto di vista personale della giovane ragazza.

 

Ha lasciato in secondo piano il contesto politico e il ruolo che Maria Antonietta ha giocato...

Il contesto politico e' presente, anche se passo sotto piano. La Rivoluzione e' sul punto di scoppiare, ma resta in secondo piano. Maria Antonietta non si e' interessata particolarmente alla politica, lei non si rendeva effettivamente conto dell'importanza degli avvenimenti. Ho cercato piu' l'approccio estremamente intimo.

Ha sentito la pressione di aver trattato un argomento che interessa particolarmente la Francia?

Per la verita', quando le riprese sono cominciate, il compito piu' arduo e' stato quello di cercare un adattamento storico freddo e secco. Una sorta di film d'epoca distante e senza vita, dei semplici quadri messi in sequenza. In Lost in Translation, avevo gia' portato lo spettatore a Tokio, per qualche ora, provando a coinvolgerlo da quella atmosfera cosi particolare. Ho per esempio voluto provare ad inserire lo spirito neo-romantico di certi gruppi pop degli anni ottanta come ''Bow Wow Wow'' e Adam Ant. La loro visione del diciottesimo secolo e' assai particolare, tra il dadaismo e il classicismo. E' un punto di vista puramente ludico che ho trovato adeguato con i personaggi adolescenti. Mi viene in mente un film che ho visto: Lisztomania di Ken Russell. Il regista narra la storia del musicista Franz Liszt interpretata da Roger Daltrey del gruppo degli Who. Il film e' in totale ''decollage'' con l'epoca. E' un film che non rispetta né i codici, né le regole. Nel mio film ho cercato questo tipo di liberta'.

 

In ogni suo film c'e' un personaggio femminile centrale completamente isolato e incompreso dal mondo che lo circonda...

E' vero. Maria Antonietta e' una straniera, come lo e' il personaggio di Virgin Suicides e di Lost in Translation. Ma il tema non e' deliberato: io non mi rendo conto delle similitudini che alla fine si riscontrano. A meno di un tentativo incosciente di trattare una parte della mia vita, questo tema non e' veramente premeditato.

 

Parliamo della musica utilizzata...

E' un ''mélange'' di musica classica dell'epoca e delle cose piu' contemporanee. E' un vero ''melting-pot''. Ho lavorato con Brian Reitzell, come per Lost in Translation. Non ci sono effettivi motivi che mi hanno spinto a scegliere delle musiche anziché delle altre.

 

Nel processo di realizzazione, qual e' la fase che piu' preferisce?

E' difficile rispondere. Probabilmente amo molto la fase del montaggio. Si hanno tutti gli elementi in mano. Sembra di avere un grande puzzle e la possibilita' di lavorare ad una vera creazione artistica.

 

Come pensa che i francesi reagiranno al suo film?

Non ne ho la piu' pallida idea. Attendo con impazienza di sapere come accoglieranno il film. Gia'ho sentito dire che potrebbe esserci una certa diffidenza considerando che il film e' girato con attori americani ed e' in inglese. Spero che la gente comprenda. Credo che la gente sia ancora abituata ad avere certe immagini e opinioni marcate di Maria Antonietta e Luigi XVI. Sono curiose di conoscere la loro reazione. Comunque, sicuramente, non saro' cacciata dalla citta'.

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