GERMANIA 2006 - Ci vuole la moviola in campo!!!
Il presente è un campo verde di occasioni: si corre su di esso senza sosta per non farsi sfuggire le rare possibilità di benessere e felicità. Solo la moviola in campo potrebbe cogliere l'attimo del déjà-vu, l'allucinazione inversa, della realtà che si fa sogno, come, appunto, un felice disturbo della personalità.

Ma il calcio non è sempre altrove. Anche se con tre partite al giorno ci si comincia a chiedere quanto può resistere e può ancora regalarci lo sport dei più ricchi e dei più poveri. Diventa anche noioso assistere più volte al giorno al calcio d'inizio, a una miriade di falli laterali e calci d'angolo, a cartellini gialli o rossi sventolati senza ritegno. Allora delle volte, mentre resti imbalsamato dinanzi allo schermo pensi che forse il vero calcio è quello giocato e visto a sprazzi o quello che atrofizza la mente e se non puoi praticarlo, lo stadio sarebbe l'unica placenta capace di accogliere tutti i gemelli della passione racchiusa e mai espressa dai piedi e dalla testa. Il piccolo Messi ricorda Maradona che lo abbiamo visto esultare sugli spalti come un posseduto e probabilmente lo è, più però per la sua gelosia mal assopita verso il nuovo che scarta e avanza, piuttosto che per un sincero trasporto. Allora alzarsi in piedi e sventolare sciarpe e bandierine, più che un inno alla gioia, sembra essere un patetico romanzo, in cui lo spettatore entra nel corpo della narrazione, e ci resta per tutto il tempo della lettura, come in un sogno che sembra realtà. Se fosse poesia per lo sguardo, invece, solo alcuni frammenti penetrerebbero nella mente, lavorando al suo interno e in modo attivamente ossessivo. Maradona, se fosse ancora poesia, ma non lo è più, ci catturerebbe, anche oscuramente, con una finta che fu, con l'effetto/affetto contrario impresso o un'immagine stampata nel nostro immaginario. Il rapporto reale con il suo corpo e il suo sinistro è ormai svanito perché la poesia è altrove ed è rimasto solo un romanzo da studiare più che da leggere. Solo la moviola in campo (per la soddisfazione di Biscardi) potrebbe salvarci da questo mondo del calcio che, diciamolo sinceramente, è sempre più distante dal racconto cinematografico e teatrale e si fa sempre più videoclip, pubblicità, danza nervosa e sincopata, tra l'eccitazione estatica della ninfa danzante rinascimentale e una menade melanconica. L'immagine (in)sepolta di Maradona è speculare a quella dell'Olanda dei giovani che lascia a casa quasi tutti i senatori per costruire un futuro nuovo, magari meno totalizzante e spregiudicato del passato prossimo, del belli e perdenti, così da provare a vincere le partite in cinque minuti, con slancio, per poi difendersi a denti stretti fino alla fine. Questo è successo contro la Costa D'Avorio, già fuori dal mondiale, immeritatamente.

Con la moviola in campo avrebbero assegnato due rigori agli africani e soprattutto gli olandesi avrebbero potuto constatare sul campo lo svilimento della propria scuola, il disincanto verso quella mentalità aperta degli storici "scambisti" di ruolo. Il calcio totale è altrove e solo la moviola in campo, che rallenta, quasi impressiona il tempo e si afferma con "rigore" sulle cose ultime, può farci felici ancora una volta mostrandoci il calcio così com'è: un felice disturbo della personalità, un istante prezioso per riflettere sul presente. È proprio come un déjà-vu o una sorta di refrain biscardiano, come una ripetizione del tempo, con un arrestarsi e rallentarsi del suo scorrere inesorabile verso la fine, sul presente ravvivato di un'eco surreale. L'accelerazione moderna del calcio/videoclip ha provocato un sempre maggiore divario tra passato e presente, tra il Maradona, placebo crocifisso, e il Messi(a) incoronato, tra l'Olanda di Cruiff e l'Olanda dei giovani cinici e sparagnini. Il passato nel nostro nuovo mondo (del calcio) non costituisce più un orientamento per il presente che a sua volta non trova più con il passato una relazione di continuità. Il presente diviene così un campo verde di occasioni: si corre su di esso senza sosta per non farsi sfuggire le rare possibilità di benessere e felicità. Solo la moviola in campo potrebbe cogliere l'attimo del déjà-vu, l'allucinazione inversa, della realtà che si fa sogno, come, appunto, un felice disturbo della personalità. È come se Dio o il figlio Maradona si riaffacciassero sulla superficie ormai bruciacchiata del prato verde che fu e lo allontanassero da noi, per far rivivere, ancora per un solo istante, il senso del calcio per (tutta) la vita.
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