CANNES 59 - "El violon" di Francisco Vargas (Un certain regard)

Il giovane Francisco Vargas filma in un bianco e nero sporco e pieno di ombre il cielo e i paesaggi deserti del Messico, senza riuscire, però, a dare alle immagini la consistenza polverosa della sua terra.

Don Plutarco (Don Angel), suo figlio Gennaro e il nipotino Lucio vivono una doppia vita: musicisti e partigiani, partecipano alla guerriglia che cerca di rovesciare il governo dittatoriale in Messico. Quando l'esercito attacca il villaggio i ribelli si rifugiano nella Sierra, da dove preparano un contrattacco. Questa la trama de Le violon, opera prima del regista messicano Francisco Vargas (autore del documentario Tierra caliente... Se mueren los que la mueven (2004), la storia di Don Angel e dei suoi sforzi per conservare viva la tradizione musicale della sua comunita'), presente al Festival nella sezione "Un certain regard" e in corsa per la Camera d'Or. Il film di Vargas è un film sospeso: didascalico nella prima parte, dove il regista tratteggia la realtà occulta del Messico, soffermandosi su quegli uomini che Luis Bunuel nel 1950 chiamo' "Los olvidados"; ricco di tensione nelle sequenze finali (la cattura dei guerriglieri e la scoperta di Don Plutarco come loro informatore). Vargas segue la figura del suo protagonista, un anziano violinista piegato dagli anni e piagato dalle sofferenze subite (l'uomo è monco di una mano a causa delle violenze della guerra), che col suono del suo violino sembra voler dare voce al dolore e alla lotta del popolo latino-americano nel suo insieme. Lo sguardo di Vargas filma in un bianco e nero sporco e pieno di ombre il cielo e i paesaggi deserti del Messico, senza riuscire, però, a dare alle immagini la consistenza polverosa della sua terra (significativa di tale volontà è la lenta panoramica con cui la macchina da presa sembra accarezzare la terra, mentre, fuori campo, Plutarco racconta al nipotino una fiaba sulla nascita degli uomini); svanendo nelle giunte tra i primi piani sui volti e i campi sulle piane deserte: l'uomo e l'humus, senza che le due cose riescano a risolversi e dissolvere l'una nell'altra. Ma la vera protagonista assente del film è la musica, della quale il regista non comunica a fondo i crudeli e fascinosi misteri, i sussurri e le grida, sebbene nel film il vecchio musicista riesca ad impressionare, con il suo violino, il Capitano dell'esercito, che lo obbliga a ritornare ogni giorno al campo per ascoltarne il suono.

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