CANNES 59 - "Un regista non deve trascurare il nostro mondo e la sua realtà", incontro con Paul Greengrass.
Il regista londinese, vincitore dell'Orso d'oro al Festival di Berlino con "Bloody Sunday", ha presentato Fuori concorso al Festival il suo ultimo film "United 93", nel quale racconta la storia vera del volo United Airlines numero 93, e quella degli uomini e delle donne che si trovavano a bordo del boeing 757, diretto a San Francisco.

Il regista londinese, vincitore dell'Orso d'oro al Festival di Berlino con Bloody Sunday, ha presentato Fuori concorso al Festival il suo ultimo film United 93, nel quale racconta la storia vera del volo United Airlines numero 93, e quella degli uomini e delle donne che si trovavano a bordo del boeing 757, diretto a San Francisco. In tempo reale e con la cooperazione delle famiglie delle quaranta vittime, il regista porta lo spettatore all'interno del quarto aereo dirottato l'11 settembre 2001, quello nel quale i passeggeri riuscirono a ribellarsi ai loro dirottatori, evitando che l'aereo si schiantasse contro il suo obiettivo: la Casa bianca.
Secondo lei quale funzione può avere il cinema nei confronti di un evento così tragico?
Esistono diversi modi di parlare dell'11 settembre 2001. La televisione ne ha mostrato le immagini; i giornali ne hanno dato una prima lettura che gli storici hanno approfondito e inserito nel suo contesto. Anche i cineasti hanno un ruolo importante a riguardo. I film non devono avere solo una vocazione a far ridere o a trasportarci in mondi meravigliosi. Un regista non deve trascurare il nostro mondo e la sua realtà. Importante è il suo sguardo su avvenimenti particolari, perché attraverso di esso può giungere all'essenza della società. United 93 è stato realizzato in questo spirito.
Cosa la interessava di più di questa storia?
Uno degli aspetti affascinanti di questo volo è che noi non sappiamo che cosa è accaduto veramente a bordo. Con questo film più che chiedermi come avevano reagito i passeggeri, volevo riflettere sull'11 settembre. Ho seguito attentamente le informazioni divulgate dai mezzi di comunicazione sugli attentati e le loro conseguenze sull'opinione pubblica, ma soprattutto sulle famiglie delle vittime.
Quale è stato il lavoro di documentazione che le ha consentito di dare al film il necessario realismo?
Un numero enorme di persone ha fornito informazioni perché potessimo dare al film un certo realismo. Tutte le testimonianze ci hanno permesso di avere un quadro abbastanza preciso degli avvenimenti. A parte qualche scena di improvvisazione ci siamo interrogati sul grado di possibilità che gli avvenimenti fossero andati così come li abbiamo rappresentati. A forza di ipotesi, una verità plausibile siamo riusciti senz'altro a coglierla.
I personaggi del suo film non sono direttamente introdotti all'interno dell'azione da aspetti personali e intimi, ci può spiegare il motivo di questa scelta?
E' vero i personaggi del film non sono stati creati con coerenza come in un film di pura finzione; al contrario, si tratta di 44 persone senza nesso, è il tempo del volo che modella le loro storie. Abbiamo voluto filmarli in tempo reale, nei novanta minuti che separano il decollo dallo schianto. Sono state montate soltanto le sequenze riprese dalle torri di controllo aereo per mostrare come furono seguite le traiettorie degli aerei dirottati.
Come ha scelto i protagonisti del suo film?
Ho voluto che improvvisassero senza alcuna sceneggiatura; ho preferito disporli in gruppi e simulare delle situazioni simili a quelle accadute sull'aereo, questo a permesso di notare le reazioni dei candidati al ruolo.
Cosa si aspetta dal suo film e dalla presentazione al pubblico?
Spero che gli spettatori prendano coscienza della serietà con cui questo film è stato realizzato; su quelle che sono le nostre posizioni politiche a riguardo. L'11 settembre ha profondamente modificato la nostra società; questo dramma ci ha obbligato ad analizzare il nostro operato e a prendere delle decisioni difficili. Questo film vuole avere un po' la funzione di aiutare a comprendere queste decisioni e a mostrare le vittime in tutta la loro umanità.
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