GERMANIA 2006 - Il rosso e il bianco
Una sceneggiatura perfetta la partita inaugurale del torneo, con i tedeschi veri protagonisti di gol fatti e subiti, e i giocatori del Costarica che sembrano occuparsi d'altro... E' iniziato il mondiale, e mentre l'Ecuador liquida una Polonia che deve ancora riprendersi dall'amichevole con la Colombia, i colori dei tifosi "segnano" l'inizio della storia.

C'è un curioso elemento di straniamento, diremmo quasi brechtiano, tra questa contemporaneità delle audizioni dei personaggi del mondo del calcio da Borrelli e l'inizio concreto del mondiale di Germania. Come se da una parte ci fosse la cruda realtà di una mistificazione del gioco, con le sue indagini, i protagonisti che si rifiutano di confessare, e tutto un mondo che si chiude in se stesso vedendosi come attaccata da una minaccia esterna; e dall'altra invece ci fosse la rappresentazione del sogno del gioco "reale", onesto e imprevedibile, perciò meravigliosamente affascinante.
Ma se andassimo a rivedere la storia dei mondiali di calcio, troveremmo davvero poche edizioni che possano essere descritte "senza macchia". I tedeschi che ieri hanno aperto - da padroni di casa - questa edizione del mondiale di Germania, lo sanno bene. Nel 1954 scipparono un mondiale alla Grande Ungheria di Puskas, e a tutt'oggi sono molti i sospetti, oltre che sull'arbitraggio, persino di un possibile doping. Ma in quel mondiale svizzero la Germania di Adenauer doveva risollevarsi moralmente dalla sconfitta e dal dramma della Guerra (un gran film per ricordare quell'epoca che si chiude proprio su quel mondiale è Il matrimonio di Maria Braun, di Fassbinder), e il successo della nazionale di calcio fu il miglior collante nazionale possibile. Anche se poi la storia di quella nazionale ungherese, negli anni successivi, sarà un vero romanzo, tra la rivolta del '56, le sparizioni e le fughe in Spagna. Ma i tedeschi, dodici anni dopo, si ritrovarono truffati a loro volta, con quell'incredibile "gol fantasma" degli inglesi, mai entrato nella porta come testimoniato da tante moviole postume, eppure convalidato e decisivo per la vittoria dell'Inghilterra nel 1966. Sui mondiali in casa del 1974, dominati dalla leggendaria e rivoluzionaria Olanda di Johan Cruyff e Rinus Michels, non pesano tanto le decisioni arbitrali nella finale, dove furono piuttosto i tulipani a sprecare tutto e regalare la vittoria ai tedeschi, quanto invece sugli aiuti pesanti ricevuti nel corso dei turni precedenti, con macchie anche gravissime in alcune partite. E vogliamo ricordare il rigore inventato dall'arbitro a favore della Germania nel mondiale italiano del '90? Insomma il mondiale non è il luogo del calcio pulito e perfetto, la forza politica delle federazioni è sempre decisiva, e quasi sempre gli organizzatori ne beneficiano in grande misura.
Però vedere questi dirigenti che vanno a "non confessarsi" da Borrelli e la cerimonia di apertura di Monaco, in questo nuovo stadio-gioiello, sono due mondi che appaiono lontani, quasi contrastanti.

