CANNES 59 - Rifacciamoci gli occhi: "Sketches of Frank Gehry", di Sydney Pollack (Fuori Concorso)
A Cannes 2006 sembra destino dover andare fuori, oltre l'ufficialita' delle forme, la formalita' dello sguardo, per spalancare e subito dopo sgranare gli occhi. Pollack (inedito documentarista) attraverso Gehry e l'architettura attraverso il cinema, estrinsecano in modo dirompente le tensioni sia dell'anima che della materia.

Bisogna andare fuori, oltre l'ufficialita' delle forme, la formalita' dello sguardo, per spalancare e subito dopo sgranare gli occhi: Pollack e' un grande e lo dimostra anche come documentarista (genere da lui praticamente inesplorato). Gira a spasso per il mondo e sul grande architetto Frank Gehry, che preferisce la qualita' dello schizzo, da cui nascono le sue opere, che preferisce l'aspetto esitante, catastrofico, la sensazione di un lavoro in corso, piuttosto che la supposizione di una finalita' totale, risoluta. In tutto quello che ha fatto, Gehry e' di una originalita' che arriva a toccare anche una perversa visione delle linee, della fisica dei materiali. Pollack ha passato qualche ora con lui, ha chiacchierato senza aver bisogno di scavare nell'intimita', perche' quest'ultima e' affiorata attraverso il processo creativo che l'artista/architetto segue ogni volta, nella sua vita. Gehry ama costruire le sue opere con le proprie mani, in anteprima, con il cartone e lo scotch, per poi trasformarle in sculture gigantesche di titanio e vetro, di pietra e acciaio. Pollack ha girato il suo capolavoro con due macchine, una digitale e l'altra in pellicola. Grazie a questo approccio, il regista e' riuscito a entrare nell'atelier di Gehry, restandoci per alcune ore e riuscendo a non essere mai invasivo e assolutamente aderente al personaggio. L'aspetto informale di questo documentario cattura tutta la genialita' dell'architetto, uno dei piu' discussi e amati al mondo, realizzatore di opere tra le piu' importanti dell'era moderna, come il Museo Guggenheim di Bilbao e il Walt Disney Concert Hall di Los Angeles. Il dialogo tra i due, intervallato dall'esplorazione delle opere architettoniche che Gehry ha disseminato per il mondo, condensa intimita' mai esposta esplicitamente e una lunga amicizia in una melodia di curve e di luce riflessa dal genio. Il documentario non tratta di teoria ma di rarefazione e poesia della fisica: la teoria, in realta', e' messa a nudo, aprendosi a nuove prospettive sulla via del processo creativo mai unico e ordinario. Sia Pollack che Gehry sono demiurghi del gesto creativo, che magicamente compongono la scissione tra invenzione formale e complessita' tecnologica. Gehry pesca dal ready-made di Duschamp, dagli scarti del Nouveau Realisme, dalle surreali ovvieta' della Pop Art, dal dinamismo del Futurismo (anche gli schizzi lo dimostrano), dall'assemblage di uno dei piu' grandi artisti viventi, se non dislessico, Rauschenberg. Come Pollack, anche Gehry, crede che l'arte, il cinema, l'architettura debbano dialogare con il vicino, saldare il rapporto tra individuo e collettivita'. Una frase di Gehry che troverebbe d'accordo uno come Pollack, che sembra trovare con lui una magica simbiosi, e' quella del palazzo che differirebbe da una statua solo perche' all'interno ci sono i gabinetti. Gehry riscatta i suoi palazzoni liberandoli dalla staticita' e immobilita' che li imprigiona, recuperando una delle poche forme artistiche autenticamente americane, l'espressionismo astratto dell'action painting. Proprio come Pollack, che nel suo cinema, ed anche in questo capolavoro documentaristico, ci trovi l'immediatezza, la complessita' e l'autenticita' emotiva: rozzo e crudo, morbido e sommesso. In Pollack non c'e' immagine cattiva che scaccia quella buona, perche' non e' la presunta forma autoriale che domina il percorso strutturale del comando. Cinema che traduce simultaneamente il contenuto organizzato e canalizzato, che non allinea, ma espande le minoranze del visivo. Pollack attraverso Gehry e l'architettura attraverso il cinema, estrinsecano in modo dirompente le tensioni sia dell'anima che della materia, della tecnica e dell'arte.
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