GERMANIA 2006 - Rosso di sera...

Se il calcio è un romanzo d'azione, la follia, nello stesso minuto di gioco, di Zaccardo e De Rossi, costituisce l'imprevisto, il perturbante narrativo che trasforma una storia lineare in qualcos'altro. Complice un arbitro giudice inflessibile, vero prefetto di ferro, che ha trasformato un incontro di calcio in un meraviglioso tramonto di fuoco

In un anno un calciatore medio di serie A percepisce uno stipendio pari a quello che un lavoratore medio, nella sua stessa regione, riuscirebbe a guadagnare in quasi tre secoli! E' il calcolo che un paio di anni fa, nel 2004, fece l'ufficio Studi della Cgia (Associazione artigiani) di Mestre, calcolando delle cifre precise: un calciatore della Juventus, ad esempio, guadagnava nel 2004 una media di 6 milioni di euro, un lavoratore piemontese meno di 21mila euro annui.  Ma lo stesso calcolo, in percentuale lo si può fare per la maggior parete dei calciatori che militano in serie A. Proviamo ad immaginare che, facilmente, i giocatori della Nazionale siano  ben al di sopra delle medie... Insomma sono ragazzi di poco più di vent'anni che fatturano quanto una media-grande azienda condotta da imprenditori che hanno magari trent'anni di duro lavoro e successo.

Peccato, però, che questi "imprenditori" del pallone, siano poco più che dei ragazzi. Che non hanno maturato  un'esperienza pluri-decennale per arrivare a quei fatturati, ma hanno visto "esplodere" i loro guadagni nel giro di pochissimi anni, spesso da un anno all'altro. E se da un giorno all'altro qualcuno arriva a proporti 5 milioni invece del milione e mezzo (!) che già guadagni, è comprensibile lo stato di "sovreccitazione" che questi ragazzi hanno e che non possono non rilanciare nel loro "lavoro" sul campo. E non è più solo una "questione nazionale", basti pensare che un calciatore del Ghana come Essien (che gioca nel Chelsea) viaggia su queste stesse cifre e anche oltre.

E' una storia nota: ragazzini che si ritrovano a gestire se stessi come una grande azienda, di cui sono titolari e "prodotto" allo stesso tempo. Con tutti i margini di rischio che infortuni, brevità della carriera, crisi di forma e altro possono intervenire nell'esercizio della professione. Insomma: ricchi ma stressati. Al punto di ritrovarsi nel "luogo massimo" della loro attività, come un campionato mondiale, e non riuscire assolutamente ad esprimersi ai loro livelli, anzi innescando delle reazioni e dei comportamenti del tutto fuori luogo, "folli", esplosivi e autolesionisti. E così ieri sera, durante la partita Italia- Stati Uniti, abbiamo assistito a un campionario magnifico dell'isteria che ormai domina sui campi di calcio (e che arriva, ahimé! anche sui campetti di periferia, in un doloroso processo di imitazione). Un'isteria, peraltro, non così "naturale", ma istigata. E le dichiarazioni pre-partita di quel particolare personaggio del CT della nazionale Americana, Bruce Arena, che ha più volte usato il termine "guerra" per descrivere il clima della partita (per poi cercare ipocritamente di smorzare i toni il giorno prima dell'incontro, dopo aver "infuocato i cuori"...), rientrano in questa logica dell'irrazionale.

Del resto il calcio da tempo è il sostituto naturale delle guerre, e quindi il buon Arena non è che parlasse di fantascienza: semplicemente stava cercando di caricare un ambiente depresso dopo la sconfitta per 3 a 0 contro la Repubblica Ceca. Peccato che sulla sua strada, e su quella della nazionale italiana, sia capitato un arbitro - perfettamente di "rosso vestito" - , l'uruguaiano Jorge Larrionda, noto per la sua severità (pare che sia arrivato persino ad espellere ben 5 giocatori in un match). E con una partita infuocata da dichiarazioni di guerra, questo trentottenne impiegato di Montevideo si sarà sentito autorizzato a bloccare sul nascere ogni tentativo di trasformare la partita in una rissa. Risultato: 37 falli fischiati, 4 ammonizioni, ben 3 espulsioni. Ma se sulle decisioni della terna arbitrale pesano almeno la metà degli inesistenti fuorigioco fischiati all'Italia (ben 11), nulla da eccepire sulle sue rigorose e coerenti decisioni: fuori De Rossi per una gomitata sul volto di una avversario, fuori prima Mastroeni e poi Pope per interventi scorretti e pericolosi. Alla fine è venuta fuori una partita folle, con l'Italia che ha fatto tutta da sola nella prima parte (gol + autogol ed espulsione in un solo minuto) e gli Stati uniti che sprecavano il tutto con due ulteriori espulsioni che l'hanno lasciata per tutto il secondo tempo in 9 contro 10.  C'è da meravigliarsi? Forse no.  Ma c'è da intristirsi. Che dei super professionisti (quando si tratta di stipulare contratti) siano poi degli ingenui ragazzetti di periferia, incapaci di saper gestire la tensione di un mondiale. O forse no. Forse, al contrario, l'umanità di questi personaggi viziati e coccolati del mondo del calcio sta tutta in queste debolezze, sta nelle "cassanate", o nella vita sregolata e folle di Diego Armando Maradona.

E allora se mettiamo via per un attimo il giusto moralismo e l'indignazione per dei gesti "incomprensibili", possiamo scoprire il "lato oscuro della forza", quello reso memorabile proprio da Maradona che, nella stesa partita (con gli inglesi, nel 1986), realizzò prima un gol "rubato", con la mano, da vero truffatore, e poi "il gol più bello del mondo", divenuto celebre e che tutti hanno visto almeno una volta. Sono le debolezze degli umani a rendere il calcio più "poetico"? E' fantastico vedere la nazionale Argentina che arriva al gol di Cambiasso dopo dodici magnifici passaggi consecutivi che annichiliscono la Serbia, ma cosa resterebbe del calcio senza l'imprevisto, quel gesto goffo e "dilettantesco" di Davide Zaccardo, che forse porta su di sé la "croce" di essere lì più grazie al figlio del CT che per meriti sul campo, che "liscia" clamorosamente il pallone riuscendo a mandarlo, Dio solo sa come!, nella propria porta? Se il calcio è un romanzo d'azione, la follia, nello stesso minuto di gioco, di Daniele De Rossi, che senza motivo e necessità, spara una gomitata sul volto di avversario riducendolo ad una maschera di sangue, è l'imprevisto, il perturbante narrativo che trasforma una storia lineare in qualcos'altro. Complice un meraviglioso arbitro giudice inflessibile, vero prefetto di ferro, che ha trasformato un incontro di calcio in un delizioso tramonto di fuoco...rosso di sera!

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