Poi parte il calcio d'inizio, e quello che colpisce l'occhio non è il gioco arrembante dei tedeschi, o la paura che si intravede negli occhi e nelle gambe tremolanti dei giocatori, emozionantissimi, del Costarica. Quello che colpisce sono i colori. Il bianco dei tedeschi e il rosso, forte e sanguigno, che esplode sugli spalti dello stadio dalle t-shirt tutte uguali dei tifosi costarichensi. Una grande macchia rossa che spicca mentre in campo le mischie tendono a confondere i colori, tra il verde del prato e il pallone Adidas così perfetto che non prende mai direzioni "imprevedibili". E quando il piccolo difensore del Bayern di Monaco, Philipp Lahm, eroe di casa dunque, esplode all'improvviso un destro fulminante, il tiro va dritto perfetto verso la porta in diagonale, sbatte sulla parte interna del palo e finisce in rete. Niente direzioni impossibili, perciò, per i palloni, e questo è un vantaggio per i tiratori "di legnate", autentiche "bombe" che penetrano le difese e diventano imprendibile per i portieri. Siamo solo al sesto minuto di questo mondiale e già la faccenda della partita inaugurale sembra chiusa lì. Ma la Germania è paese organizzatore perbacco! E tutti i giornalisti erano già pronti a raccontare la solita noia della partita inaugurale. Cosa prevede allora la sceneggiatura? Un colpo di scena. Il Costarica non ha nulla. Tecnicamente è mediocre, ma non sa sopperire a questa lacuna con un dinamismo fisico che, al contrario, è subissato dalla forza dei germanici. Nemmeno una grande attenzione tattica li salva, sono ingenui e spesso la loro difesa (a tre?) si ritrova giocatori con casacche bianche che arrivano da tutte le parti. Come salvare questo spettacolo indecoroso, dove le differenze di valori in campo sono troppo evidenti? Con l'autoflagellazione! Già i frustatori della cerimonia di apertura ci avevano dato degli indizi piuttosto precisi: siamo o non siamo nel periodo de Il codice da Vinci e dei suoi autoumiliati e autoflagellati martiri della fede? Ecco che, improvvisamente, la difesa della Germania si apre come la diga del Vajont, ma invece di penetrare masse d'acque vi entra in solitaria corsa Paulo Wanchope, robusto ma agile e veloce attaccante che gioca nell'Herediano, in Costarica ovviamente (a proposito, sapete tutti dove si trova il Costarica, vero?.... beh per i più sbadati vi alleghiamo questa bellissima mappa, così vi orientate meglio).

Insomma Wanchope pareggia e per i padroni di casa un brivido corre lungo la schiena. Vuoi vedere che questa squadra messa su tra le polemiche da Juergen Klismann è persino più scarsa di quella che riuscì, incredibilmente, ad arrivare in finale 4 anni fa? E mentre le telecamere si soffermano sui volti un po' contratti del CT tedesco e della sua star infortunata, per il momento in panchina, Michael Ballack, la difesa del Costarica si raccoglie in altre occupazioni più interessanti e la Germania può tornare in vantaggio con il centravanti Miroslav Klose. E quando lo stesso centravanti segna ancora al quarto d'ora del secondo tempo, di nuovo la partita riappare chiusa.
Siamo al 61', che si farà nelle prossima mezzora visto che il Costarica non riesce a superare la metà campo e la Germania non appare così prolifica? Non essendoci sugli spalti le tifose brasiliane a distrarre la regia e gli operatori della tv, sembra proprio che nuovamente la noia possa prevalere. Ma no. Quest'anno la partita di apertura dev'essere bella, spettacolare e avvincente. Anche per far esaltare il telecronista di Sky, Fabio Caressa, che è capace di entusiasmarsi persino nelle cronache "rifatte" di vecchie partite di trenta o quarant'anni fa (a tal proposito una digressione: sicuramente per una questione di diritti Sky ha acquistato le vecchie partite dei mondiali con suoni e immagini ma senza la telecronaca originale RAI dell'epoca. Quindi sono stati obbligati a ricreare delle telecronache e hanno scelto di "mimare" la diretta. E' una operazione quasi "cinematografica", con i telecronisti che si trasformano, quasi, in "doppiatori". Ma mentre quasi tutti cercano di raccontare la partita, certo come se la vedessero in quel momento, ma con un profilo "basso", il mitico Caressa si esalta e trasforma le partite di un tempo in autentiche bolgie umane, dove la voce prevale sull'immagine creando uno shock "paratestuale" incredibile, dove il tempo si perde, la nostra memoria si confonde e, per un attimo, ci conduce in un magnifico "viaggio nel tempo" della storia, con Caressa che diviene il Marty Mc Fly dei mondiali che ci porta nel 1974, dove vediamo con i suoi occhi "in diretta" i brasiliani che sono cattivissimi e prendono a calci e pugni gli olandesi. E' un flash, un elemento di follia narrativa, vero calcio televisivo postmoderno, di cui Caressa è il magnifico cantore....).
Alla fine la storia della partita prevede che la Germania regali un secondo gol a Wanchope, per ridare fiato alle speranze dei centroamericani. Ma soprattutto per dare la possibilità a Torsten Frings, teutonico centrocampista del Werder Brema, di lanciare una folgore nella direzione della porta del povero Alvaro Mesen. E' il gol più bello della giornata, sarebbe mai arrivato senza la "sceneggiatura perfetta" di Kaiser Franz?
In serata l'Ecuador ha liquidato con un facile due a zero una Polonia che, dopo il gol subito direttamente dal portiere avversario nell'ultima amichevole disputata con la Colombia, sembra non essersi più ripresa.
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