CANNES 59 - "Gwaï Wik (Re-Cycle)", di Oxide e Danny Pang (Un certain regard)

Cinema di 'occhi', di 'soggettive', ancora funzionale quando si muove all'interno dell'horror ma che scivola nel momento in cui vuole dare forma alla dimensione più avventurosa e s'impaluda su discorsi sulla funzione del cinema che trasforma la scrittura in immagine.

Dopo il concorso, si è chiusa la sezione di "Un certain regard" con Re-cycle, horror dei fratelli Pang conosciuti in Italia per i due The Eye. Il titolo prende il nome dal romanzo che sta per pubblicare la protagonista Ting-yin, una scrittrice di successo diventata famosa per un best-seller che ha conquistato i lettori del sud-est asiatico e di cui hanno appena girato una versione cinematografica. Questo nuovo lavoro però la mette a contatto con delle oscure forze soprannaturali.

Ancora l'occhio, ancora the eye nel cinema dei fratelli Pang. Occhi esterni che sembrano osservare da un'altra dimensione, da un altro mondo. L'apertura del film è in questo senso significativa, con l'immagine 'soggettiva' del pennarello che scrive sulla lavagna. Ma è la stessa protagonista che da l'impressione di esere sempre spiata a 360°. Ciò è evidente nelle scene in cui scrive al computer e questi segni si materializzano poi con la presenza di oggetti-simbolo come il capello sul tavolo od effetti sonori che annunciano presenze misteriose come quella della doccia della sua abitazione. Finché si muove nei territori dell'horror, Re-cycle sembra funzionare pur riciclando effetti visivi e sonori propri del genere e degli squarci sono presenti anche nelle figure inquietanti della scrittrice in mezzo ai morti, che in realtà rappresentano le 'persone mai nate' perché la loro madre ha deciso di abortire. Il film scivola nel momento in cui accentua la sua dimensione filosofica umana, con facili stratagemmi sulla funzione del cinema che trasforma la scrittura in immagine (Ting-yin che resta intrappolata all'interno della stessa dimensione narrativa che sta creando), quindi teoria non più sull'occhio ma sulla 'scrittura che uccide'. Inoltre il mondo avventuroso creato dai fratelli Pang non provoca quella perdita di orientamento, quell'impressione di magico spaesamento pur trovandosi in una condizione simile alla bambina protagonista di La città incantata di Miyazaki. I fratelli Pang provano a smovere questo impaludamento attraverso il ritorno di oggetti (la barca che dondola, la ruota del luna-park) o cercando di interrompere l'orizzontalità del film facendo precipitare Ting-yin dentro l'acqua con lo sfondo rosso. Però Re-cycle, malgrado gli sforzi dei due cineasti, non sembra può muoversi neanche quando si materializzano le ombre più private, la memoria più sotterranea della scrittrice.

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