GERMANIA 2006 - Este es mi sueño!
"Questo è il mio sogno: giocare in un mondiale e vincerlo". Maradona che esulta per la sua Argentina è ancora l'immagine di un corpo glorioso, sportivo, religioso, che conserva nella caduta la propria rinascita; un corpo esposto ad una logica delle sensazioni che si fa desiderio, allontanando tutto ciò che sembra lacerato, impossibile e impuro.

La vita, è proprio vero, è fatta di continue ripartenze, legata come è a quegli improvvisi istanti che accadono nel loro continuo cadere davanti agli occhi, per rispuntare dentro i nostri corpi; occhi distratti o smarriti; occhi che hanno smesso di cercare o alla ricerca di nuovi domini a partire dalla regione del cuore, ma sempre apprensivi, tentanti un'altra attesa o tentati da essa, alla maniera di un tocco leggero che scivola sulle cose, volendo colmare le distanze. Tutto ha, ancora una volta, a che vedere col desiderio; quel desiderio legato al succedersi seducente del movimento, all'eccentrico volersi eccedere di uno sguardo condannato a percorrere all'infinito la circonferenza proprio perché tende troppo disperatamente al centro. Una "ronde" in cui gli sguardi si moltiplicano, si incrociano e i corpi si nascondono, si perdono, in fuga nel nostro sguardo, in un guardare che confina con lo sprofondare nella densità dei corpi amati in modo tenero e accomodante. Quel desiderio che alimenta la prospettiva illusionistica di chi si abbandona alla passione, mettendo in gioco, letteralmente, una danza irregolare, fatta di ritmo, curve, oscillazioni, risonanze, dissonanze e consonanze, con cui seguire e inseguire la prensilità dello sguardo che vuole dare senso e concretezza al proprio sognare. Perché non ricordarsi qui di Vai e vem, l'ultimo film di João César Monteiro, con quelle immagini fatte di colori e di attimi perduti e ritrovati, immagini composte da un continuo gioco degli spostamenti, come nel finale con lo stesso Monteiro seduto sulla panchina del parco, mentre osserva una bambina, che, in bicicletta, entra ed esce dal quadro. Un chiasmo in cui si intessono realtà e immaginario, si intrecciano presenza e assenza, si allacciano sentire e vedere; un quadro visivo in cui toccare è toccarsi, vedere è vedersi, sognare è sognarsi.

Ed è così non solo con il cinema, ma anche con il calcio, come con quei corpi che l'occhio cerca ossessivamente e instancabilmente di fissare. Nella partita giocata al WM Stadion di Gelsenkirchen, venerdì pomeriggio, l'Argentina ha sconfitto la Serbia Montenegro con un finale 6 a 0, per ora il risultato più tondo dell'intera competizione, grazie ad uno strepitoso gioco collettivo, ma anche da un secondo tempo dominato dall'atteggiamento rassegnato dei serbi. La partita è stata segnata dal debutto al Mondiale del nuovo fuoriclasse del calcio argentino Lionel Messi. Nascita di una (nuova) stella? Staremo a vedere. E' anche vero che la storia dell'Argentina è ricca di grandi campioni, tra tutti potremmo ricordare Mario Alberto Kempes, detto il "Matador", protagonista assoluto dell'Argentina campione del mondo nel 1978, quando gli albiceleste sconfissero in finale l'Olanda di Johann Cruyff; ma soprattutto Diego Armando Maradona, il "Pibe de oro" del calcio mondiale, campione del mondo nel 1986. Proprio Maradona ieri era lì a sostenere la sua squadra di sempre. Diego Armando Maradona che esulta per la sua Argentina ci è parso l'immagine di un corpo capace di redimersi prima dell'esilio; corpo glorioso, sportivo, religioso, che conserva nella caduta la propria rinascita; corpo esposto ad una logica delle sensazioni che si fa desiderio, allontanando tutto ciò che sembra lacerato, impossibile e impuro. "Questo è il mio sogno!", perché non viverlo fino in fondo?, come non ricordare allora i "fratelli minori" dell'Ecuador già qualificati alla seconda fase dei mondiali dopo le prime due partite del girone, o le Palancas Negras (le antilopi nere) dell'Angola, al loro primo Mondiale, che venerdì sera hanno bloccato sullo 0 a 0 il Messico nella partita di Hannover, continuando a sperare e a sognare nella qualificazione alla fase successiva, dopotutto "all'istante andrebbe in pezzi la gabbia del corpo del povero se non fosse tenuta stretta dallo spago dei sogni".
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