GERMANIA 2006 - "Ringraziando il cielo", di Sam Al Jaber

È il momento di farla finita con la macchina che intrappola il reale e con lo sport più popolare che trattano la massa del pubblico come una collezione di individui, e ognuno come un soggetto diviso, non rigorosamente conforme al gruppo e nello stesso tempo non riconciliato con se stesso? Samir Al Jaber lo chiede ancora al cielo...

Dopo cento anni e poco più di cinema e calcio si potrebbe pure pensare di eliminarli, perché le trame si ripetono, non lasciano apparentemente niente di nuovo alla fantasia, all'imprevisto. Farla finita con la macchina che intrappola il reale e con lo sport più popolare che rendono visibile la folla delle strade e trattano la massa del pubblico come una collezione di individui, e ognuno come un soggetto diviso, non rigorosamente conforme al gruppo e nello stesso tempo non riconciliato con se stesso. Ma lo sguardo al cielo, con il dito puntato verso l'infinito spazio profondo, è un gesto di gratitudine e di forza, al di la della fede religiosa e del voler credere o non credere. Si è abituati oggi a vedere esultare i "pedatori" che simulano mitragliate o che gonfiano il petto impugnando la bandierina del calcio d'angolo, come sommi imperatori. Solo arabi, asiatici e africani, ancora, insistentemente li vedi pregare, quasi ad ogni azione, prima di entrare e uscire dal campo. Ma quel gesto supera ogni ostacolo anche quello più immediatamente religioso, lacera il tempo, come solo il cinema sa fare. La presenza del calciatore strapagato diventa assenza, l'assenza presenza. Sami Al Jaber (al suo quarto mondiale), ha realizzato un goal storico per la sua Nazionale, l'Arabia Saudita. Alla prima uscita contro i più quotati tunisini, i sauditi hanno sfiorato il colpaccio. C'è mancato poco, ma quel che più importa è stato poter ancora credere alla potenza epica del calcio, che ha bisogno di eroi e uomini, come il cinema. Il calcio trascendentale non è solo quello brasiliano o argentino, è anche quello che ti lascia credere alla finzione capace di sottomettere in modo immaginario alla sceneggiatura questa o un'altra delle realtà possibili. L'Arabia Saudita probabilmente non supererà il primo turno, ma quel gesto "obbliga" l'attore a creare ancora, all'esplorazione incerta dell'inedito. Con quel gesto si ringrazia per essere risorti, visibili, reinstallati, ritornati. Sami Al Jaber fa ritorno ogni quattro anni da venti anni, una vita postuma gli è se non assicurata, almeno possibile. Ringraziando il cielo si può per una volta conciliare tutti, liberi di credere alle false certezze e alla finta innocenza del visibile o anche alla naturalità stessa del visibile, come un episodio di una storia che resta ancora da raccontare.

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