CANNES 59 - "A Scanner Darkly" di Richard Linklater (Un Certain Régard)
Richard Linklater bissa la sua presenza al Festival e passa dalla "Fast Food Nation" di Schlosser alla cyber-punk nation di Philip Dick. Keanu Reeves spia se stesso e Woody Harrelson, Robert Downey Jr., Winona Ryder

L'oscuro scrutare dall'alba al tramonto, dalla Fastfood Nation di Eric Schlosser alla cyber-punk nation di Philip K. Dick, nella transegenetica visione videoartistica live action/cartoon già sperimentata da Richard Linklater (ma con esiti meno interessanti) ai tempi di Waking Life. Guardare, guardarsi, disperdersi nella reticenza di se stessi allo scrutare metaforico di un alter ego di cui non si conosce il confine: già sulla carta A Scanner Darkly sembra un testo quanto mai adatto ad essere clonato sullo schermo con la tecnica delle riprese live action ripassate con l'animazione grafica, in una formidabile evoluzione del mitico "rotoscopio". C'è l'attore, il suo corpo e il suo disegno, in una stratificazione dell'identità del personaggio che fa slittare i piani di espressione e sensibilità sulla patina visionaria e (s)contornata della messa in scena, in un cortocircuito tra carne e digitale, che alla fine materializza sullo schermo l'immaginario cyber-punk meglio di qualunque altra formula.
Eccolo, dunque, l'agente Bob Arctor (Keanu Reeves), nascosto nella sua tuta mimetica dall'identità cangiante, infiltrato nel giro delle droghe nel sobborgo di Orange Country, California: bruciato dagli stessi acidi la cui diffusione dovrebbe combattere, compagno di vita - onniscente, compiacente, compassionevole... - dello schizzatissimo Jim Barris (chi, se non Robert Downey Jr.), di Ernie Luckman (Woody Harrelson) e di Donna Hawthorne (Winona Ryder). Reticente al suo stesso mandato tanto quanto alla vita disperata che conduce, Arctor si troverà nella condizione di scrutare/spiare/dileggiare se stesso, hacker nella sua stessa identità sempre più instabile, in uno scintillio di irrealtà che lo risucchia disperatamente sino al buco nero della coscienza finale, quello della rivelazione di un mondo in cui tutto è connesso e il controllo passa per la creazione stessa delle condizioni per cui è necessario controllare... Il messianoco Neo, insomma, ritrova il suo Matrix e se stesso nel corpo dell'A(r)ctor Keanu Reeves... E Richard Linklater bissa a Cannes lo sguardo su un'America che divora se stessa, in rapida successione di set: sul confine con l'altrove del Messico o della propria stessa identità, gioca la sottile traccia di parabole ciniche e/o disperate, in cui l'emarginazione (è questo, in fin dei conti, il "tema" dell'oscuro scrutare) implode nel corpo stesso dell'identità...
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