GERMANIA 2006 - Forza Italia?
Quell'insopportabile "Grillo parlante", l'unico capace di contrapporsi allo strapotere culturale di "Mastrolindo", dice ciò che sappiamo tutti: questa nazionale fa schifo, è tutta dentro il marcio del calcio italiano, con un CT in chiaro conflitto d'interesse. Ma siamo sicuri di voler lasciare il grido "Forza Italia" per sempre agli amici di Previti?

Siamo arrivati al quarto giorno di questa "febbre" da mondiali che, almeno qui da noi, complice le temperature meravigliosamente primaverili, ancora non sale a livelli di guardia (mentale). A meno di non accanirsi a seguire l'evento attaccati giorno e notte ai canali televisivi, Sky, in primis, ma anche la Rai e la7 "debiscardizzata". Proprio l'assenza dallo schermo di Biscardi, che ha rappresentato il bar sport televisivo per oltre 25 anni (e oggi il Bar sport è una sit com di Sky, piuttosto di qualità), e la sua sostituzione con il "serio" Darwin Pastorin, giornalista/letterato con nome "evolutivo"..., insomma è questo vuoto mediatico quello che spicca maggiormente nella comunicazione televisiva sui mondiali di quest'anno. Non sappiamo se davvero ci manca quel chiacchiericcio confuso e arruffato, con i suoi personaggi che sembrano esistere solo lì dentro (Elio Corno, che caratterista magnifico per un cinema italiano che non c'è più...). Certo è che mai come quest'anno si ha l'impressione che il calcio sia ritornato un qualcosa di paurosamente "tecnico". E se non ci fossero personaggi come Josè Altafini, il magnifico "coniglio" del calcio mondiale (così era soprannominato...) a spiazzare i telespettatori con le sue battute demenziali (ieri raccontava che la partita del Portogallo con l'Angola era quella con il minor incasso dei mondiali, e mentre dallo studio gli ribattevano che era strano perché vedevano lo stadio pieno, lui con gioia fanciullesca ribatteva che sì, era pieno, ma erano tutti "portoghesi"...), praticamente tutti si danno da fare per apparire più tecnici e preparati degli altri. E con tanto di ex calciatori pronti a raccontare le loro esperienze passate, volte anche a sminuire alcune assurdità di questi giorni, come la faccenda del caldo che peserebbe sui giocatori (temperatura massima 30°), quando i mondiali americani si giocavano a mezzogiorno sotto un sole di 40°....

Nel frattempo in queste prime giornate abbiamo visto le "grandi", ovvero quelle nazionali che puntano ad arrivare almeno nelle semifinali, governare agevolmente anche se con qualche fatica le loro partire, riuscendo ad ottenere l'unica cosa che conta in questa prima fase dei mondiali: il risultato. Inghilterra, Argentina, Olanda e Portogallo hanno tutte vinto con il minimo scarto, e la squadra che ha convinto maggiormente la "critica", l'Argentina, forse è stata l'unica a non aver così meritato la vittoria contro la sorpresa africana della Costa D'Avorio. Gli africani hanno giocato meglio, ma hanno peccato di grande ingenuità mentre gli argentini sono apparsi cinici, quasi giocando a risparmiarsi, persino tenendo in panchina le loro armi migliori (i giovani fuoriclasse Tevez e, soprattutto, l'astro nascente del football mondiale, Leo Messi). Mentre gli inglesi si ritrovavano in vantaggio grazie a un autogol nei primi minuti e davano una sensazione di essere una grande squadra nel primo tempo (erano anni che i "bianchi d'Inghilterra" non avevano una squadra così tecnicamente di qualità, con giocatori di gran classe come Gerard, Lampard, Cole, Beckam e una difesa molto forte), per poi rilassarsi nella ripresa favorendo la buona figura del Paraguay, gli olandesi facevano la stessa cosa con la Serbia, cui è bastata la prova di classe di Robben per dimostrarne le pecche difensive. Il Portogallo, infine, pur privo del suo regista del Barcellona Deco, ha regolato con fin troppa facilità un'Angola non apparsa ancora al livello delle migliori squadre africane. Alla fine, in questi tre giorni iniziali, l'unica vera e simpatica sorpresa sono stati gli eroici combattenti (passateci la definizione...) del Trinidad e Tobago, che in dieci sono riusciti a resistere agli attacchi della Svezia di Ibrahimovic e compagni.

