CANNES 59 - "Chlopiec na galopujacym koniu (The boy on a galloping horse)", di Adam Guziñski (Fuori Concorso)

La materia narrativa viene dispiegata in inquadrature sempre troppo pensate. E Guziñski usa in maniera impropria, fin dalle prime inquadrature, una leggera ma pesantissima, nella sua costante ripetizione, punteggiatura musicale per pianoforte (la sola colonna sonora presente), che rende ancor più le immagini prive di libertà

Un breve lungometraggio, poco più di un'ora, opera prima del regista polacco Adam Guziñski (nella cui filmografia si trovano tre cortometraggi e il mediometraggio fiction televisiva Cicho), è stato presentato fuori competizione, in chiusura di festival, in una Cannes già quasi deserta. Si chiama Chlopiec na galopujacym koniu (The boy on a galloping horse) ed è un multiplo dramma familiare in atto unico ambientato tra un villaggio di campagna e la città di Danzica. Protagonisti, uno scrittore la cui fama si è bruscamente interrotta e che, in crisi d'ispirazione, si è ritirato a vivere in un paesino lontano dalla città; la moglie, che vive, al pari del marito, un profondo malessere coniugale; il figlio piccolo, la cui fragile salute lo obbligherà a subire un intervento. E sarà quel pre-testo narrativo (il viaggio a Danzica di padre e figlio, la tensione per il risultato dell'operazione) a far riavvicinare (almeno telefonicamente) la coppia, che tenterà un nuovo ri-inizio, consegnato al fuori campo.

Ma tale materia narrativa viene dispiegata in inquadrature sempre troppo pensate, rigidamente incorniciate nel paesaggio o nelle strade cittadine, negli interni domestici o in quelli dell'ospedale o di una mediocre camera d'albergo. E Guziñski usa in maniera impropria, fin dalle prime inquadrature (che coincidono con quelle finali, come accaduto anche in altri film visti in questa edizione del festival), una leggera ma pesantissima, nella sua costante ripetizione, punteggiatura musicale per pianoforte (la sola colonna sonora presente), che rende ancor più le immagini prive di libertà, così come il bianconero non risulta altro che una mediocre scelta estetica d'art et d'essai.

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