GERMANIA 2006 - "Perché tifo Italia", di Oliviero Beha
Riproponiamo un interessante articolo di uno dei pochi giornalisti italiani capaci di rendersi impopolari (ricordate Italia-Camerun dell'82?), un "epurato ontologico" come ama definirsi per distinguersi dagli epurati politici. Di come la voglia di un generalizzato colpo di spugna sia connaturato al nostro Dna italico...

Ieri ho fatto il pieno di due Ministri della Repubblica, e del principe dei tributaristi nazionali (Tremonti è ormai un pirotecnico padano...), mentre in Germania si attaccava il secondo turno mondiale di partite e in Italia lo scandalo di Calciopoli si allarga, invece che restringersi. Dico che- musica per le orecchie di chi ha ancora a cuore la decenza - ognuno secondo parole e competenza, in un convegno della Federazione della stampa sull'improbabilità della stampa sportiva, Melandri, Gentiloni e Uckmar sono stati chiarissimi nel prendere chilometriche distanze dall'ipotesi di "amnistia preventiva" con la quale il giorno prima si erano sollazzati alcuni buontemponi, genere-assai diffuso - intemerati. Ma la questione della pietra tombale è tutt'altro che risolta, temo. Le forze in campo sono meno visibili di quelle che affrontano gli azzurri, ma fanno certamente più paura. A partire dalla pattuglia manzoniana che evasa la pratica Ghana si era immediatamente mossa nella boscaglia: dagli atri muscosi/dai fori cadenti, si affacciano sempre/i Nostri impenitenti.
Davvero non guasta Manzoni per quell'eroico manipolo di parlamentari che ha fatto immediatamente eco a Pirlo e Iaquinta gorgheggiando "Amnistia per il calcio italiano" nel caso in cui la Nazionale dovesse vincere i Mondiali. Vista la qualità del pronunciamento e dei pronuncianti, sul momento forse è bastato un calciatore di Lippi, De Rossi, a obiettare che le due faccende debbono rimanere separate (come ribadisce il Ministro dello sport). Ma se ricordo qui i vaneggiamenti della notte del Parlamento (eroi del centro-destra, di cui non c'è proprio bisogno di fare lo spelling, ma se fossero stati della maggioranza il discorso non muterebbe), è per un paio di buone ragioni.
La prima: la questione dell'amnistia è una serissima questione politica, con un immediato e feroce risvolto umano, sullo sfondo di sesquipedali problemi logistici. E il governo Prodi lo ha toccato subito con mano, scottandosene. Mi domando come sia possibile che -essendo pendente questa dolorante vicenda, che credo, spero riguardi la sensibilità di tutti almeno tra gli eletti del popolo- ci sia qualcuno in Parlamento che non si ascolti mentre scandisce il vocabolo "amnistia" per due dirigenti, quattro società, otto arbitri, ecc.
Non si sente sordo, non capisce di tradire un mandato popolare di un minimo di spessore, non si rende conto della sua estraneità a un tema politicissimo? No, aprono bocca, gli danno fiato, fanno i tifosi di Montecitorio o forse semplicemente "amnistia" significa immediatamente per loro una sorta di transfert psicologico, tipo "è meglio evocarla perché può tornar buona per ognuno di noi"....
La seconda ragione è che l'ultima cosa di cui proviamo il bisogno è quella di un colpo di spugna sul più grave scandalo della storia del calcio, e quindi, se il calcio è una porzione sempre più importante della società italiana, su un sistema di condizionamenti e di corruttele che (se dimostrato) ci applicherebbe l'adesivo del "paese dei Moggi" nel pallone e nel resto. Quindi non battere in breccia anche questi imbarazzanti conati para-Mondiali potrebbe far crescere il cosiddetto partito del condono, che è certamente in agguato.
La real-politik, gli interessi industriali spasmodici, l'indifferenza eventuale dell'opinione pubblica che potrebbe sposare l'idea di clemenza pur di riavere subito l'idolo rotondo da adorare in mancanza di meglio, o di altro: tutto questo rema per cancellare, contro la spinta di chi invece non vorrebbe rimozioni o aggiustamenti, bensì semplicemente giustizia senza né virgolette né aggettivi. E anche la separazione tra la vicenda Rossi-Borrelli (del primo non mi esalta né la maglietta azzurra con il suo nome a Coverciano, né, a Ghana battuto, la sua dichiarazione pro-Lippi, non essendo in discussione il Commissario tecnico, ma casomai il tecnico da commissariare) e quella Totti-Toni non è poi così semplice: non ci hanno cantato in tutte le solfe i vantaggi di una vittoria pallonare per il made in Italy, il Pil in crescita ecc. ?
Quindi quando serve, mischiano eccome.
Ma un derby su "amnistia sì-amnistia no" quello no, non ce lo possiamo proprio permettere. Rimangano dunque morotee convergenze parallele le due questioni, il calcio truccato e la Nazionale in Germania, roba da tifosi, patrioti, cronisti, sociologi, ci si divida su tifare o non tifare Italia, sui caroselli, sul tricolore delle mutande, su Totti cucchiaio e Del Piero cacciavite, ma non su una necessità di giustizia. Diceva Garibaldi "Italiani siate seri!" ( o "Romani siate seri! ", ci sono due versioni...). E Garibaldi valeva Lippi, almeno come patriottismo.
Pubblicato il 15 giugno 2006 sul sito di Oliviero Beha. Foto e link sono redazionali.
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