GERMANIA 2006 - Un baco da seta
Non si può non osservare la molteplicità dei colori delle squadre e delle tifoserie, la mimica dei calciatori/attori, l'imprevedibilità delle situ-azioni, il loro intrecciarsi, cercando di citarle in comparazione o sovrimpressione, sapendo che la loro fuga deborderà sempre il tessuto nel quale, facendo finta di attraversarlo, si tenterà di cucirli

Una partita di calcio è solo un pre-testo senza alcuna sceneggiatura, senza trame che fanno da canovaccio, né un montaggio a posteriori che possa correggerne la narrazione, tutto si rappresenta al momento, istante dopo istante, traccia dopo traccia, segno dopo segno, con lo sguardo che segue l'istantaneo tessersi, stessersi e ritessersi dei punti di vista trapunti sul velo di una visione sospesa al movimento degli occhi. Il nostro vedere è, qualche volta, un avere troppo a distanza, come in un esilio che è lontananza dello sguardo o soltanto uno sguardo gettato in lontananza, altre volte un essere consegnato alla percezione di uno sguardo immobile sulla continuità di un piano "sequenza" che ha già messo da parte i fili perduti, i "tempi morti", per non perdere il filo. Eppure c'è sempre qualche smagliatura nell'intreccio della retina che cerca di catturare il senso di una sfuggente linearità, quella delle perfette sfilature che disfano la trama imperfetta di un atteso racconto, proprio come il correre dietro all'eccentricità del desiderio. Nel gioco di ricucitura, che talvolta si tenta, non possono mancare sia il calcolo della spontaneità e della sensualità sia la spontaneità e il gusto sensuale legati ad un intrigo da districare e ridisegnare, come chi, ancora, vede nel proprio percorso un'attesa senza un oggetto spiegato davanti agli occhi.
Ci sono già state altre partite, ce ne saranno troppe fino al 9 luglio (64 in tutto), non rimane che cercare di contenere la molteplicità dei colori (il giallo, il blu, il bianco, il rosso, l'arancione) delle squadre e delle tifoserie, la mimica dei calciatori/attori, l'imprevedibilità delle situazioni/azioni, guardando a distanza, da lontano, il loro intrecciarsi, come chi è intendo a osservare il lento lavorio di un baco da seta; ma anche cercando di citarle in comparazione o sovrimpressione, sapendo che la loro fuga deborderà sempre il tessuto nel quale, facendo finta di attraversarlo, si tenterà di cucirli.
Ieri, nella seconda giornata del mondiale, i "leoni" d'Inghilterra guidati da Sven Goran Eriksson hanno battuto, nel primo incontro, per 1 a 0 il Paraguay, decisivo è stato l'autorete di Carlos Gamarra (vecchia conoscenza degli interisti) al quarto minuto del primo tempo, nato da una punizione di Beckham; mentre in serata al FIFA WM-Stadion di Dortmund i caraibici di Trinidad & Tobago, al debutto assoluto in Coppa del Mondo, hanno tenuto testa alla Svezia di Ibrahimovic e Larsson, costringendola al pareggio e a non poter sfatare la "maledizione" che vede la squadra scandinava non vincere la prima gara mondiale dal lontano 1958. Ma la partita più bella della giornata è stata quella disputata ad Amburgo tra l'Argentina e la Costa d'Avorio, i sudamericani hanno battuto per 2 a 1 i loro avversari (gol di Crespo e Saviola per l'Argentina e di Drogba per la Costa d'Avorio), contenendone a fatica la dirompente fisicità.
Al di là delle semplici informazioni sono altre le cose che riescono a dare colore e calore a queste estemporanee narrazioni, come le smorfie in campo del "gigante" inglese Peter Crouch (2 metri di altezza), le schermaglie tra Drogba e il portiere argentino Abbondanzieri che continuava a perdere tempo nei rinvii da fondo campo, ma soprattutto l'insistita danza del polline che ha accompagnato la partita di Dortmund, una nota di leggerezza che ha per un istante richiamato alla mente il "respirare" delle piante al Gianicolo filmate da Dario Argento ne "Il cartaio". Insomma ce ne sono di fili con cui poter tessere-stessere ciò che gli occhi vedono.
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