CANNES 59 - "Transylvania", di Tony Gatlif (Fuori concorso)

La frenesia del film appare come la riproduzione di certe sonorità presenti in altre opere del regista e non appare tanto lontana dall'atteggiamento di Kusturica che inserisce una musica che ha un ritmo crescente come per mascherare i gravi limiti di un film che non comunica, che non da mai l'impressione di poter trascinare in spazi lontani

Viaggio d'amore in Transilvania. Quello di Tony Gatlif continua ad essere un cinema della erranza, del nomadismo. Transylvania, film di chiusura della 59° edizione del festival di Cannes presentato fuori concorso, è la vicenda di uno spostamento verso un altro luogo, quello di Zingarina che parte assieme alla sua amica Marie in Transilvania per andare alla ricerca dell'uomo che ama. Lo rivede alla grande festa di Erode, una cerimonia pagana. Ma è in quel momento che capisce di essere sola. Dopo essersi separata da Marie, si sposta senza meta assieme a un altro uomo, Tchangalo, anche lui solo, senza casa.

Nelle intenzioni di Gatlif c'è quello di un film che, come in gran parte del suo cinema, abbatta le frontiere geografiche e le distanze tra i personaggi. L'inizio, con l'arrivo di Zingarina e Marie in Transilvania, mette in contatto le protagoniste a contatto con il vuoto; le due donne si trovano infatti in uno spazio quasi western, isolato, dovve non sembra esserci anima viva. E Gatlif si muove attorno all'eliminazione di questo vuoto, di queste distanze ma ciò avviene con un film in cui la densità è spesso sinonimo di pesantezza; il cineasta algerino ripropone infatti la sua visione orgiastica di suoni e colori, creando il ritmo con danze e musica come, per esempio nella festa pagana. Ma alla fine questa frenesia appare come la riproduzione di certe sonorità presenti in altri film come Vengo e non appare tanto lontana dall'atteggiamento di Kusturica che inserisce una musica che ha un ritmo crescente come per mascherare i gravi limiti di un film che non comunica, che non da mai l'impressione di poter trascinare in spazi lontani. Gatlif crea inoltre la musicalità in Transylvania utilizzando linguaggio diversi per prenderne più il suono del significato dei dialoghi. Asia Argento, infatti, parla tre lingue diverse: francese, inglese, italiano. Ma, anche da questo punto di vista, la situazione gli sfugge di mano nel momento in cui l'incontrollabile attrice, nei panni di Zingarina, si mette a cantare "Avanti popolo" mentre va in bicicletta. A quel punto Transylvania è davvero vicino al baratro.

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