Ma oggi è la volta della nazionale italiana e mentre ci si accapiglia per capire chi farà scendere in campo il CT Lippi tra Toni, Giardino, Iaquinta, Del Piero ecc.... ecco arrivare dall'ormai popolarissimo Blog di Beppe Grillo una "provocazione nazionale", in verità non poi tanto originale: il comico genovese dichiara di tifare per il Ghana. Sarà che da dodici anni non possiamo più gridare "Forza Italia" senza apparire come degli impiegati di Mediaset (qualcuno risarcirà mai questa cosa ai tifosi italiani?), ma non è la prima volta che dei personaggi della cultura italiana si "dissociano" dal tifo e dall'orgoglio nazionale. Forse il punto più basso di questo orgoglio lo si raggiunse nel 1976, quando la nazionale italiana di tennis andò a giocare nel Cile di Pinochet, vincendo, la Coppa Davis. Adriano Panatta, il vincitore di allora e oggi commentatore sportivo e organizzatore di eventi, è pubblicamente schierato con il centro sinistra...
Cosa fare allora? Schierarsi con la sinistra "snob" (incapace di identificarsi con i "valori nazionali" e pronta a distruggere i pochi elementi di "collante culturale" rimasti) o con il popolo "ipocrita" (che perdona tutto e si tappa il naso per una nazionale che sembra costruita nella gestione della "cupola" Moggi/Gea, con alcuni giocatori che sono lì "evidentemente" per "conflitti d'interesse" - ci sarebbe da chiedersi quanti avrebbero scelto Zaccardo, il povero titolare terzino destro, al posto di Panucci in un referendum nazionale... e al di là del fatto che Panucci e Lippi vennero alle mani ai tempi dell'Inter, il fatto che il terzino del Palermo abbia Lippi jr come suo agente secondo voi lo ha favorito?)...?

Scelta difficile. Perché quell'insopportabile e geniale "Grillo parlante" nazionale, l'unico capace di contrapporsi da anni allo strapotere culturale di "Mastrolindo" senza apparire patetico o retorico, dice delle cose che sappiamo tutti: questa nazionale fa schifo, è piena di giocatori del tutto dentro il marcio del calcio italiano e con un CT in chiaro conflitto d'interesse, con un figlio inquisito per "associazione a delinquere". Ce n'è abbastanza per spegnere la tv. O Tifare Ghana, paese dove la speranza di vita è di 56 anni!!!!
Ma resta il dubbio. Nel finale di quel capolavoro sulla comunicazione umana che era Contact, di Robert Zemeckis, la razionalissima scienziata interpretata da Jodie Foster, dopo l'esperienza "indicibile" del contatto con gli extraterrestri, riusciva a mettere in dubbio la sua fede esclusiva nella scienza, riflettendo sul perchè oltre 5 miliardi di persone "credono in qualcosa di superiore".
Oggi che la globalizzazione ha reso apparentemente obsoleto il nazionalismo, quello del tifare per una nazionale di calcio appare come un qualcosa di magnificamente rètro, di "politicamente scorretto". Perché tifiamo per una squadra? Perché tifare per una squadra della propria città, anche se fosse governata da personaggi impresentabili, dovrebbe essere legittimo e invece quella della propria nazionale no? Forse è il tifo, o ancora meglio il calcio come passione "nazional-popolare" quello che dà fastidio a Beppe Grillo. Ma è un atteggiamento, per una volta ce lo concederà visto che apprezziamo sempre le sue iniziative, un po' troppo elitario. Anche perché in questo modo si "regala" ad altri (chi?) un sentimento e una passione che fanno parte dell'immaginario nazionale italiano (e non solo). Siamo sicuri di voler lasciare il grido "Forza Italia" per sempre agli amici di Previti e Mastrolindo? Eppure Totti ha esplicitamente dichiarato il suo voto a Veltroni...
E se per una volta provassimo a "spoliticizzare" il calcio e farlo ritornare quel gioco che tutti appassiona da sempre? Forza Italia, allora?...
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