GERMANIA 2006 - Posso guardare un film?

Tifare sì, tifare no. Non è per colpa di Moggi, e della sua smodata passione per le chiacchierate al telefono, che mi pongo la questione. E neanche, direttamente, per colpa del Principe di Macherio. C'entrano di più le notti magiche inseguendo un gol, e un videoregistratore.

Tifare Italia? Mi pongo la questione. Da tempo, me la pongo: mica perché Moggi era un appassionato di conversazioni telefoniche. "Mi pensi? Ma quanto mi pensi? E mi costi? Ma quanto mi costi?". E poi, che "la Juve compra gli arbitri/le partite/gli avversari/i giornalisti/i tifosi" (scegliere un tema a seconda dei casi), lo sento dire dal 1975; anno in cui ho capito perché tifare bianconero non era cosa onorevole: specie per uno nato a Roma. E' così che un bambino diventa un ometto. Per cui, non mi pare che questa notiziona sulle manovre persuasivo-coercitive dei vertici della squadra torinese, nei confronti di tutto l'universo-calcio-italiano, dovesse sorprendere così tanto.
La questione del tifo calcistico, dicevo, me la pongo da tempo. Dal 26 gennaio 1994, forse? Dal giorno, cioè, in cui l'ex presidente del Consiglio annunciò, strombazzandola a tutte le telecamere, la sua discesa in campo e la creazione del suo "partito", battezzato col grido che, da allora, giace strozzato in gola a milioni di italiani (i quali, oggi, tifano per la creazione del famoso "Partito del Popolo", così potranno finalmente tornare ad urlare a squarciagola quel che il cuore gli comanda)? Forse, inconsciamente, in parte, sì. Quell'anno, al Mondiale USA, arrivammo secondi (si sa: c'è una storia che parla di iella, incombente sulle parole e sui vaticini del principe di Villa Macherio). Ne ho ricordi vaghi: la tricologia baggiana, Sacchi e la sua faccia da "passavo di qua", il gomito di Tassotti... Ero già tiepido, verso il calcio.

No, forse fu Italia '90 a mettere in dubbio la quantità di energie psicofisiche che, secondo me, sono investibili nel tifo calcistico: proprio i "nostri" mondiali, le nostre notti magiche inseguendo un gol, sotto il cielo di un'estate all'italiana, con i palazzinari che palazzinavano, i politici che impastavano, la parola socialista ridotta ad un insulto, il nuovo calcio che avanzava. Come allora, e sempre più, mi domando - senza sapermi rispondere - se non sia autocastratorio lasciarsi andare al coinvolgimento per lo "spettacolo" della nostra Nazionale e del calcio in generale, e quanto non sia più patriottico aspettarsi, da quel paio di dozzine di nostri ambasciatori in calzoni corti, che effettivamente rappresentino, nei fatti, tutti gli italiani.
Sì, perché anche col tifo per la "mia" squadra le cose non vanno molto meglio. Le curve sono nel pieno controllo della parte peggiore dei movimenti para-politici. Le tribune sono sempre più deserte: vuoi mettere la ricerca di un parcheggio nelle vicinanze dello stadio, col tasto verde di Sky?

Fatto sta che, ragione e sentimento in pace assoluta, mi sono seduto di fronte ad Italia-Ghana con la serenità di chi va a trascorrere una serata in compagnia dei nipoti, dimenticando che, nella memoria del mio videoregistratore, spettacoli cinematografici di pari durata (e di maggior coinvolgimento spettacolarità interesse approfondimento calore onestà svago importanza, fate voi) mi aspettavano per l'allenamento. Che squadra! Cassavetes Fuller Park, Lang Leone Capra, Altman Milius Bresson, Pollack Huston... tutti grandi campioni, tutti ottimi motivi per non uscire di casa...
E alle ore 21 di sabato 17 giugno, cosa potrà convincermi a stazionare col labbro pendulo davanti a 20/25 pollici di vetro, al cospetto di un match calcisticamente insignificante come Italia-Stati Uniti? Il bel faccino di Cannavaro col suo retropensiero eversivo? "Ma sono calciatori, mica intellettuali...", leggo, parafrasando, qua e là... "La Nazionale è la Nazionale, il calcio è il calcio"... Mah. E mi domando, continuerò a domandarmelo, lo chiedo a Beppe Grillo, ai giornalisti di destra, di centro e di sinistra, sportivi e non sportivi, se sia consentito non tifare Italia né Ghana né Stati Uniti. Ma, solo, osservare.
Sabato sera, calcio o cinema? Siam pronti alla morte o American Dreamz? Comunque vada: grazie, Francesco Totti.

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